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VERCELLI, "BENTORNATO, CARDINALE" - Restituita alla città la tela raffigurante il Cardinale Giacomo Guala Bicheri, che fu trafugata dai ladri nella notte tra il 23 ed il 24 settembre 2011 - Complessa attività di indagine della Procura della Repubblica e del Nucleo Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale - IL VIDEO CON GLI INTERVENTI DEGLI INVESTIGATORI

All'interno, il ricordo e le foto di quella mattina del 2011, che lasciò incredula la città

Ricordiamo bene quella mattina del 24 settembre 2011, quando giungemmo in Sant’Andrea increduli per l’informazione appena ricevuta.

Leggi qui l’articolo di VercelliOggi.it sul furto sacrilego perpetrato nella notte tra il 23 ed il 24 novembre 2011.

Poco prima, verso le 8,30, erano andati via gli Agenti della Polizia Scientifica, che avevano appena terminato questo lavoro che mai si sarebbe pensato di dover affrontare.

Nella notte erano state trafugate tre opere d’arte custodite nella sacrestia della basilica.

Si trattava di due ritratti raffiguranti rispettivamente il Cardinale Giacomo Guala Bicheri (o Bicchieri) e San Carlo Borromeo, oltre ad una tela, come le precedenti databile XVI Secolo, recante il martirio di San Lorenzo.

Incontrammo persone addolorate, ancora incredule dell’accaduto.

Prima di tutti, il Signor Alfonso, che la città ben conosce per essere il custode scrupoloso quanto laborioso della Basilica: per agevolare ci indicò il punto ove era collocata l’opera, appunto all’interno della sacrestia.

Sgomenti anche il Rettore Padre Saverio Zampa e, con lui, l’allora Assessore alla Cultura del Comune, Pier Giorgio Fossale, accompagnato dal Tecnico comunale il compianto geom. Alfonso Martinotti.

Alcuni scatti di allora aiutano a capire la dinamica dei fatti: i ladri forzarono la porta lignea della Sacrestia, poi separarono le tele dalle cornici.

Ma quello che si potè ricostruire allora è illustrato dall’articolo già linkato poco sopra.

***

Da quel 24 settembre 2011, una lunga attività di indagine, condotta dal Nucleo Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale per il Piemonte e la Valle d’Aosta, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, che ha consentito il recupero del prezioso ritratto del Cardinale, ritratto che questa mattina, 19 febbraio, 807.mo anniversario dalla posa della prima pietra per la costruzione della basilica, è stato riconsegnato alla città.

Oggi gli ospiti d’onore sono proprio gli investigatori, che illustrano quel che si può rendere pubblico di un lungo lavoro che, tuttavia, non si è ancora concluso anche perché, se oggi è “tornato a casa” il Cardinale Guala, sono ancora in corso le ricerche delle altre due opere trafugate.

Ma – pur rispettando questo riserbo istruttorio – è ugualmente molto interessante ascoltare il racconto del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli, Dottoressa Ilaria Calò, del Sostituto Dott. Carlo Introvigne e del Maggiore Ferdinando Angeletti, ufficiale superiore dei Carabinieri che comanda il Nucleo appunto responsabile della tutela del patrimonio culturale in Piemonte e Valle d’Aosta. Di particolare interesse la spiegazione illustrata dal Procuratore, sui risultati che una normativa aggiornata e lungimirante permette di conseguire anche dal punto di vista giudiziario non meno che investigativo.

Ancora nel video l’intervento dell’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo, che non ha mancato di sottolineare un particolare importante nella vita di Guala.

Sappiamo che la sua attività diplomatica in Inghilterra, legato del Papa, gli procurò tanta riconoscenza da parte del popolo, della Corona, non meno che dei Baroni, che – con qualche approssimazione – possiamo dire rappresentassero l’ossatura del sistema, nel complesso bilanciamento di poteri.

Ne parlò anche il Prof. Alessandro Barbero nella conferenza sulla Magna Carta che tenne nel 2018 a Vercelli.

Per questo gli fu affidata l’Abbazia di St.Andrew a Chesterton e il Cardinale impiegò quelle rendite non per arricchirsi personalmente, bensì per donare a Vercelli la Splendida basilica di Sant’Andrea, con tutto il compendio correlato che poi sarebbe diventato l’Ospedale fino a prefigurare lo “Studium” che fu subito rinomato per gli studi di Teologia e Diritto.

