(elisabetta acide) – Si è svolto venerdì 20 febbraio presso il Seminario Arcivescovile di Vercelli, alla presenza di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Marco Arnolfo, l’incontro degli IRC (Insegnanti di Religione Cattolica) della Diocesi di Vercelli.

Un incontro particolarmente interessante, che aveva come fulcro l’analisi e le riflessioni in merito alla Nota pastorale “IRC laboratorio di cultura e dialogo” approvata dalla 81ª Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, tenutasi ad Assisi (17-20 novembre 2025).
Un incontro nel quale i docenti di ogni ordine e grado si sono confrontati, in un dialogo proficuo, in merito alle osservazioni e riflessioni emerse dalla lettura del Documento CEI dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.
L’incontro si è aperto con il saluto di S.E.R. Mons. Arnolfo che, parlando ai docenti, ha citato, con una riflessione particolare e significativa, l’importanza della disciplina, che a scuola e nella Chiesa, offre uno “spazio” di dialogo, di confronto e di “risposte” alle attese dei giovani e degli uomini e donne di tutti i tempi.
Citando il fisico Federico Faggin ( e lo sappiamo Sua Eccellenza Mons. Marco sul tema è preparatissimo), ha fatto rilevare come, uomini e donne del nostro tempo anelano al “bisogno” di spiritualità, che si concilia, con la scienza e la “possibilità” dell’integrazione delle conoscenze e delle competenze con i bisogni e riflessioni dell’uomo.
Interessante passaggio, che parte dalla considerazione che la meccanica quantistica ha introdotto un nuovo “punto di vista”, che consiste essenzialmente nel fatto che lo scopo della scienza non è solo quello di descrivere la realtà ultima ma quello di spiegare la realtà come ci appare, tenendo in considerazione i limiti della nostra mente e dei nostri sensi.
Allora la riflessione si apre alla dimensioni costitutive della persona che includono l’aspetto materiale, quello socio-relazionale e quello spirituale, aspetti dell’essere umano inscindibili che esprimono interessi ed i bisogni da soddisfare, ma valori, trascendenza, spiritualità, l’ Oltre, ciò che “radica” la vita.
Nessuna di queste dimensioni può essere annullata ed ogni dimensione ha bisogno dell’altra per poter assicurare il benessere della persona, dunque, una importante considerazione: l’IRC offre uno “spazio” per accompagnare, con il dialogo e la cultura, alla “scoperta” non solo dei bisogni e degli interessi, ma del “senso”, può offrire, accanto al valore della cultura patrimonio del nostro paese, la dimensione “spirituale, riconoscendola come componente irrinunciabile, connaturata all’esistenza della persona, di cui (come dimostrano le recenti ricerche scientifiche), l’uomo ha “bisogno”.
L’avvio del dialogo è stato condotto dalla prof.ssa Carla Barale, a nome dell’Ufficio Scuola con il quale collabora, e che ha come Direttore il prof. Giovanni Garlanda, per illustrare i dati relativi all’Irc nella Diocesi.
Si sono susseguite alcune considerazioni e riflessioni da parte dei docenti di Religione Cattolica presenti, sia in merito alla nota CEI (oggetto dell’incontro), sia in merito alle esperienze che ciascuno ha maturato nella propria esperienza di docente nelle scuole di ogni ordine e grado.
I docenti hanno fornito elementi di discussione interessanti e “nodi critici”, volti ad esortare ad un confronto costruttivo ed a rendere la nota dei Vescovi italiani punto “focale”, quale espressione per il futuro della educazione nella scuola.
***
Mi soffermerò su una analisi personale, nata dalla lettura delle pagine proposte dai Vescovi, che saranno, come indicato dall’Ufficio Scuola della Diocesi, il testo da condividere con i Dirigenti Scolastici, con i parroci, con i responsabili degli Uffici Diocesani che “hanno a cuore” l’educazione, la formazione e quel percorso sinergico di educazione integrale ed integrata, così importante per ricomprendere e rilanciare presente e futuro del percorso esistenziale e culturale del cammino di crescita che l’educazione è chiamata a proporre.
