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RISÒ ALLA BIT DI MILANO 2026 - La seconda edizione del Festival Internazionale del Riso si presenta come progetto di sistema per il territorio  

Un progetto strutturale che unisce agricoltura, innovazione, turismo, promozione territoriale e formazione

PiemonteOggi, Regione Piemonte, Vercelli Città

Alla BIT, la Borsa Internazionale del Turismo, è stata presentata ieri la seconda edizione di Risò – Festival Internazionale del Riso, in programma a Vercelli nel 2026. Non solo un evento, ma un progetto strutturale che unisce agricoltura, innovazione, turismo, promozione territoriale e formazione.

Dopo il successo dello scorso anno, che ha portato a Vercelli buyer internazionali e otto ministri europei dei Paesi produttori di riso, Risò si conferma come piattaforma strategica capace di parlare ai mercati globali partendo da una radice profondamente identitaria: il paesaggio delle terre d’acqua.

Ad aprire la presentazione è stato Paolo Bongioanni, assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, che ha ribadito la dimensione internazionale e il valore sistemico dell’iniziativa: “Grazie all’impegno del Presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino, di ICE e del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, Risò è riuscito già dal primo anno ad avere un respiro internazionale. Si è aperto con una borsa commerciale con buyer da mezzo mondo e concluso con l’avvio di rapporti per portare ancora di più sui mercati internazionali l’eccellenza del riso piemontese. Sono state giornate di convegni, dibattiti e analisi tecniche su come si deve coltivare oggi il riso a fronte delle varie pressioni di mercati e climatiche. A Vercelli si sono riuniti ben otto ministri europei per confrontare e coordinare le politiche sul riso. Oggi tutto cambia a velocità incredibile: i mercati, la pressione climatica e fitosanitaria che aggredisce colture ieri floride e oggi in crisi, come la Nocciola Tonda Gentile che in tre anni ha visto la produzione calare del 50%. Non possiamo permetterci che succeda con nessun altro prodotto: dobbiamo lavorare sull’innovazione e ricerca anche quando i numeri vanno bene. Per questo, insieme alla seconda edizione di Risò, l’11 settembre prossimo inaugureremo una sede di Agrion a Vercelli. E per il segmento fondamentale della promozione possiamo contare su strumenti nuovi come i Distretti del cibo, che sono per l’agroalimentare quello che le ATL sono per il turismo e potranno contare su un nutrito bando. Tre distretti in Piemonte sono coinvolti nel prodotto riso: li invito ad essere presenti a Risò 2026, che dopo un solo anno entra a pieno diritto nel panel dei “grandi eventi”, il palcoscenico di gemme che ha incominciato a dare molto al Piemonte e tanto darà in futuro”,

Le parole dell’Assessore delineano con chiarezza la cornice: innovazione agricola, ricerca, tutela del prodotto e promozione integrata sono i pilastri su cui costruire il futuro del comparto risicolo piemontese. Una strategia che guarda insieme alla competitività internazionale e alla salvaguardia delle eccellenze locali, rafforzando la filiera in ogni sua fase, dalla produzione alla trasformazione. Un approccio sistemico che mette in rete istituzioni, imprese e territorio per affrontare le sfide climatiche e di mercato con strumenti strutturali e visione di lungo periodo.

A rafforzare questa visione è intervenuta Natalia Bobba, Presidente dell’Ente Nazionale Risi, che ha evidenziato il contesto di trasformazione dei mercati e la necessità di strumenti di tutela e valorizzazione: “Siamo in un momento in cui ci cambiano i mercati a una velocità incredibile. Per Ente Nazionale Risi è sicuramente una gioia aver partecipato alla prima edizione di Risò, e siamo ancor più contenti di essere presenti con la seconda edizione. Il riso è un alimento ed un cereale d’eccellenza sia a livello nazionale ma anche a livello piemontese perché la regione Piemonte è la prima regione produttrice di riso con circa 117.000 ettari, quindi una realtà veramente importante. Cosa faremo e cosa accadrà nell’edizione del 2026? Abbiamo in mente di realizzare una sala immersiva dove i visitatori potranno entrare con i loro piedi senza stivali, in una risaia. Poi rimangono gli oculus, come lo scorso anno e una parte didattica, per far comprendere che il riso viene lavorato attraverso un processo meccanico e non chimico”.

