IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – “Il Signore rimane fedele per sempre” - VercelliOggi.it VercelliOggi
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Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica, 29 gennaio 2023 - "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - Video catechesi di Mons. Claudio Doglio

Il Signore rimane fedele per sempre rende giustizia agli oppressi -

 

Dal Libro del Profeta Sofonia, Cap. 2, 3; 3, 12 – 13

Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l’umiltà; forse potrete trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore.
“Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero”.
Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.

Dal Salmo 145

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, Cap. 1, 26 – 31

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap. 5, 1 – 12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANTE DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

Felicità vera e duratura

(Sof 2,3; 3,12-13; Sal 145; 1Cor 1,26-31; Mt 5,1-12)

Cosa portiamo a casa uscendo dalla celebrazione di questa domenica?

Le beatitudini ascoltate risuonano nel nostro cuore: beati, beati, beati… un invito alla gioia – ripetuto per nove volte – in questo tempi di crisi e di incertezza, di pensieri tristi e di orizzonti grigi.

Portiamo a casa un senso di speranza, perché Gesù non usa mai parole a caso, non fa convenevoli, non parla ripetendo cose per sentito dire, non fa discorsi diplomatici per guadagnare consensi.

Il parlare di Gesù è schietto, diretto, sincero. A volte può suonare tagliente, ma è un taglio che guarisce le ferite, la sua Parola ferisce e risana. Le parole di Gesù non vanno solo ascoltate con le orecchie, ma anche con il cuore. Vanno meditate e ruminate, perché sono parole talmente semplici che la nostra intelligenza troppo “costruita” fa difficoltà a comprenderle.

Le Beatitudini sono la proposta di Gesù per vivere in comunione con lui, ma anche la modalità per vivere in comunione fra noi.

E’ bello pensare che i misericordiosi, i miti , i poveri in spirito… siamo tutti noi. Le persecuzioni, gli insulti e le difficoltà, non cadono sulla testa di uno solo, ma di tutti noi. Scopriamo il senso di solidarietà, di condivisione. Scopriamo l’appartenenza all’unico corpo che è Cristo: Lui, che si è addossato il negativo di tutti noi. Lui mite, povero, misericordioso, puro di cuore, operatore di pace…

Usciamo dalla celebrazione dell’Eucarestia sentendo che la nostra identità di figli di Dio ha bisogno di essere vissuta in questo Corpo di Cristo. La fede per portare frutto di beatitudine deve essere seminata nella vita fraterna, nell’accoglienza del fratello.

Il conforto non ci viene dal saperci beati in un lontano futuro, ma di poter essere beati, felici, in un equilibrio interiore di fede e amore, già da ora, nell’oggi del nostro quotidiano.

Gesù è testimone di questo, perché insegna ciò che vive, trasmette la sua esperienza, incoraggia perché affronta lui stesso la fatica della persecuzione.

Lavoriamo questa settimana sulla nostra beatitudine: diventiamo esperti del vivere questa possibilità di diventare uomini e donne sapienti, liberi. Uomini e donne che sanno scorgere segni di speranza e di consolazione anche nella pesantezza delle difficoltà.

Seguiamo l’esempio di Gesù: se noi diventiamo esperti di beatitudini, potremo a nostra volta trasmettere questo insegnamento di vita. In greco “beato” traduce “in cammino”: mettiamoci in cammino e saremo beati. Crediamo nelle beatitudini e allora cammineremo.

Chi cammina tiene alto lo sguardo verso la meta, anche se inciampa è pronto a rialzarsi.

Oggi siamo beati perché questo vangelo ci comunica la capacità di non lasciarci frenare dal passato, da ciò che siamo stati ieri, ma ci apre all’oggi con sguardo contemplativo, scoprendo l’eternità di gioia presente già ora.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

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