IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – “Mio Signore e mio Dio” - VercelliOggi.it VercelliOggi
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Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Ottava di Pasqua - "Mio Signore e mio Dio!" - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - Video omelia di Padre Giulio Michelini

Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Dagli Atti degli Apostoli, Cap. 2, 42-47

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Dal Salmo 117 (118)

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».  R.

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.  R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!  R.

Dalla Prima Lettera di San Pietro Apostolo, Cap. 1, 3 – 9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Dal Vangelo secondo San Giovanni, Cap. 20, 19 – 31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

Il nome di Dio è misericordia

(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)

La  domenica che chiude l’Ottava di Pasqua è chiamata domenica della Divina Misericordia. La parola misericordia è l’amore stesso del Padre, amore che ci ha avvolti come un bell’ abito di festa!

Quell’abito di festa, quel clima di festa che avevamo perso, dopo l’inizio gioioso e armonioso della creazione. Gesù ci è venuto in aiuto, sacrificio gradito al Padre, offrendo se stesso mediante la sua morte e risurrezione.

Il vangelo ci presenta Gesù che entra a porte chiuse in un luogo dove i discepoli erano riuniti per timore dei Giudei. Dopo il trambusto dei giorni precedenti non osavano più uscire, la loro pace e la loro libertà erano minacciate. Gesù comprende questa difficoltà ed è lui ad andare dai discepoli. Non si presenta loro con una faccia sdegnata per il male ricevuto; non rimarca il fatto di non essere stato da loro compreso nella sua missione di Servo sofferente; ma come un fratello che comprende le infermità va in mezzo a loro e dice: “Pace a voi, ricevete lo Spirito Santo”.

Il Cristo risorto ci comunica due doni pasquali: la sua pace e lo Spirito Santo. Quali doni meravigliosi!

Sì, la pace è il dono più grande, che ci permette di seguire con chiarezza la via che il Risorto ha tracciato per noi. La pace ci conduce all’amore profondo con Dio e i fratelli, e dall’amore ci porta alla comprensione reciproca; e con la comprensione reciproca siamo in grado di diffondere a nostra volta l’amore e la bontà di Dio intorno a noi. Gesù nell’ imminenza della sua passione pregò per noi dicendo: “vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore” (14,27). Questo dono della pace oggi non è valorizzato purtroppo… Durante la vita pubblica di Gesù e dopo la sua resurrezione il suo messaggio è quello di vivere come veri figli di Dio, coeredi del regno con lui. I requisiti per farne parte Gesù ce li ha inculcati nel cuore. “Pace a voi”. Cioè non cercate altro all’infuori di me, sono io la vostra pace, sono io che vi ho riconciliati con il Padre, il creatore del cielo e della terra. Egli mi ha mandato a voi perché troviate la strada della pace, la strada del bene, quella legge del bello e del buono che il Padre ha messo nel vostro cuore non sia contaminata. Con la mia pace vincerete ogni male attraverso il dono del mio Santo Spirito!

Nel vedere Gesù vivo in mezzo a loro e sentendo le sue dolci parole di buon Pastore, morto e tornato alla vita, i discepoli gioirono! Gesù dopo averli riconciliati con sé attraverso il dono della sua pace, li manda in missione con la potenza dello Spirito Santo. Come a dire: ho portato a voi la salvezza di Dio e la sua immensa misericordia mediante la mia predicazione, passione, morte e risurrezione, così anche voi andate verso i vostri fratelli. Nella vostra missione vivete di misericordia. Perdonate i peccati. Elargite la misericordia di Dio a tutti. Imitate me che sono venuto a predicare l’anno della misericordia di Dio. Vi do lo stesso Spirito perché possiate portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore (Lc 4,18-19).

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

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