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BORGO REVEL - La Festa dei Santi Anna e Gioachino, genitori di Maria, occasione per ricordare i nonni e la loro preziosa missione educativa nella famiglia - Fu Papa Sisto V ad introdurre la Festa nel 1481 - Il nome Anna è un “nome biblico”, il cui significato dall’ebraico Channah, è “grazia” (meglio “grazia di Jhwh”) -

Nella Bibbia due donne hanno questo nome: nell’Antico Testamento, la madre di Samuele e, nel Nuovo, la profetessa che riconosce il Messia

(elisabetta acide)Una “novità” nella parrocchia di S. Anna di Borgo Revel, in occasione della festa dei santi Gioacchino ed Anna, la santa messa solenne seguita dalla processione tra le vie del borgo.

Novità?

Si perché anche se la patrona della comunità è S. Anna, madre di Maria, la festa patronale per tradizioni ormai centenarie, viene celebrata, con quella del santo patrono S. Rocco, la quarta domenica del mese di agosto.

Dopo una attenta riflessione, il parroco don Valerio D’Amico, che guida la comunità da 5 anni, ha pensato di onorare la santa patrona della comunità, nel giorno della memoria ricordata dalla Chiesa, pur mantenendo la tradizione di agosto della festa patronale, ha introdotto il ricordo della santa patrona, con il marito Gioacchino, nel giorno della festività canonica della Chiesa: 26 luglio.

Se fino agli anni precedenti la Santa Messa solenne scandiva questa ricorrenza, quest’anno alla santa Messa, si è aggiunta la processione con la partecipazione dei priori della festa Salassa Loris e Cernonia Roberta.

Importante ricordare i santi patroni come protettori della comunità parrocchiale, che rinsaldano i legami di fede e di abbandono alla loro intercessione, modelli di santità per generazioni, memoria storica ed umana.

La processione per le vie della frazione, accompagnata da canti liturgici e preghiere di invocazione e lode a Dio, per intercessione di santa Anna, è una manifestazione di fede che testimonia il desiderio, non solo di perpetrare le tradizioni, ma di pregare insieme, di lodare Dio e testimoniare il modello di vita cristiana con i santi e far risuonare il messaggio cristiano tra le case, per le strade, con il modello di Chiesa che “esce”, abbraccia ed accoglie tutti.

Il nome Anna è un “nome biblico”, il cui significato dall’ebraico Channah, è “grazia” (meglio “grazia di Jhwh”).

Nella Bibbia ricordiamo due donne che hanno questo nome: una nell’Antico Testamento, donna sterile moglie di Elcana che a seguito di una preghiera nel santuario di Silo, partorirà il profeta Samuele, (che ricordiamo per il suo meraviglioso cantico di lode), e nel Nuovo Testamento, la profetessa Anna vedova anziana che proprio alle porte del Tempio, riconosce in Gesù il Messia.

Sono figure, dunque che ci raccontano la “sapienza” e la fede delle donne bibliche, la perseveranza della preghiera e dell’attesa, la fiducia e la speranza in Dio, fonte di benedizione.

Donne mogli e madri che accolgono quella “volontà” di Dio e dei suoi disegni per le generazioni future.

Non stupisce, allora che la tradizione della Chiesa cattolica, pur non rintracciando notizie certe nei Vangeli e nella Bibbia, dei nomi dei genitori di Santa Maria, abbia assunto per loro, le notizie provenienti dai vangeli apocrifi, in particolare il  Protovangelo di Giacomo e il Vangelo apocrifo dello pseudo-Matteo.

Genitori di colei che sarà la mamma di Gesù Cristo figlio di Dio, segno dell’amore di Dio di “generazione in generazione”.

Leggiamo allora il dono donato che diventa ri-donato a Dio ed al mondo.

Maria aveva scuramente dei genitori, aveva una “cugina”, Elisabetta, madre di Giovanni il battezzatore, quindi con probabilità una zia,  forse la sorella della mamma (cfr. Vangelo di Luca).

Se ci fermiamo allora alle fonti non canoniche, tracciamo un “profilo” di un uomo ed una donna di fede, Gioacchino ed Anna (nomi a loro attribuiti da queste fonti), un “famiglia” che avrà il dono di questa figlia e dunque riceverà la benedizione di Dio.

Nonni di Gesù: è bello pensare che il bambino Gesù avesse dei nonni, magari proprio dai racconti della madre Maria, che li ha ereditati dai genitori, ha imparato a raccontare, a narrare quelle che sono diventate in lui parabole, un ricordo che ci ricorda il filo che unisce i nipoti al passato, alla tradizione, affinché siano capaci di futuro.

Radici e ali.

La festa per la Chiesa, ha assunto un significato particolare con Papa Francesco che ha istituito nel 2021 la giornata mondiale dei nonni e degli anziani celebrata da quel momento, ogni anno nella quarta domenica di luglio, in prossimità della memoria liturgica dei Santi Gioacchino e Anna (26 luglio),

Il culto dei nonni di Gesù si è sviluppato nella Chiesa, prima in Oriente, poi in Occidente e nel corso dei secoli ha, con diverse modalità, ricordato gi avi in diversi modi, in date diverse.

