VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli
Oggi, 28 gennaio

VERCELLI - Duomo gremito per l'ultimo saluto a Pier Giuseppe Raviglione - Tanti i volti solcati dalle lacrime, ma il dolore non ha esiliato la speranza - Unanimi sentimenti di stima per un uomo per bene - IL VIDEO CON LE TESTIMONIANZE E L'OMELIA DI MONS. GIAN FRANCO BRUSA

Integrali i ricordi di Maria Vittoria, Gian Luca Zanoni, Luigi Tarricone, Tino Candeli, Elena Bona, Giuseppe Simone, Paola Mortara

Provincia di Vercelli, Regione Piemonte, Vercelli Città

(g.g.) – Oggi anche il cielo è parso versare lacrime, in questo giorno che ha visto il Duomo di Vercelli veramente gremito di tanti che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Pier Giuseppe Raviglione, scomparso a soli 55 anni, vinto da un male che ha combattuto con dignità e coraggio fino alla fine.

Impossibile, così, rintuzzare l’eco di Paul Verleine: “Il pleure dans mon cœur, Comme il pleut sur la ville” .

Pier Giuseppe, per tutti “Piergiu”, ha riunito qui in Cattedrale tanti amici, le persone che l’hanno conosciuto come persona per bene, mite quanto fermo sui propri princìpi, pragmatico eppure capace di volare alto, sicchè il suo sguardo sulle cose del mondo vedeva più lontano di altri.

Anche se lui non si è mai atteggiato a “sapiente”, mai abbiamo udito un accento di superbia, anche se la sua cultura (davvero vasta) e la sua preparazione tecnica non erano alla portata di tutti.

Persona perbene e lavoratore serio, come del resto era stato il loro papà, Carlo, che ebbi la fortuna di conoscere, condividendo qualche esperienza lavorativa, presso l’allora Usl 45 di Vercelli.

Entrambi i figlioli, Piergiu e Lele, sulle sue orme.

Oggi Vercelli ha salutato una persona seria, ma non certo priva di un finissimo senso dell’umorismo che fu la ragione di bei momenti condivisi quando si commentavano le cose politiche di un recente passato, soprattutto nell’ “agone” comunale: in lui, però, mai una sfumatura di cattiveria.

Ironia, acume, capacità di “radiografare” una situazione per cercare la verità, ma mai astio, sarcasmo, derisione.

Oggi, dunque, sulla città pioveva, come le lacrime scorrevano su tanti volti.

Ma senza disperazione, senza perdere la fiducia in Dio, anche quando con l’Eterno il rapporto si fa – per dir così – dialettico e la fede interrogativa.

Quando affiora la domanda antica ed essenziale, fatta di una sola parola: “Perché”.

La toccante omelia dettata da Mons. Gian Franco Brusa non elude certo l’argomento, che sappiamo essere rimesso ad una dimensione ulteriore rispetto alla nostra capacità di “comprendere”, cioè di “contenere” in noi, ciò che appartiene alla cosmica verità della vita e della morte, così come Dio l’ha pensata per noi.

Ma ora conviene lasciare che parlino le persone che oggi hanno reso, prima della conclusione della Celebrazione, alcune belle testimonianze.

Maria Vittoria, prima di tutto e tutti.

La figlia di Piergiu e Roberta, 16 anni e una grande maturità; di lei i suoi genitori possono andare orgogliosi.

Poi, gli amici: Gian Luca Zanoni, Luigi Tarricone, Tino Candeli, Elena Bona; presente anche, a rappresentare tutti i Colleghi della Banca Popolare di Sicilia, il Dott. Giuseppe Simone.

Infine, ci ha parlato lo stesso Pier Giuseppe.

Che ha affidato alla cugina Paola Mortara, la lettura di una lettera preparata per tutti noi, che l’abbiamo conosciuto.

Per gli amici, soprattutto per la sua famiglia che è stata sempre al centro dei suoi pensieri.

Subito dopo, come non ha mancato di ricordare Mons. Brusa, il Torino.

Tutte le testimonianze sono riportate integralmente nel filmato che accompagna l’articolo e certo sono il migliore commiato.

Infine, non si possono concludere queste note senza un ringraziamento ai due giovani che hanno animato la liturgia riscuotendo un apprezzamento unanime: Samuel Perinotto alla tromba e Diego Da Cruz alla tastiera.