(elisabetta acide) – Le date che ricordiamo e indichiamo sul calendario hanno per noi un significato: non sono solo eventi temporali, sono ricordo e memoria, sono affetto e valore, pregnanza personale e sociale.
Anche i nomi, come le date, sono “continuità” e memoria: 15 maggio 1891 – 15 maggio 2026, Leone XIII e Leone XIV.
Non è un caso, ancora meno una “coincidenza”.
Forse l’azione dello Spirito Santo.
La data scelta da Papa Leone XIV per la firma della sua enciclica, Magnifica Humanitatis, richiama alla memoria proprio la pubblicazione della Rerum Novarun, il predecessore di cui il Papa ha “ripreso” il nome.
Lo aveva “spiegato” lo stesso Pontefice, parlando nell’Aula del Sinodo in Vaticano al Collegio cardinalizio:
“Papa Leone XIII affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande Rivoluzione industriale.
Oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di Dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.
Un “nome” che è una “dichiarazione di intenti”, una “data” che ha il sapore dell’impegno e della continuità.
E nel 135° anno di promulgazione dell’Enciclica di Papa Leone XIII, una nuova lettera enciclica “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.
Ricordiamo che la lettera enciclica, deriva dal greco εν κύκλος, en kýklos, “in cerchio”, cioè “lettera circolare”, in latino litterae encyclicae, ed indica le lettere che il Papa indirizza ai Vescovi e ai fedeli di tutto il mondo o di una sola nazione su importanti questioni di carattere dottrinale, morale, sociale, politico.
Una “lettera” che, secondo il significato mutuato dal lessico dei magistrati, non è solo una “forma di comunicazione”, ma, dirette a tutti i fedeli, trattano questioni dogmatiche, di fede, di dottrina, sociali e religiose.
Sarà pubblicata il 25 maggio e presentata al momento alla presenza dello stesso Pontefice (ricordiamo per la prima volta nella storia della Chiesa), la lettera enciclica, è stata consegnata per una prima lettura e commento ad autorevoli relatori (cardinali Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e Michael Czerny S.J., prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Poi la professoressa Anna Rowlands, teologa e docente presso la Durham University nel Regno Unito; Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (USA) e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Intelligenza artificiale; la professoressa Leocadie Lushombo i.t., docente di teologia politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology / Santa Clara University, in California.
La conclusione è stata riservata a cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin).
La Rerum novarum è stata (ed è) un “faro” per la trattazione delle “questioni sociali”, per la “Dottrina sociale della Chiesa”, che non ha mai smesso di sollecitare l’attenzione centrale della persona umana in tutti cambiamenti sociali, tecnici, tecnologici.
Cambiamo le epoche, le innovazioni, il progresso, le tecniche e le tecnologie, ma l’uomo conserva e deve conservare sempre la centralità e la sua totale dignità.
Papa Leone XIII nell’epoca di cambiamenti industriali, familiari e sociali e di distribuzione sproporzionata della ricchezza, aveva affermato con forza l’impegno della Chiesa e l’attuale pontefice, sul “solco” del suo predecessore, in un’epoca di trasformazione “artificiale”, dominata da algoritmi e trasformazioni, vuole richiamare l’attenzione alla consapevolezza delle “trasformazioni”, che pur importanti, non devono mai far dimenticare la persona nella sua totalità.
Un “richiamo etico”, dunque, che sollecita tutta la Chiesa, non solo a “riflettere” con consapevolezza, ma ad “agire” ponendosi nella riflessione critica che ogni “cambiamento” non deve mai mettere in secondo piano l’ “umano”, la sua dignità, le sue fragilità, le sue “necessità” esistenziali.
Dignità, giustizia, pace, coscienza, libertà, criteri etici e principi morali… una “sfida” per la Chiesa e per il mondo a “rileggere” i tempi per l’annuncio del Vangelo.
Interessante quella prima indicazione:
“Custodia della persona umana nell’ epoca dell’ AI”.
Già la parola “custodia” richiama l’ immagine della cura, dell’attenzione e della dignità della persona.
Forse allora Papa Leone ci inviterà a comprendere l’ interpretabilta’ dell’ intelligenza artificiale, la questione della trasparenza, sicurezza, discernimento etico, del dialogo come condizione fondamentale per l’attenzione etica, per la formazione necessaria per affrontare le nuove sfide, i nuovi sviluppi, gli orizzonti che non devono mai prescindere dall’umano nella sua bellezza, dalla sua totalità e libertà, completezza e dignità di persona.
Un tema ed una sfida che Papa Leone, come abbiamo già avuto modo di percepire dai suoi interventi in alcune occasioni, ha colto con sollecitudine, forse e leggeremo con attenzione, sarà necessario interpellarci per riflettere sui modelli proposti, sugli algoritmi di preferenze a scapito di verità e logica che paiono predominanti nell’ AI, che non dimentichiamo non è “intelligente”, è “macchina”.
I temi saranno dunque decisamente “sfidanti” e ci interpelleranno con Chiesa e come uomini e donne “sommersi” dalle informazioni, dalle prestazioni, dal “ruolo e posto” che l’AI ha assunto progressivamente negli ultimi anni.
Una “sfida” come adulti e come cittadini, alle prese con gli “algoritmi della condiscendenza” delle 4 A, ma anche alle chatbot di psicologia, all’uso e influenza dell’AI nella nostra vita, alla sovrabbondanza della in-formazione e della disinformazione, ai modelli linguistici, alle relazioni virtuali…
Temi e “sfide” a cui papa Leone non si sottrae, “sistemi emergenti” e “visioni del mondo” che interpellano il nostro pensiero critico e costituiscono una “sfida” per la riflessione ecclesiale.
Attendiamo dunque l’analisi e ci prepariamo all’attenta lettura della lettera enciclica sul solco delle parole che Papa Leone ha già pronunciato nel suo messaggio, in occasione della 60° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, per una “sfida” che non è più “tecnologica ma antropologica”.
Se ai comunicatori Papa Leone aveva detto:
“Custodire voci e volti umani” come “riflesso indelebile dell’amore di Dio”. Voci e volti che sono “sacri” perché “ci sono stati donati da Dio, che ci ha creati a sua immagine e somiglianza”.
Dunque siamo chiamati ad una “missione”: guidare ed educare l’innovazione digitale al rispetto della persona e della sua dignità.















