(elisabetta acide) – “Il sapere religioso in relazione con le altre discipline scolastiche – Intrecci culturali”: è il titolo del corso nazionale di formazione per insegnanti di religione cattolica tenutosi in Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana, Scienze dell’educazione – Istituto di Catechetica in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Conferenza Episcopale Italiana.

Il corso ha fornito per quattro giorni (4-7 marzo 2026) un dialogo fecondo e proficuo tra docenti delle diverse discipline, per una riflessione che ha fatto emergere l’importanza del “sapere religioso”, meglio del valore della “cultura religiosa” per poter “dialogare” con discipline diverse nella scuola.
Una “lettura” interessante che parte dalla consapevolezza dell’importanza della portata epistemologica della questione, per aiutare i docenti a riflettere sia sul piano teorico, sia su quello della didattica agita, tra la religione cattolica e i territori culturali del Mondo.
Docenti di ogni ordine e grado che si sono confrontati con diverse aree disciplinari, esperienze didattiche condivise tra le diverse “regioni italiane”, che aiutano ad esplorare la ricchezza delle esperienze e delle possibilità del dialogo tra le discipline.

L’avvio è stato affidato al Card. Gian Franco Ravasi ed al filosofo Prof. Massimo Cacciari, che hanno condotto una riflessione sull’importanza della “cultura” religiosa oggi, in linea con le indicazioni concordatarie che chiedono di fare “cultura” per essere “radicati” e “portare frutto”, ed offrire spazi di riflessione e di acquisizione di competenze.
Richiamando i tratti fondamentali della nostra civiltà, i presenti sono stati invitati a riflettere sulle “dimensioni” della persona, sugli interrogativi per fornire “spazi di dialogo”, sull’importanza dell’incidenza della parola e della Parola per far “parlare” e parlare.
Con richiami alle diverse discipline in “dialogo”, i relatori hanno offerto con magistrale passione, competenza e lucidità profetica, alcuni spunti ed indicazioni per quell’unità del sapere di cui tutte le discipline possono offrire contributo per la cultura che nasce dall’ascolto, dal dialogo, con quella propensione alla ricerca di ogni essere umano.
Cultura, dunque, come “arte della convivenza”, come “spazio” in cui si impara a vivere insieme, a raccontarsi per interpretarsi, trasformarsi e “offrire respiro”, non con l’ “uniformità”, ma con “presente reciproche”, spazi dove le differenze stanno insieme senza paura e si “curano” con le rispettive esperienze e cognizioni intellettuali rielaborate con personale e profondo ripensamento.
E nei giorni intensi, tra relazioni e laboratori, i docenti, si sono confrontati con storia, filosofia, musica, arte, AI, letteratura, scienze, fisica… “intrecci” che possono aiutare gli studenti a passare dalla “frammentazione alla sintesi”, per aiutare ad “accendere senso”, per vivere quel “sogno di futuro” che ha bisogno delle radici del passato per una lettura della realtà fatta di “tessere” di un unico mosaico di patrimoni culturali indispensabili per “fare cultura religiosa oggi”.
Relatori di pregio e spessore culturale, si sono susseguiti (prof. Tanzella-Nitti, Prof. Grzadziel ,Prof. Giovagnoli, Prof. Dibisceglia, Prof.ssa Carnero, Prof.ssa Freni, Prof. Steeves, Prof.ssa Jatta, Prof.ssa Caneva, Prof. Zini) per aiutare a essere “cultura” e “dialogo”, per nutrire l’identità funzionale della disciplina, in una agorà abitata da un patrimonio di valori spirituali, culturali, educativi preziosi per aiutare i futuri cittadini a “orientarsi” nel mondo per vivere il loro presente e progettare il futuro.
Giorni importanti per il confronto ed il dialogo, per l’approfondimento, per riflettere sul cristianesimo, religione della parola creativa, dove il dialogo è parte integrante della cultura biblica, dove la parola è atto relazione, dove l’essere umano può “vedere” oltre le proprie idee e convinzioni per riflettere sulle prospettive interpretative per un autentico incontro culturale.
Giorni di confronti ricchi per riflettere come l’esperienza biblica, teologica e culturale, può e deve dialogare con i saperi e le riflessioni delle diverse discipline, in modo critico e costruttivo, attento ai grandi “nodi” ed alle grandi “domande” che da sempre l’uomo si pone.

Giorni di riflessioni per incrociare gli interrogativi del mondo e degli studenti e intrecciarli al sapere che le diverse discipline possono offrire per “parlare alla vita”, per aiutare a fare ricognizioni sulle profondità culturali, ed offrire elementi per discernere, assumere responsabilità, dare senso, intessere relazioni.
Sicuramente ho apprezzato il dialogo e l’ascolto, la riflessione e il confronto accademico del ruolo e dell’importanza della disciplina che insegno da trentanove anni, del lavoro costante di aggiornamento professionale (che non ho mai abbandonato e in cui ancora “investo”), e cultura religiosa in dialogo con le nuove “sfide” sociali, tecnologiche, culturali, unita alla formazione pedagogica ed all’attenzione del “mondo giovanile” di cui i miei studenti sono “immagine”, portatori delle loro domande, istanze, esuberanze ed inquietudini.

I quattro giorni sono stati inoltre occasione di condivisione di esperienze didattiche che nel corso degli anni ho condotto, delle idee che sempre hanno animato il mio impegno professionale, la mia didattica, la collaborazione costante con i colleghi, in dialogo con i “saperi”, nella “fatica” della interdisciplinarità e nella gioia dei “risultati”, ma soprattutto mi sono “apparsi”, proprio mentre raccontavo le esperienze, i vari “volti” degli studenti con i quali ho “camminato”, ho elaborato tracce,ho percorso strade di sapere intreccio di esperienze e conoscenze.
Valorizzazione delle differenze, confronto costante, integrazione tra sapere e sentire, appartenenza, relazione e umanizzazione, equilibro tra capacità critica e conciliazione armonica, per una visione equilibrata che aiuta ad affrontare le “sfide educative” con profondità.
E allora quella “speranza” di cui ricordo la splendida etimologia (spes tensione verso una meta) è struttura che “trascendendo” l’esistenza professionale, aiuta ad “orientare” scelte e collaborazioni, intrecci e percorsi, per vivere la scuola sempre più con coerenza, competenza, passione educativa e responsabilità.