Sono 40 anni… è bene ricordarlo: l’accordo di revisione del Concordato lateranense, noto come Accordo di Villa Madama, è stato firmato il 18 febbraio 1984.
Sottoscritto dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli, ha modificato i Patti Lateranensi dell’ 11 febbraio 1929 (Benito Mussolini e cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato Vaticano, per il Papa Pio XI) ed è stato reso esecutivo con la legge 25 marzo 1985, n. 121.
Il titolo racchiude già il “senso” della disciplina IRC (Insegnamento della Religione Cattolica): laboratorio di cultura e di dialogo.
Una prima riflessione emerge proprio da questa “visione”: nel mondo della scuola, la “disciplina” o “materia” di Insegnamento della Religione Cattolica, è stata ed è sempre “oggetto” di dibattito.
Si tratta di una materia curricolare particolare, disciplinata dagli Accordi tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, nel rispetto della laicità dello Stato e nel riconoscimento del valore della cultura religiosa nel patrimonio storico italiano.
L’insegnamento è facoltativo (non opzionale, cioè è offerto a tutti ed ogni famiglia sceglie se avvalersi o meno dell’insegnamento), legato alla scelta di avvalersi o non avvalersi, le indicazioni dei contenuti sono il frutto di un intesa tra Ministero dell’Istruzione e Merito e CEI.
Fermo restano che l’IRC rimane una “disciplina” con solidi contenuti culturali storici, teologici, filosofici, il suo “contestualizzarla” come laboratorio la pone in una ottica “attiva”.
Le parole utilizzate vanno analizzate sia nella loro accezione linguistica, sia nella loro collocazione educativo-formativa e scolastica, per coglierne la portata e provare a ragionare sulla prospettiva che chiede di guardare al futuro con creatività e slancio, in una visione profetica che non può non essere lungimirante ed appassionata, perché riguarda i giovani, i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine, il mondo che si apre al futuro, che “chiede” di essere considerato, di essere ascoltato, di avere risposte e poter porre domande.
***
LABORATORIO: è definito “attività laboratoriale venga integrata nelle discipline sulla base di progetti didattici multidisciplinari fondati “sulla comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale”
Si tratta di un approccio pedagogico che trasforma quell’aula in uno “spazio” di ricerca, di sperimentazione, di verifica del sapere.
Siamo in quell’ottica dell’ “imparare facendo” (learning by doing) di John Dewey, dell’ apprendimento per ricerca e confronto che pone lo studente al centro del processo educativo e formativo, che lo fa sperimentare il lavoro cooperativo, la possibilità di affrontare problemi con il metodo del dialogo e del confronto e percorrere possibili soluzioni.
Un “laboratorio attivo”, basato su una didattica inclusiva con attività esperienziali, coinvolgenti, dove l’apprendimento avviene per riflessione e scoperta, una occasione di confronto, di apprendimento culturale ed umano, in un approccio volto a favorire il pensiero critico.
L’ora di IRC, allora diventa “luogo dinamico” di costruzione del pensiero critico e di cittadinanza, di convivenza civile, di esperienza. “Luogo” che attraverso il dialogo, l’ascolto, lo scambio reciproco…diventa ricerca e confronto, responsabilità.
“Luogo” che educa alla pace.
Una “disciplina” che promuove cultura e dialogo, attraverso l’esperienza del laboratorio.
E nel “laboratorio” l’insegnante c’è, si “mette in gioco”, osserva, facilita l’apprendimento, segue e supporta, promuove competenze trasversali, prova ad aiutare a “pensare” con spirito critico, “indica” dove guardare, ma non dice che “cosa vedere”… “lascia il segno” (bella etimologia della parola insegnare), supporta senza scoraggiare, aiuta a comprendere gli errori ed i fallimenti per poi ricominciare, rende l’apprendimento “significativo”, “allena” alla ricerca. L’IRC può essere una opportunità per far diventare la scuola un laboratorio di vita (living lab).
CULTURA, il cui significato scientifico-antropologico include perciò tutte quelle credenze, valori, comportamenti e capacità che vengono imparate e tramandate all’interno delle società umane. Non dimentichiamo che come affermava Benedetto XVI, riportato nella nota a pag.7, la “dimensione religiosa è «intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita”.
