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SANITÀ - REPORT NURSING UP: Fino a 100mila infermieri potenzialmente a rischio Long Covid in Italia!    

Una bomba a orologeria in un SSN già in piena emergenza: subito riconoscimento malattia professionale

PiemonteOggi, Regione Piemonte

Dopo aver denunciato nei mesi scorsi l’impatto del Long Covid sul personale sanitario, il Nursing Up rilancia l’allarme con dati aggiornati e chiede l’immediato riconoscimento della sindrome come malattia professionale, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche internazionali.

Studi pubblicati su The Lancet, Nature e BMJ Global Health indicano che tra il 25% e il 30% degli operatori sanitari contagiati sviluppa sintomi persistenti di Long Covid, con punte fino al 40% nei contesti ospedalieri ad alta esposizione. Gli infermieri risultano la categoria più colpita, rappresentando oltre il 40,5% delle infezioni tra il personale sanitario.

Tradotto sul contesto italiano: su oltre 320.000 infermieri contagiati, tra 80.000 e 100.000 professionisti potrebbero oggi convivere sistematicamente con sintomi persistenti, con una fascia già stimata di oltre 20.000 casi cronici conclamati.

«Siamo stati il bersaglio principale – dichiara Antonio De Palmae oggi paghiamo il prezzo più alto. Non è stanchezza, ma una patologia che aggredisce l’organismo e compromette la capacità di lavorare».

Le ricerche del Karolinska Institutet e gli studi su Nature Immunology dimostrano che il Long Covid è una patologia organica e sistemica:

danno endoteliale (vasi sanguigni)
neuroinfiammazione (cervello)
disfunzioni immunitarie persistenti

Sintomi che si traducono in affaticamento cronico, perdita di memoria, difficoltà cognitive (“brain fog”), disturbi respiratori e neurologici, fino alla perdita dell’idoneità lavorativa.

Le evidenze internazionali indicano inoltre che circa un paziente su quattro non recupera completamente neanche dopo 6-12 mesi.

Il punto critico, sottolinea il Nursing Up, è l’impatto sistemico di questi numeri su un SSN già in affanno.

In Italia mancano infatti tra 175.000 e 200.000 infermieri: una carenza strutturale che rischia di aggravarsi ulteriormente con l’emergere di decine di migliaia di professionisti colpiti da Long Covid, tra assenze prolungate, riduzione dell’idoneità e uscite anticipate dal lavoro.

«È un effetto domino  avverte De Palmameno infermieri significa più carichi di lavoro, più errori, più stress e un ulteriore aumento del rischio clinico. Il Long Covid non è solo un problema sanitario individuale, ma una minaccia diretta alla tenuta dell’assistenza».

Il sindacato denuncia inoltre come, nonostante le evidenze scientifiche, il Long Covid non sia ancora pienamente riconosciuto come malattia professionale, con conseguenze economiche e normative pesanti per i lavoratori colpiti.

Ricordiamo che sul piano sistemico, l’OCSE stima un impatto fino a 135 miliardi di dollari annui e una riduzione del PIL dello 0,2% per tutti quei paesi, come l’Italia, che pagano oggi gli effetti del Long Covid nel proprio sistema sanitario.

«Se non interveniamo subito – conclude De Palmaquesta bomba a orologeria esploderà nei reparti. Per questo chiediamo il riconoscimento del Long Covid come malattia professionale, con tutele economiche, screening dedicati e indennità di logorio biologico. Non è più rinviabile».

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Redazione di Vercelli

Posted in Salute & Persona