VercelliOggi
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Biellese e Oropa, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella XXVII Domenica del Tempo Ordinario - "Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna" - Commento a cura delle Suore Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli" di Biella -

"La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi"?

Is 5, 1-7

Dal libro del profeta Isaìa
Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.
La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non andarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Sal.79

RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Hai divelto una vite dall’Egitto,
per trapiantarla hai espulso i popoli.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare
e arrivavano al fiume i suoi germogli.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Perché hai abbattuto la sua cinta
e ogni viandante ne fa vendemmia?
La devasta il cinghiale del bosco
e se ne pasce l’animale selvatico.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Dio degli eserciti, volgiti,
guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,
il germoglio che ti sei coltivato.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Da te più non ci allontaneremo,
ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.
Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti,
fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

  RIT: La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Fil 4, 6-9
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Mt 21, 33-43
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
“Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”.
Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, COMMENTO A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI DI BIELLA”

La forza capace di cambiare la vita

(Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21, 33-43)

Gesù chiama nuovamente all’ascolto i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo,  coloro che hanno maggiore responsabilità nella formazione delle coscienze in senso religioso e civile.

A chi è affidato molto, molto sarà chiesto (Lc 12,48).

È dunque fondamentale non trascurare la propria vocazione, ascoltando, lasciandosi formare, per poter essere di aiuto al prossimo.

Nessuno può dare ciò che non ha e un cieco non può guidare un altro cieco (Lc 6,39).

“La fede in Gesù Cristo non è una teoria, ma una forza capace di cambiare la vita”.

Ogni uomo che vive in Cristo Gesù deve essere portatore di tale forza, deve essere cioè capace di cambiare la propria vita, di rinnovarla per la potenza di Cristo (Matta El Meskin, monaco copto ortodosso).

Con la forza dello Spirito di Dio il credente diventa qualcuno che incontrandolo ci lascia migliori.

Attraverso la potenza della Parola, il Signore chiama anche noi ad ascoltare e a lasciarci formare per giovare a noi stessi e al nostro prossimo.

I contadini della parabola hanno ricevuto in affitto una vigna, il padrone del terreno piantandola, l’aveva circondata con una siepe, vi aveva scavato una buca per il torchio e costruito una torre.

La vigna era stata oggetto di lavoro, di cura, il padrone vi aveva dedicato il suo tempo.

Tutto questo avrebbe facilitato il lavoro dei contadini ai quali il padrone affiderà la vigna per poi partire e andare lontano.

Questo fatto si può intendere come un gesto di piena fiducia, il padrone non controlla il lavoro dei contadini, accetta i rischi e lascia libertà e responsabilità.

Quando arriva il tempo di raccogliere i frutti, manda i suoi servi, ma i contadini, mossi da uno spirito omicida, producono frutti di morte.

Essi respingono con violenza i servi fedeli, che a più riprese vengono loro inviati, invece di dare segni di conversione avanzano nelle tenebre fino all’epilogo dell’uccisione del figlio stesso del padrone.

Nel diritto dell’epoca le proprietà che appartenevano a stranieri che venivano a trovarsi senza eredi – i contadini potevano supporre che il figlio venisse a prendere possesso dell’eredità del padre morto -, diventavano proprietà di coloro che di fatto le coltivavano. I contadini visto il figlio, dissero tra loro:

“Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.

Questo Vangelo è drammaticamente cadenzato dal Verbo uccidere, apice dell’avidità dei contadini, della mancanza di gratitudine, del tradimento della fiducia, del complotto per il possesso e il potere, dell’aggressività che cresce priva di pentimento.

Eppure la risposta che gli interlocutori danno a Gesù indica la capacità di discriminare il bene dal male (Mt 21,41), il che sembra indicare che siamo in presenza di una colpevolezza chiara. È un brano intriso di tristezza per il rifiuto, per l’abuso di potere che richiama il peccato di origine, volersi mettere al posto di Dio: “la vigna sarà nostra”.

Non sarà così, il Vangelo si conclude con la parola del Signore che dichiara:

“A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

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