VercelliOggi
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Biellese e Oropa, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella XXVIII Domenica del Tempo Ordinario - "Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali " - Commento a cura delle Suore Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli" di Biella - 

Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto

Is 25, 6-10

Dal libro del profeta Isaìa
Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.

Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte”.

Sal.22

RIT: Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

  RIT: Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

  RIT: Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

  RIT: Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

  RIT: Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Fil 4, 12-14. 19-20
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.

Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Mt 22, 1-14
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
“Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

Credere per dovere o credere con amore?!

(Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14)

Decodificare il messaggio centrale delle parabole di Gesù ci risulta a volte difficile, non dobbiamo dimenticare che la chiave di lettura del vangelo è farsi piccoli e semplici, a questi il Padre rivela i segreti del Regno dei cieli, perché i piccoli hanno una intelligenza intuitiva supportata dalla fiducia.

Sì, i piccoli si fidano di chi promette loro qualcosa di bello o di buono. Invece gli invitati alle nozze che erano conosciuti dal re e per questo vengono da lui invitati, non si fidano, non si curano della proposta, diventano maleducati e addirittura assassini.

Sicuramente gli invitati erano gente per bene, gente della cerchia del Re, gente di potere: non erano però gente di cuore.

Il Re si indegna del loro rifiuto e della loro reazione di violenza.

La festa però non viene fermata, tutto è pronto, non è la festa infatti ad essere sbagliata, ma gli invitati.

Il Re prende consapevolezza che il suo invito è stato rifiutato e come gratuitamente aveva invitato i suoi cortigiani e amici più prossimi così, con altrettanta gratuità e cuore largo, invita tutte le altre categorie di persone che i servi trovano per strada: “cattivi e buoni”.

L’oltraggio al Re da parte dei primi invitati non è dato dal fatto che sono stati “cattivi”, perché anche i peccatori entreranno poco dopo al banchetto, ma l’oltraggio è aver disdegnato un invito fatto con amore e generosità da parte del Re, colui che loro servivano quotidianamente.

Ecco un’altra differenza di cuore: si può servire per dovere e si può servire per amore; si può credere per dovere e si può credere con amore.

I primi invitati che hanno rifiutato conoscevano il Figlio del Re, anche solo per riguardo avrebbero dovuto accettare.

Ma loro non amavano né il Padre né il Figlio, tant’è che hanno preferito continuare ad amare in modo possessivo ed egoistico i loro beni e i loro affari.

I nuovi invitati ignari fino ad allora della festa si sentono chiamati.

Bello sentirsi chiamare per nome!

Il Re si rende conto che la storia sta cambiando direzione, si può fidare di più di questi sconosciuti – che nella parabola parallela di Luca sono ciechi, zoppi e storpi – che non dei suoi amici più vicini.

Meditiamo quindi su questo vangelo a partire da tre situazioni in cui anche noi possiamo trovarci: cresciuti nella conoscenza del Padre, cresciuti in una fede di tradizione, non abbiamo con il Re un legame di amore, ma solo di convenzione.

Quando da parte di Dio arriva un invito speciale, che comporta però un rinunciare a qualche nostro interesse, non riusciamo a dare le giuste priorità.

La fede di convenienza non scalda il cuore e non spegne l’egoismo. Ci sono poi i nuovi invitati, non perfetti, malati e peccatori, lontani dalla conoscenza del Re.

Attratti dalla sua voce accolgono l’invito con la spontaneità di chi si riconosce fragile e debole, ma amato e invitato proprio per questo.

E’ la fede vissuta con slancio di fiducia, con la freschezza di chi scopre nuove tutte le cose, si sentono amati per grazia e rivestiti di misericordia. E poi c’è il personaggio finale che, pur chiamato per grazia e rivestito di misericordia dal Padre, scorda l’abito a casa.

L’abito della festa è quello che dobbiamo indossare: è quella umanità nuova che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che ci fa belli in Cristo in ogni situazione!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

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