Nel 1481 Papa Sisto IV introduce la festa di Sant’Anna nel Breviario Romano, fissando la data della memoria liturgica al 26 luglio, tramandata come giorno della morte.

nel 1584 Papa Gregorio XIII inserisce la celebrazione liturgica di Sant’Anna nel Messale Romano estendendola a tutta la Chiesa.

Nel 1510 Papa Giulio II, inserire nel calendario liturgico la memoria di San Gioacchino il 20 marzo, poi più volte spostata nei secoli successivi.

Dobbiamo alla riforma liturgica del 1969, il ricordo congiunto dei genitori di Maria il 26 luglio.

Nell’Angelus di gennaio 2021 papa Francesco, sottolineò l’importanza di ricordare il dono della vecchiaia e celebrare coloro i quali tramandano la fede alle generazioni successive.

Le parole di Papa Francesco, erano impregnate di quella tenerezza del ricordo affettuoso dei nonni:

Dopodomani, 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, quando Simeone e Anna, entrambi anziani, illuminati dallo Spirito Santo riconobbero in Gesù il Messia. Lo Spirito Santo suscita ancora oggi negli anziani pensieri e parole di saggezza: la loro voce è preziosa perché canta le lodi di Dio e custodisce le radici dei popoli. Essi ci ricordano che la vecchiaia è un dono e che i nonni sono l’anello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere ai giovani esperienza di vita e di fede. I nonni, tanti volte sono dimenticati e noi dimentichiamo questa ricchezza di custodire le radici e di trasmettere. Per questo, ho deciso di istituire la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si terrà in tutta la Chiesa ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della ricorrenza dei Santi Gioacchino e Anna, i “nonni” di Gesù. È importante che i nonni incontrino i nipoti e che i nipoti si incontrino con i nonni, perché – come dice il profeta Gioele – i nonni davanti ai nipoti sogneranno, avranno illusioni [grandi desideri], e i giovani, prendendo forza dai nonni, andranno avanti, profetizzeranno.” (Papa Francesco, Angelus 31 gennaio 2021).

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Ricordiamo sicuramente tutti l’affresco di Giotto del ciclo della Cappella degli Scrovegni di Padova che ritrae i due coniugi rappresentati nell’atto di un bacio alla porta d’ora del Tempio di Gerusalemme.

Anche in questo caso crediamo la fonte ispiratrice siano le fonti non canoniche assunte dall’artista e la storia della tradizione cristiano cattolica narrata da Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea.

La tradizione diventa narrazione e arte, catechesi delicata e rappresentativa di quella gioia immensa e di quella benedizione da parte di Dio che “cancella” la colpa della sterilità (considerata tale nella logica giudaica come testimoniano anche alcune indicazioni bibliche relative ad altri episodi).

E Giotto, proprio davanti a quella porta, luogo in cui, secondo una tradizione ebraica, si manifestava la presenza divina, rappresenta l’annuncio di quell’evento che oltrepasserà le generazioni: da questi due anziani sterili si sarebbe manifestato l’avvento del Messia.

Suggestivi i racconti che accompagnano la narrazione di questi “nonni” di Gesù, dunque genitori di santa Maria, madre di Gesù.

Mi piace pensare che questo affresco con questo bacio (forse la prima rappresentazione di un bacio nella storia dell’arte), rappresenti quell’amore umano che ha accompagnato, prima la vita di Maria, madre di Gesù e poi la stessa vita di Cristo.

Pensiamo allora alla figura di Anna, che ha ancora molto da insegnare a noi, uomini e donne di oggi: Anna è maestra di insegnamento e tradizione ai figli ed ai nipoti.

La pala d’altare della Chiesa parrocchiale di Borgo Revel

(ripresa nell’illustrazione di apertura)

ritrae proprio S. Anna e S. Gioacchino con Maria.

Si tratta di una immagine tenera di una mamma educatrice che tiene il libro sulle ginocchia e indica con un dito alla figlia il contenuto del libro.

Possiamo realisticamente pensare che Anna abbia dedicato la sua vita a crescere Maria in sapienza, con amore e fede, con la conoscenza dei principi dell’ebraismo, dei valori della tradizione, come dimostrerà la stessa Maria nel suo canto il Magnificat impregnato di fede antica e di numerose citazioni della TaNakh, “illuminate” poi dalla sua visione profetica messianica del “ribaltamento” della visione di Dio misericordioso.

Nella liturgia cristiana il rito processionale, come noi lo celebriamo oggi, non compare nella Bibbia, anche se sappiamo l’ importanza della tradizione dei pellegrinaggi nella città di Gerusalemme; dunque possiamo ritrovarne senso e caratteristiche dalle narrazioni bibliche: il cammino di Abramo, l’uscita dell’esodo, la presa di Gerico, il trasporto dell’arca a Gerusalemme, il cammino di Neemia e quella di Giuditta.

Oggi come allora, durante la processione, ritroviamo il senso del “popolo in cammino”, l’immagine del cammino di fede personale e comunitario ed il cammino “verso la patria celeste”.