La cultura è fatto intellettuale e fatto esistenziale.
Dunque “sguardo” sulla vita, infatti si afferma a pag.9 che l’IRC offre un contributo sulla religione cattolica, che “rappresenta una delle espressioni più rilevanti della storia, della cultura, dell’arte del nostro paese”.
Dunque rimane valida l’impostazione già innovativa della revisione del Concordato, nel quale si caratterizzavano tre elementi nell’IRC: il valore della cultura religiosa, il patrimonio storico del popolo italiano,e le finalità della scuola.
DIALOGO Una disciplina in dialogo (pag.8).
Dialogo e confronto perché la parole e l’ascolto sono umanizzanti e arricchente, creano integrazione e relazione.
IRC, dunque può configurarsi come un “progetto educativo” che propone l’esigenza di una visione globale e integrale dell’educazione, in un’alleanza fra la scuola, la Chiesa e la società”.
Una disciplina che educa al senso.
“Offerta formativa integrata ed integrale” (pag 7 ripreso a pag.23). Il passaggio apre orizzonti significativi.
Se anche in questo caso analizziamo i termini “integrata” indica dal punto di vista metodologico (blended) l’ unione delle tecnologie digitali e didattica relazionale dell’aula, ottimizzando l’apprendimento.
La formazione integrale mira allo sviluppo armonico di tutta la persona (intelletto, emozioni, volontà, corpo e spirito), promuovendone la maturità completa e relazionale.
***
Mi piace pensare ed apprezzo particolarmente tale sottolineatura, che forse accennata nel documento, meriterebbe ampia riflessione.
L’IRC è una disciplina per la “persona” caratterizzata da insegnamento cooperativo e dialogico, che utilizzando pratiche didattiche innovative l’ autovalutazione degli studenti, loro partecipazione alla pianificazione, lo stimolo alla peer education, in collaborazione con le famiglie, può offrire un percorso di crescita, di orientamento, di formazione, attraverso l’approccio solido alla consapevolezza della religione come patrimonio della nostra civiltà, la sua grande valenza culturale, la comprensione e acquisizione dei grandi valori umani e cristiani che possono aiutare a formare uomini e cittadini “inseriti” con consapevolezza nel terzo millennio.
Sono parole e concetti “alti”, che meritano il coraggio dell’azione didattica, e non solo la “tiepida” enunciazione o l’adesione formale di una “bella idea”: umanesimo che vuole valorizzare tutto l’uomo, dunque rispettoso della integralità della persona umana degli studenti e delle studentesse, volto a valorizzare quanto di positivo c’è nelle diverse concezioni dell’uomo, realizzando una loro feconda integrazione.
Un umanesimo che richiama ai valori del Vangelo e del cristianesimo, anche nella sua accezione etica.
Approccio alla persona che tocca tutti gli ambiti della vita e lo fa “integrando” i saperi delle diverse discipline, in un armonico dialogo, in un confronto costruttivo, crescita “globale” dell’alunno, formazione valoriale nel rispetto della libertà di coscienza, alla luce della visione cristiana dell’uomo e del mondo.
***
Irc può essere allora, una disciplina che educa alla sintesi e al senso.
Una disciplina che “progetta” la linea dell’ ”alleanza educativa”, in cui scuola, Chiesa, famiglia e società civile, cooperano per il bene degli alunni con una responsabile e coordinata azione educativa (pag 11).
Allora l’Irc si configura come “una specifica proposta di cultura religiosa […] un contributo alla promozione di un nuovo umanesimo per il mondo attuale” (pag 13).
L’IRC intende “favorire la crescita integrale di ciascun alunno rispettandone e promuovendone anzitutto la libertà. In una scuola che assicura l’educazione di tutta la persona attraverso l’istruzione e che appartiene per legge a un sistema dichiaratamente «educativo», l’Irc offre il suo contributo alla crescita armoniosa e completa di ogni alunno. Del resto, il Magistero ecclesiale insegna che «come disciplina scolastica, è necessario che l’insegnamento della religione cattolica presenti la stessa esigenza di sistematicità e rigore delle altre discipline” (pag12).