I lavori procedettero spediti (iniziatisi il 19 febbraio 1219, terminarono nel 1227), circa otto anni, ma Guala non ne vide la fine: morì, infatti, il 30 maggio 1227, poco prima che le opere fossero consegnate.

Anche questo particolare dà motivo all’Arcivescovo per parlare in modo autentico e sincero ai tanti studenti presenti oggi: il Cardinale non si curò né dei propri interessi economici personali e nemmeno di fare cose che potessero rendergli, in vita, risultati in termini di “immagine”. Investì per il futuro della sua città e della Chiesa.

Infine, il Sindaco di Vercelli Roberto Scheda non ha mancato di ricordare chi ha lavorato per la riuscita di questa giornata: in primis l’Assessore alla Scuola, Maria Grazia Ennas e, in particolare per l’organizzazione di questo momento celebrativo, una “squadra” affiatata e laboriosa di Collaboratori: Matteo Gardelli, Luigi Bonarrigo, Domenico Evangelista e, ultima, ma non per importanza, la dirigente del Settore, Margherita Crosio.

Meritato l’applauso.

L’intervento introduttivo del Sindaco è proposto integrale per iscritto, al termine di queste note.

Per ora vi lasciamo con il filmato, una piccola gallery, il materiale d’archivio.

Buona visione e buona lettura.

INTERVENTO DEL SINDACO DI VERCELLI ROBERTO SCHEDA

Il ritrovamento della tela del Cardinale Guala Bicchieri non è solo un recupero artistico,
è un atto di giustizia storica. È la restituzione del volto, del nome e del ruolo
che appartengono non solo a Vercelli ma all’Europa intera.
Guala Bicchieri è stato il vercellese nell’epoca in cui essere vercellese voleva dire appartenere
alla città che contava davvero. Nel Medioevo – che molti continuano erroneamente a
descrivere come lungo corridoio buio – Vercelli era già fonte di luce: il primo Studium
generale, che oggi chiamiamo Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”,
risale al 1228. Ricordatevelo sempre: è stato il 7° Studium a essere istituito in Italia, il 12° in
Europa.
Guala Bicchieri non è stato uomo d’armi, è stato uomo di intelligenza. Non
un conquistatore di territori, un architetto di equilibri. Nel Medioevo dominato dalla forza,
ha scelto l’arma più potente: la diplomazia. È stato legato pontificio, consigliere dei
Papi, mediatore tra poteri che si guardavano con sospetto e odio. Ha saputo parlare ai Re
senza inchinarsi e alla Chiesa senza servilismi. In un tempo in cui la parola poteva costare la
vita, Guala l’ha usata per salvare la Pace.
Ed è qui che la sua figura si staglia nella Storia dell’Europa intera. Nell’Inghilterra
duecentesca nasce la Magna Charta. Non è un colpo di spada, è un compromesso. Non una
rivoluzione urlata, ma scritta. Per la prima volta un sovrano accetta che la legge sia al di
sopra del suo potere. Un’idea semplice per i nostri tempi, ma allora sconvolgente.

