Vercelli, dopo Roma, Bologna, Napoli, Milano, rientra tra le tappe dello scrittore Miguel Gotor, impegnato in queste settimane a presentare la sua ultima ricerca, “L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna 1979-1980”.
Pubblicato da Einaudi e ancora fresco di stampa, è già tra i best seller del nuovo anno.
A invitare il docente di Storia moderna dell’Università Tor Vegata di Roma, è l’associazione “Riflessione e proposta”.
L’appuntamento è fissato per venerdì 13 febbraio alle 17,30 nella Sala Conferenze di via Piero Lucca 6.
«Ringraziamo Confindustria Novara Vercelli Valsesia che ci mette a disposizione la sede – dice il presidente di Riflessione e Proposta Daniele Capolupo -. Siamo orgogliosi che il professor Gotor abbia accettato il nostro invito. La nostra associazione trova la sua ragion d’essere in due convinzioni: non dimenticare in un mondo che corre troppo veloce, e fermarsi a riflettere, azione che pare più che mai controcorrente. Il libro dell’ex senatore Gotor è la migliore risposta all’esigenza di sapere e di ricordare per poter capire il presente».
Dialogheranno con l’autore la giornalista Donata Belossi e il vice presidente dell’associazione Alessandro Bizjak.
L’omicidio di Piersanti Mattarella” (bellissima la copertina con la foto storica di Letizia Battaglia) ricostruisce l’assassinio del presidente della Regione Sicilia il 6 gennaio 1980. A distanza di 46 anni è ancora in corso l’inchiesta per individuare gli esecutori materiali, dopo che le sentenze non hanno ritenuto sufficienti prove che convalidassero l’intervento nel delitto dei neofascisti Fioravanti e Cavallini. L’autore scava tra le carte, migliaia di fonti, e svela i legami occulti tra l’omicidio di Mattarella e le stragi di Ustica e della stazione di Bologna avvenuti pochi mesi dopo.
Argomenti da libro di storia? Gotor, già autore dell’importante volume dedicato a Moro “Lettere dalla prigione”, scrive in questo nuovo lavoro: «Quando Piersanti Mattarella morì avevo 9 anni, la stessa età di mia figlia oggi. Spero che un giorno lei possa comprendere i motivi per cui l’ho scritto pensando con preoccupazione al presente e al futuro dell’ Italia, il Paese lacerato e smarrito in cui diventerà donna».
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Redazione di Vercelli















