Grande partecipazione di popolo questa mattina, 5 febbraio a Santhià, per la memoria liturgica di Sant’Agata, Patrona della città.
La giovane Martire del III Secolo incoraggia ancora oggi ad una fede viva e salda, tetragona alle insidie ed anche alle persecuzioni del mondo.
I santhiatesi non l’hanno mai dimenticata, tanto che lo stesso toponimo della loro città è una contrazione del nome della vergine cristiana siciliana.
Questa mattina, alla presenza delle più rappresentative autorità locali – dal Sindaco Angela Ariotti con il suo Vice, anche in rappresentanza della Provincia di Vercelli, Mattia Beccaro – al Comandante della Stazione dei Carabinieri, Lgt. Salvatore Lobrano, la Celebrazione in Duomo.

Qualificata rappresentanza anche della Regione Piemonte, con le Consigliere Regionali Monica Canalis e Simona Paonessa.
La S.Messa solenne è stata presieduta dal Card. Arrigo Miglio, Vescovo emerito di Ivrea, Arcivescovo emerito di Cagliari, che è stato accompagnato da una qualificata rappresentanza del Presbiterio diocesano di Ivrea: Don Valerio D’Amico, Don Alberto Carlevato, Don Leandro Caldera.
Naturalmente molto numerosa anche la rappresentanza del Clero diocesano eusebiano, guidato dal Vicario Generale Mons. Stefano Bedello, già Parroco di Santhià prima di Don Andrea Matta, che guida oggi la Comunità Pastorale 7.
Ecco di seguito, integrale, l’omelia (se è permesso un giudizio, parsa a tutti davvero illuminante) dettata dal Cardinale, mentre qui di seguito è allegato il testo delle Letture:
OMELIA DEL CARD. ARRIGO MIGLIO
“La solennità di questa festa e la diffusione del culto e della venerazione per sant’Agata fin dai primi secoli della storia della Chiesa non impediscono di cogliere le provocazioni che ci vengono, in quanto cristiani, da questa figura e prima ancora dalla Parola di Dio che viene proclamata nella sua festa.
Se il libro della Sapienza e il salmo che abbiamo pregato insieme ci hanno invitati ad avere una piena fiducia in Dio, a fidarci di lui in ogni situazione, la parola del vangelo non sembra certo, a prima vista, un incoraggiamento a seguire Gesù, se la strada e le condizioni sono quelle che abbiamo sentito.
Più volte nei vangeli leggiamo che molti si entusiasmavano di Gesù e si mettevano al suo seguito, ma poi ad un certo punto si tiravano indietro, quando Gesù cominciava a spiegare quale era la strada per camminare con lui.
Ecco perché Paolo, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, esorta i cristiani di Corinto a non spaventarsi di come venivano considerati nella ricca e raffinata cultura della Grecia classica.
Lui stesso ad Atene ne aveva fatto l’esperienza.
Ecco perché ho parlato di provocazioni che ci vengono da questa liturgia.
La prima provocazione ci viene dalla proclamazione fatta dal Libro della Sapienza su chi sono gli sconfitti e chi sono i vincitori.
Era questa già una domanda inquietante per i fedeli del Giudaismo nella raffinata cultura ellenistica del primo secolo avanti Cristo e rimane una domanda intrigante anche oggi, nella cronaca del nostro tempo, dove i vincitori apparenti spesso e volentieri sono considerati i vincitori definitivi. È una domanda che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, con quella scritta dettata da Ponzio Pilato e affissa sulla croce:
«Gesù Nazareno Re dei Giudei»,
scritta che il Sinedrio di allora ritenne una beffa per Israele ma che era anzitutto una beffa per Gesù stesso, quel Crocifisso dileggiato al tempo delle prime generazioni cristiane e anche oggi, ma da Paolo proclamato non solo come il vincitore ma come un vanto per noi suoi discepoli, Colui che ha ricevuto un Nome che è al di sopra di ogni altro Nome.
È quanto ha vissuto la martire Agata, blandita da chi pensava di sedurla e conquistarla, compianta da chi temeva di perderla per sempre, riscoperta come patrona potente dopo la sua testimonianza vittoriosa.
Una seconda provocazione ci viene da tutta la vita di sant’Agata, dalla sua vita prima del martirio, che l’ha vista nella comunità cristiana punto di riferimento e presenza incoraggiante per i nuovi discepoli di Gesù che man mano si avvicinavano.
Una donna importante nella Chiesa del suo tempo prima ancora di essere martire.
È stata un punto di riferimento che non dobbiamo dimenticare proprio oggi, impegnati a valorizzare la presenza e il ruolo della donna nella Chiesa.
Dopo il martirio la presenza di sant’Agata si è fatta sentire ancora più forte, in tante comunità e in tutta la Chiesa, confermando il valore della sua testimonianza già prima offerta.