E prosegue la nota (pag 13): “In una cultura sempre più condizionata da valori materiali di efficienza, di potere, di ricchezza e di affermazione di sé appare indispensabile il contributo critico che l’Irc può offrire sollecitando un ripensamento della scala di valori e un confronto con una tradizione che ha ancora molto da dire agli uomini e alle donne di oggi”.
Una disciplina che può essere “ponte” tra discipline e saperi: “Per la sua intrinseca vocazione al dialogo, l’Irc è aperto al confronto e alla collaborazione con tutte le altre discipline scolastiche” (pag13), per “promuovere uno sguardo di sintesi per inserire ciascuna nuova esperienza in un tessuto organico di conoscenze, valori e atteggiamenti personali.
Non perché la religione voglia essere un sapere superiore agli altri, ma perché oggi appare sempre più urgente richiamare l’attenzione sulla dimensione trascendente della vita e dell’azione umana, per non ridurre ogni cosa a un gioco di emozioni soggettive o di visioni personali” (pag.14).
La particolare caratteristica della disciplina, può offrire una risposta educativa al disorientamento delle nuove generazioni:
“Le nuove generazioni risentono di un clima di insicurezza e smarrimento L’Irc può interagire positivamente con questo contesto esistenziale” (pag.17).
L’IRC come spazio di alfabetizzazione religiosa nel testo è sottolineato:
“Si registra una crescente indifferenza […] con l’emergere di un certo analfabetismo religioso»; per questo diventa essenziale “offrire opportunità per riflettere sui valori fondamentali dell’esistenza”.
La ricerca pedagogica ed educativa in questi anni, ha accompagnato il cammino del sistema scolastico, seppur non facile e con passi davvero protratti nel tempo, per porre sempre più al centro lo studente, la persona-alunno con i suoi bisogni formativi, le sue domande, le sue caratteristiche e peculiarità.
La Nota, nell’analizzare la situazione attuale, del mondo in trasformazione (pag.5), in quel “cambiamento d’epoca” (ricordiamo che la frase appartiene al discorso a Firenze del 10 novembre 2015) a cui Papa Francesco ci ha insegnato a guardare, pone la disciplina in un particolare “condizione” di “osservatorio privilegiato” sul mondo giovanile, adolescenziale e pre-adolescenziale, sui contesti familiari e sociali di bambini e ragazzi, sugli approcci, sulle “abitudini”, sui “contesti”.
ll “cambiamento d’epoca” a cui il santo Padre riferiva, non è caratterizzato da una semplice “epoca di cambiamenti lineari”, a cui sempre nel tempo siamo chiamati, ma una trasformazione radicale del modo in cui la persona vive, pensa, si relaziona, che dunque necessita di nuove “interpretazioni.
Pone dunque l’accento sulle istanze a cui siamo “chiamati”: emergenza educativa, pluralismo culturale e religioso, domanda di senso che non è “sopita”, ma forse “inascoltata”, alla necessità di accoglienza, di ascolto, di dialogo, in un “laboratorio” che ha come obiettivo la “formazione integrale”, in grado di “ri-partire” dalla persona.
Il “cambiamento d’epoca” ci richiede di testimoniare il Vangelo e le Beatitudini ancora oggi nell’epoca di cambiamenti, con coraggio e coerenza, proprio nella vita a cui siamo chiamati, oltre a quella personale di cristiani e cittadini, senza timore di sentirsi “fuori dal coro” o “fuori epoca”, nella convinzione che rispetto, tolleranza, pace, solidarietà… sono i valori del Vangelo, vissuti ed agiti per tutti.
Papa Leone con la consueta puntualità a cui ormai siamo abituati, ci ha invitato a riflettere sul tema, proprio in occasione del giubileo del mondo educativo:
“chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto: verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita. Questa è la grazia dello studente, del ricercatore, dello studioso: ricevere uno sguardo ampio, che sa andare lontano, che non semplifica le questioni, che non teme le domande, che vince la pigrizia intellettuale e, così, sconfigge anche l’atrofia spirituale”.
La frase è “entrata” nel documento, grazie alla presentazione che il card. Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, dedica alla Nota.