Dietro quella pergamena, dietro quelle clausole che, ancora oggi, sono le fondamenta del diritto
occidentale, c’è anche la mano ferma e la mente lucida del nostro Cardinale. La Storia – ha
scritto Indro Montanelli – «la fanno gli uomini quando smettono di credere di essere onnipotenti». Guala
Bicchieri è stato colui che ha insegnato ai potenti del suo tempo che il potere senza regole è
solo ed esclusivamente violenza organizzata. È stato il diplomatico che ha trasformato il
conflitto in negoziato. Lo possiamo definire, dunque, l’architetto della diplomazia
medievale.
Guala Bicchieri non ha mai dimenticato la sua Vercelli. E infatti, nella nostra città, non è
tornato come uomo stanco, ma come uomo che voleva restituire. Ha fondato, fra le altre
cose, la Basilica di Sant’Andrea. Oggi non è una data casuale. Il 19 febbraio di 807 anni fa
c’è stata infatti la posa della prima pietra.
Siamo seduti all’interno di un capolavoro. È il segno tangibile dell’idea di Guala Bicchieri:
bellezza e giustizia educano le generazioni. Sant’Andrea non è solo pietra. È manifesto.
Dice che Vercelli doveva e deve continuare a essere luogo dove spirito e ragione camminano
mano nella mano. Il ritrovamento della sua tela è quindi un atto che va oltre il
recupero materiale. È recupero morale. Ci restituisce la consapevolezza di ciò che siamo
stati. E ciò che siamo stati lo celebreremo, dal 10 al 19 aprile, con la festa medievale che
vedrà, fra le altre, la prestigiosa collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di
Torino, l’evento capace di richiamare 231.000 visitatori in soli cinque giorni.
Oggi celebriamo Guala Bicchieri e vogliamo anche rendere omaggio alle donne e agli
uomini che hanno permesso di recuperare il suo quadro trafugato 15 anni fa.
Voglio esprimere il più sincero e sentito ringraziamento alla Procura della Repubblica di
Vercelli, oggi rappresentata dalla dottoressa Ilaria Calò e dal dottor Carlo Introvigne. Così
come voglio applaudire al lavoro dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di
Torino. Seduto a questo tavolo c’è il comandante, il Maggiore Ferdinando Angeletti.
Mi sia consentita, allora, una piccola, veloce digressione. Come sapete nella nostra Italia
l’arte è ovunque noi guardiamo. Ebbene: loro sono i difensori di questo inestimabile
patrimonio che il mondo ci invidia. Perché, vedete, leggere del furto a Bologna al Santuario
di San Luca, dove l’icona della Vergine è stata lievemente danneggiata; apprendere che è
stata sfregiata la statua dell’Elefantino in piazza della Minerva a Roma; sapere che a Monza
è stato danneggiato il Ponte dei Leoni, mi portano ad esprime due pensieri. Il primo.
Dobbiamo sempre essere grati alle forze dell’ordine per il loro costante impegno quotidiano
nel rintracciare i responsabili di vere e proprie barbarie. Il secondo. Per questo, oggi, ho
invitato i ragazzi delle scuole: ci sono classi di elementari, medie e due dell’istituto superiore
Lagrangia. So che grazie al certosino lavoro dell’assessore Maria Grazia Ennas e del
Dirigente, Margherita Crosio, siete oltre 180. Voglio dirvi grazie e mandarvi soprattutto un
messaggio.
Sapete chi è Giovanni Falcone? Ecco. Non è stato un eroe retorico, è stato un funzionario
dello Stato che ha preso sul serio il proprio mestiere. Non è stato un uomo venuto da chissà
dove, è stata una persona che ha fatto il suo dovere con coraggio fino alla fine. E ha sempre
ripetuto una cosa fondamentale: «La scuola, come la giustizia, è il luogo in cui si “allena” la legalità».
Ecco: aiutatemi, aiutateci a diffondere questo meraviglioso seme. Ora e sempre. Il
patrimonio artistico che vi circonda, come le chiese, i palazzi, i teatri, le piazze, non è un
fondale per selfie distratti da postare sui social network. È la prova materiale che qualcuno,
prima di noi, ha creduto nella bellezza come come responsabilità condivisa, come
testamento. Custodire e diffondere il patrimonio significa fare esattamente ciò che Falcone
ha fatto nel suo campo: prendere sul serio il proprio compito. Studiare, raccontare,
proteggere. Non aspettare che sia sempre “qualcun altro” a farlo. Mi raccomando, ragazzi.
Ora voglio ringraziare per il contributo che porteranno Sua Eccellenza l’Arcivescovo,
monsignor Marco Arnolfo, l’assessore regionale alla Cultura, Marina Chiarelli, e il
Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente, Federico Barello.
Tutti insieme, oggi, vogliamo ribadire che Vercelli è stata capace di parlare al mondo con
la lingua della ragione e del diritto. Vogliamo riaffermare che la nostra città, quando
crede nella Cultura, non è periferia. È centro. Come vercellese, sento il dovere di dire che
questa tela non torna in un luogo fisico. Torna nella comunità che deve riconoscersi nella
propria Storia. Perché la Vercelli che sa chi è stata, sa anche chi può tornare a essere.