La terza provocazione ci viene dal suo corpo scarnificato e martirizzato. Oggi lo veneriamo tra fiori e incensi, ma non dobbiamo dimenticare che quel corpo ha subìto il trattamento che hanno subìto tante, troppe altre donne, nella triste sequenza dei femminicidi e delle violenze passate e presenti: certo, storie molto diverse, ma unite dalla bruttura della violenza che si scatena in modo particolare sulla donna, pur in situazioni e in culture diverse.
Quei corpi, e il corpo di sant’Agata in particolare con le torture che l’iconografia ci mette davanti agli occhi, ci interpellano proprio sul corpo, il corpo umano, il nostro corpo, sulla cultura del corpo che noi viviamo, che ci porta così spesso a farne un oggetto.
È anche da questo tipo di cultura che poi nascono storie che finiscono nell’accanimento che colpisce con rabbia che vuole distruggere e annientare.
Proprio di fronte al corpo martirizzato di sant’Agata diventano ancora più provocatorie le parole di Gesù che abbiamo ascoltato nel vangelo: prendere la propria croce per seguirlo.
Cosa può significare oggi prendere la croce, accettare la croce, portarla sulle proprie spalle?
Forse Gesù vuole esortarci a una forma di masochismo?
O vuole educarci alla rassegnazione?
O ci richiede una forma di eroismo ostentato?
Cos’è la croce di Gesù? Forse la decisione di un Padre Celeste dispotico o assetato di sangue?
Non parliamo di qualsiasi croce ma parliamo anzitutto della croce sulla quale è morto Gesù: una croce nata da una condanna ingiusta, voluta dagli uomini, membri del Sinedrio e Pilato, con un po’ di folla sobillata, croce che Gesù ha accettato per manifestare la grandezza infinita dell’amore e del perdono di Dio, una manifestazione che solo il Figlio di Dio poteva offrirci.
La croce di Gesù ci porta a scoprire la sorgente e le dimensioni dell’Amore, ci annuncia che il perdono vince l’odio e la vendetta, ci manifesta Gesù come Signore del cielo e della terra e trasforma la croce di ciascuno di noi in un ramo della croce del Signore, tralcio di vita e luce di speranza.
Dal martirio di sant’Agata impariamo così a comprendere sempre meglio il cammino della nostra fede cristiana, che diventa essa stessa, se vissuta fedelmente e anzitutto nel cuore, una provocazione per il mondo in cui siamo chiamati a vivere e testimoniare.
Se fedeli alla Croce, diventiamo segno di contraddizione, come è stato detto di Gesù fin da quando fu portato al Tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita.
Seguire la logica della Croce di Cristo è anche oggi ritenuto stoltezza per il mondo, ma è la sapienza di Dio, sapienza nascosta che Gesù è venuto a farci conoscere e a condividere con noi.
È il cammino della speranza certa, che ci sostiene nell’impegno di costruire Pace vera, fondata sulla valorizzazione di ogni persona umana, uomini e donne, per una esperienza di amore autentico, amore “vergine”, non inquinato da egoismi e idolatria di sé, esperienza nuova di libertà, quella di Gesù, che la sua vita ce l’ha donata lui, liberamente, con quella libertà che solo l’amore è capace di vivere.
Arrigo card. Miglio
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Giorni fa il Sindaco Angela Ariotti aveva annunciato la celebrazione odierna con parole rivolte a tutta la comunità:
“Quando percorrerò il tratto che unisce il Palazzo Comunale al Duomo, portando il grande cero che offrirò Sant’Agata, penserò a tutti Voi certa di rappresentarvi.
Sarà un momento di commozione con la consapevolezza DI PORTARE, insieme al cero, anche LE aspettative di questa comunità, e di presentarle alla nostra Patrona.
Aspettative che parlano di voglia di serenità, di pace, di solidarietà, di rispetto nei confronti di chi abbiamo di fronte, anche quando non la si pensa nello stesso modo.
Porterò a Sant’Agata la richiesta di trasmetterVi il desiderio di porgere la mano a chi fatica a stare al passo, a chi soffre, a chi si sente solo e abbandonato.
Solo così ci sentiremo una vera comunità”.
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Vivo apprezzamento per questa giornata di fede autentica e di espressione dei sentimenti di convivenza civile, dal Consigliere Regionale Simona Paonessa:
“Un piacere essere oggi a Santhià per Sant’Agata: una giornata che parla di tradizione, identità e del piacere nell’essere uniti.
Un momento prezioso per riscoprire i valori che ci legano: la solidarietà, il rispetto reciproco e il senso di appartenenza ad una comunità”.



