Penso che la “lettura” del Documento possa trovare proprio in questa affermazione il suo “senso”.
A pag 15 si fa riferimento, pur senza dilungarsi, ad una “idea” di Papa Francesco che meriterebbe un approfondimento il “patto educativo globale”.
Papa Francesco il 12 settembre 2019 ha lanciato “l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”.
Ha promosso, dunque, l’iniziativa di un Patto Educativo Globale “per ravvivare l’impegno per e con le nuove generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione”.
Si tratta di “unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”.
Ottimo. Ma in concreto?
Papa Francesco aveva indicato la strada, ma forse… le curve del sentiero hanno “nascosto” la direzione, eppure non erano cose “difficili” o “impossibili”, forse “impegnative”…
Mettere al centro la persona. Mettere al centro di ogni processo educativo la persona, per far emergere la sua specificità e la sua capacità di essere in relazione con gli altri, contro la cultura dello scarto.
Ascoltare le giovani generazioni. Ascoltare la voce dei bambini, ragazzi e giovani per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace, una vita degna di ogni persona.
Promuovere la donna. Favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’istruzione.
Responsabilizzare la famiglia. Vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore.
Aprire all’accoglienza. Educare e educarci all’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati.
Rinnovare l’economia e la politica. Studiare nuovi modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso, al servizio dell’uomo e dell’intera famiglia umana nella prospettiva di un’ecologia integrale.
Custodire la casa comune. Custodire e coltivare la nostra casa comune, proteggendo le sue risorse, adottando stili di vita più sobri e puntando alle energie rinnovabili e rispettose dell’ambiente.
Quindi partire dalla persona, mettere al centro di ogni azione educativa un solido fondamento antropologico, una sana e precisa visione dello studente e questo è una “pratica” cristiana e civico-giuridica di ogni disciplina.
Ascoltare la voce degli studenti, dei bambini, dei giovani per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace, una possibilità ed una prospettiva di vita degna di ogni persona; adottare dunque un paradigma pedagogico basato sull’ascolto e il dialogo attento e rispettoso delle giovani generazioni.
Basterebbe ricordarci di quei tre verbi: ascoltare, trasmettere, costruire insieme.
Un “patto” per la persona, con le persone, dove le alleanze educative degli adulti sono coerenti e si appropriano del loro “ruolo” di soggetti educanti, in dialogo tra loro, non in modo oppositivo, ma in modo costruttivo.
Il documento dedica una parte (da pag.17) ai docenti ed alla scuola, che pur nella “emergenza educativa” offre con impegno, il suo servizio quotidiano.
L’apprezzamento per l’Irc, è legato anche al lavoro degli insegnanti di religione, in gran parte laici, uomini e donne, che entrano nella scuola con quello che il testo definisce “lo spirito del Concilio Vaticano II”, per animare dall’interno una realtà mondana ed essenzialmente laica.
I concorsi del 2024 hanno consentito di avere «figure più stabili e radicate», elemento che rafforza il ruolo educativo di una disciplina spesso riconosciuta “per il contributo umano e culturale all’insieme della comunità scolastica”, aggiungerei pedagogico, didattico, educativo, relazionale, metodologico…
Uomini e donne di “sintesi e di unità” (pag 18), testimoni competenti e credibili, coerenti ed autorevoli, che sanno “esplorare vie, elaborare strumenti e adottare linguaggi nuovi, con cui continuare a toccare il cuore degli allievi, aiutandoli e spronandoli ad affrontare con coraggio ogni ostacolo per dare nella vita il meglio di sé, secondo i disegni di Dio” (pag.20).
Donne e uomini che “devono sentirsi membri attivi della comunità cristiana” (pag.20 -21), richiamo che intende ribadire la natura ecclesiale della loro missione pur svolta all’interno dell’istituzione scolastica.
La Nota si concentra poi sull’urgenza di nuove “alleanze educative” (pag.22) tra famiglia, scuola e comunità ecclesiale, riconoscendo che solo attraverso un’efficace collaborazione di tutte le componenti sociali sarà possibile contrastare i persistenti fenomeni dell’abbandono e della dispersione scolastica.
