Procedono i lavori per la costruzione della nuova scuola primaria ad Archer’s Post, in Kenya, grazie al contributo del progetto “Lancia un’idea, vieni, vedi e fai” dell’IIS “Vincenzo Lancia”.
Non è l’unico traguardo: da marzo l’intera Missione è autonoma dalla rete elettrica, con bolletta a costo zero, grazie all’impianto fotovoltaico completato da alunni e docenti dell’Istituto.
La scuola.
Il piano terreno, composto da quattro grandi aule, sorge sul basamento già realizzato dall’associazione Oscar Romero, una delle due realtà con cui il Lancia ha condotto il progetto, ed è ora in fase di elevazione.
L’edificio si trova nel compound della Missione frequentata da circa un migliaio di persone, accanto alla scuola dell’infanzia già costruita e vicino al piccolo ospedale comprensivo di una sala da parto e di un centro medico.
Il complesso è dotato di pozzo e relativo dissalatore realizzati con il precedente progetto, coordinato dal Dirigente scolastico Profetto, e condiviso con l’IPSIA di Inveruno, precedente sua sede di servizio, e con l’associazione Oscar Romero di Magenta.
Perché serve.
La nuova scuola, da considerarsi paritaria rispetto a quelle statali e presenti nel complesso, servirà a decongestionare le attuali scuole, cedute in passato allo Stato dai padri della Consolata che le avevano edificate ma che sono rimaste ferme agli anni Cinquanta Sessanta: tetti in lamiera, pareti grezze, classi di settanta, ottanta alunni, in un Paese dove il welfare è praticamente inesistente.
Per i bambini significherà, quindi, molto semplicemente, poter studiare in aule più dignitose.
Per il primo piano della nuova scuola, il porticato e i servizi igienici esterni si cercheranno ora altri fondi.
L’energia e l’acqua.
Il fotovoltaico non è un dettaglio tecnico: in una regione, attraversata dalla linea dell’equatore, dove il reddito pro capite è di circa un euro al giorno e dove la corrente è costosa e intermittente, una bolletta azzerata libera risorse per l’essenziale e garantisce la continuità dei servizi della Missione, tra cui l’acqua pulita estratta dal pozzo con la pompa, appunto, a corrente.
Il prossimo obiettivo.
Lo stesso risultato si vuole ora raggiungere per l’ospedale pediatrico di Tuuru, fondato da un padre della Consolata intorno agli anni ’50 del secolo scorso, e che ora serve un’utenza proveniente da una regione vastissima concedendo ospitalità a un centinaio di bambini con gravi patologie.
Le continue interruzioni di corrente mettono a dura prova i servizi vitali: frigoriferi per le medicine, cucine, rete idrica.
Recentemente, dall’associazione Oscar Romero, è stato realizzato già un piccolo impianto fotovoltaico per la sola pompa dell’acqua; ora, invece, se ne vuole realizzare uno più ampio, sul caseggiato al centro del prato (https://www.cottolengo.org/africa/kenya/tuuru/) , al fine di rendere completamente autonomo il grande ospedale gestito dalle Suore del Cottolengo.
La spesa viva stimata tra materiali e installazione, e per la quale si è alla ricerca di benefattori, è di sei-settemila euro.
Un’aula in più, quindi, un frigorifero che non si spegne, acqua pulita da bere, laggiù, sono il modo più concreto con cui una scuola italiana e i propri studenti possono prendersi cura delle nuove generazioni, anche quelle più sfortunate, ma anch’esse legate al loro magico ma sofferente territorio…la savana.
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Redazione di Vercelli

