Anche Gesù, durante la sua vita, ha “camminato” incessantemente con i suoi apostoli e discepoli, verso la gente, dunque la comunità che cammina insieme in preghiera, assume il significato di “cammino compiuto insieme”, non solo nello “spazio sacro” ma fuori, per le strade della vita, dove si svolge la nostra quotidianità, ovunque permaniamo, in un cammino comune sulle orme di Gesù.

Nel mese di agosto, i giorni 24 e 25, la parrocchia tornerà a ricordare i suoi santi patroni, sant’Anna e San Rocco, con la tradizionale “festa patronale”, che ha nel suo “curriculum” una “unione” di due memorie (26 luglio e 16 agosto), per concessione dell’allora Vescovo della Diocesi di Ivrea, che su sollecitazione di alcuni parrocchiani preoccupati della lassismo diffuso dei costumi ed abitudini in occasione delle festività a coronamento delle celebrazioni liturgiche, chiesero di unire le due festività in una unico ricordo, anche in considerazione del termine a fine agosto, dei lavori dei campi, in una borgata con una prevalenza di lavoro agricolo.

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La festa prevede la messa solenne alle ore 10 in onore di S. Anna patrona, domenica 24 alle ore 10 e lunedì 25 in onore di S. Rocco, in entrambi i casi seguite dalla processione per le vie della frazione, con la partecipazione dei priori.

Una curiosità: la festa è sempre stata organizzata dai ragazzi che nell’anno facevano i “coscritti”, una bella tradizione dei diciottenni, legata alle tradizioni popolari, un saggio modo di aiutare i giovani a ricordare e mantenere le tradizioni dei “padri” e del contesto religioso e popolare.

Successivamente per 10 anni, per mantenere la festa, un gruppo di genitori con i ragazzi diciottenni, si son fatti carico dell’organizzazione.

Al termine del percorso, per non “perdere” questa tradizione, e lo ricordo con piacere perché sono stata una delle promotrici con l’allora parroco don Giuseppe Boero, che ha appoggiato immediatamente l’idea con entusiasmo, la festa viene organizzata dalla parrocchia di S. Anna di Borgo Revel.

Una nota, questa, che sottolinea come l’intera comunità ha “a cuore” i santi patroni e il culto di dulia da rendere loro.  

Ricordare i santi patroni è avere consapevolezza dell’importanza del giorno di festa, come “cessazione” del lavoro, per lasciare spazio a momenti di vita religiosa, spirituale, familiare e sociale.

Ricordare i santi è “guardare” a loro come “modelli” di vita cristiana, di esempi di autentica scelta evangelica, ed è occasione di preghiera e di riunione per la comunità per la celebrazione della Eucaristia.

La comunità parrocchiale di Borgo Revel, per ricordare i santi patroni, nel mese di luglio, ogni giorno, si riunisce per la preghiera comunitaria di lode a Dio per intercessione di Santa Anna il mese di agosto, sarà dedicato alla preghiera in onore di S. Rocco e di Maria Assunta in cielo.

Nei giorni precedenti la “festa patronale”, in Chiesa parrocchiale, alle ore 17,30 la comunità parrocchiale si riunirà in preghiera per il triduo in preparazione della festa dei santi patroni.

Ricordiamo i nostri santi Gioacchino e Anna, con le parole di Papa Benedetto XVI:

“Signore Gesù, tu sei nato dalla Vergine Maria, figlia di San Gioacchino e Sant’Anna.

Guarda con amore ai nonni di tutto il mondo.
Proteggili: sono fonte di arricchimento per le famiglie, per la chiesa e per tutta la società.

Sostienili: anche nella vecchiaia continuino a essere per le loro famiglie pilastri robusti di fede evangelica, custodi dei nobili ideali della famiglia, tesori viventi di solide tradizioni religiose.

Fa’ che siano maestri di sapienza e di valori, che trasmettano alle generazioni future i frutti della loro matura esperienza umana e spirituale.
Signore Gesù, aiuta le famiglie e la società a valorizzare la presenza e il ruolo dei nonni.

Mai siano ignorati o esclusi, ma incontrino sempre rispetto e amore.

Aiutali a vivere serenamente e a sentirsi accolti per tutti gli anni della vita che tu loro concedi.
Maria, Madre di tutti i viventi, proteggi sempre i nonni, accompagnali nel loro pellegrinaggio terreno, e con la tua preghiera fa’ che tutte le famiglie si riuniscano un giorno nella patria celeste, dove tu attendi tutta l’umanità per il grande abbraccio della vita senza fine.
Amen”.

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Sarà allora importante, durante la festa patronale, ripensare alla bellezza del ricordo di S. Anna, anziana nonna, accostata alla giovinezza del co-patrono, San Rocco, come monito per il futuro: lo Spirito Santo guida il “passaggio di consegne” tra generazioni, suscitando oggi come in passato,  negli anziani pensieri e parole di saggezza, che possono risuonare nei giovani come “lascito” ed impegno, ad “imparare” con umiltà e raccogliere l’eredità delle radici per continuare a  cantare le lodi di Dio attraverso l’impegno della testimonianza di fede.

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