Se davvero il dialogo diventa lo strumento dal quale partire per l’organizzazione della “rete” sinergica, allora forse, i docenti di Religione Cattolica, potrebbero essere lo “sguardo” che aiuta, a partire dall’ascolto, a raccogliere, considerare la “domanda” i “bisogni” e provare a “tradurli”, non solo in “proposte”, ma in momenti di autentico “laboratorio”, dove tutte le “parti” del territorio, provano a mettersi in ascolto per quella proposta “integrale ed integrata” che potrebbe avere quello “sguado” profetico di cui oggi si ha necessità.
ll proverbio africano citato nel testo (pag 23) «per educare un bambino ci vuole un villaggio» diventa chiave di lettura per interpretare il contesto attuale, segnato da fragilità sociali, disorientamento e frammentazione delle reti educative.
L’Irc è descritto come luogo che può contribuire a dare continuità a una tradizione culturale condivisa, offrendo strumenti per leggere le trasformazioni del presente senza perdere la consapevolezza delle radici.
«Gli insegnanti devono sapere che a scuola non sono mai soli ma hanno accanto tutta una comunità che con loro collabora», sottolinea la Nota, indicando un investimento educativo che riguarda l’intera Chiesa: “A essere in gioco è la sussistenza di un patrimonio di valori spirituali, culturali ed educativi prezioso per il domani delle nuove generazioni e per il futuro del nostro Paese” (pag.26).
Allora, forse, nell’incertezza del “cambiamento d’epoca”, l’IdRC è in grado di trovare risorse inaspettate e di offrire, attraverso l’IRC uno “spazio” di senso, di cultura, di dialogo di accoglienza, per un mondo di pace, per offrire agli studenti una “finestra” sul futuro che li faccia “volare”, che accenda in loro “fuochi” in grado di illuminare la loro vita ed il mondo.
Bella la parola “crisi” citata a pag 17, sappiamo la derivazione dal latino crisis, e dal greco κρίσις “krisis”,cioè “scelta”, “separazione” “decisione” (e non dimentichiamo le parole correlate alla “crisi” anche discernimento e “setaccio” altre splendide parole).
Una parola che richiama ad un “allarme”, ad un momento di “difficoltà”, ma anche ad una “opportunità”.
Opportunità che può nascere dall’analisi, dalla “lettura critica” della realtà, dalla consapevolezza e dal confronto, trasparente e coraggioso, possono nascere idee e progetti.
E la crisi ci chiede un “processo valutativo” (che non dimentichiamo è compito dei docenti) per approdare ad una analisi che consente la “scelta”, dunque una “sfida” per i docenti che sono però, lo ricordiamo chiamati a “lasciare il segno”, a “indicare” senza dire che cosa guardare… ad “accompagnare a vivere e leggere il proprio tempo in modo sapiente e responsabile, in dialogo con il passato e aperto alle novità che possono far progredire il cammino umano nella storia”.
***
Siamo allora chiamati a “avviare processi” a partire dalla relazione, dalle domande, dall’ascolto, dagli sguardi, dall’avvio degli incontri di quel processo inter-relazione che non possiamo dimenticare, che non possiamo trascurare, per saper accogliere identità e differenze, per alimentare reciprocità, per fare “tratti di strada” che segnano percorsi, che arrivano a confini, che fanno fiorire sogni, che guidano alla congruenza, alla consapevolezza, alla responsabilità, all’autoformazione, in un continuo scambio, verso un “orizzonte” che non perde mai di vista l’essere umano, il suo futuro, la sua formazione, la sua realizzazione.
Siamo chiamati ad una “visione globale integrale” (pag 25), con fiducia e rinnovato slancio per metterci al servizio della formazione della persona nella sua interezza: intelletto, emozioni, corpo, spirito, nella sua dimensione di cittadinanza, competenza civica e responsabilità.
Siamo chiamati a promuovere pace, dialogo, ascolto attivo, interculturalità, giustizia sociale, relazioni rispettose.
Non da soli, con la Chiesa, il mondo della scuola, le famiglie, le Istituzioni, e tutto il territorio che ha a “cuore” il futuro del paese che è nelle mani delle nostre studentesse e dei nostri studenti.