Accanto alla dimensione produttiva, la seconda edizione rafforza in modo deciso la vocazione turistica e territoriale.

Davide Gilardino, Presidente della Provincia di Vercelli, ha sottolineato il valore identitario del legame tra acqua e riso, ricordando come il Canale Cavour – che nel 2026 celebrerà i 160 anni dall’apertura delle grandi paratoie – abbia trasformato il territorio nel più importante distretto risicolo europeo: “Non c’è niente di più forte del legame tra terra e prodotto. Noi siamo terre d’acqua: un territorio plasmato dall’ingegno dell’uomo e dall’apertura del Canale Cavour, che ha collegato Torino a Milano creando una vera autostrada dell’acqua. Risò nasce da qui: dalla nostra storia, dalle nostre risaie, dalle nostre grange. In questa seconda edizione ci sarà esposizione, degustazione, vendita, momenti di convegno, di approfondimento e di confronto su quelle che sono le problematiche, le prospettive, i punti di forza della risicoltura, tenendo presente che una tradizione antica”. 

Una responsabilità che Roberto Scheda, Sindaco di Vercelli, ha sintetizzato con parole nette: “La seconda edizione dovrà essere all’altezza di Vercelli, della sua storia agricola, della sua competenza scientifica, della sua capacità di tenere insieme tradizione e futuro senza fare confusione. Sarà, ancora una volta, il racconto serio e accessibile di ciò che il riso è stato, è e può diventare. Un Festival che parla al mondo partendo da casa nostra. Perché Vercelli, quando fa bene il suo mestiere, non ha bisogno di alzare la voce: le basta continuare a seminare. E attendere, con fiducia, il raccolto”.

Il Festival vuole diventare anche un progetto di futuro, “capace di attrarre visitatori ogni fine settimana, – come spiegato da Gilardinoa scoprire le nostre grange, i nostri castelli, tutti uniti da quel filo comune che è il riso e l’acqua attraverso tour lungo i Borghi delle Vie d’Acqua e un racconto che unisce paesaggio, cultura produttiva e identità”.

In quest’ottica, nei prossimi mesi, in avvicinamento dell’evento, partiranno nuovi percorsi turistici con partenze da Torino e Milano, in collaborazione con i tour operator piemontesi, generando flussi costanti e contribuendo alla destagionalizzazione.

Determinante, in questo percorso, il ruolo della promozione turistica territoriale. Raffaella Afferni, Presidente ATL – Terre dell’Alto Piemonte, e Massimo Maio, Consigliere territoriale del Vercellese, hanno ribadito il valore del festival come strumento di valorizzazione internazionale del territorio: “Dopo il successo del primo Festival Internazionale del Riso, ATL – Terre dell’Alto Piemonte è felice di poter sostenere e collaborare nuovamente a questa seconda edizione, sempre con l’obiettivo principale di promuovere nel miglior modo possibile il territorio vercellese e la sua tradizione risicola. Vercelli e le Terre del Riso sono un grande patrimonio da valorizzare a livello internazionale, e grazie a questo Festival sarà possibile per moltissime persone conoscerne i valori, le ricchezze culturali, artistiche e naturalistiche, attraverso iniziative volte proprio alla scoperta dell’autenticità di questo ricco territorio”.

La prima edizione ha dimostrato concretamente come questa strategia possa tradursi in risultati misurabili: aumento delle presenze, visibilità mediatica nazionale e internazionale, coinvolgimento della filiera locale, ricadute per strutture ricettive, ristorazione e commercio.

Ma accanto all’impatto economico, Risò ha generato anche un significativo impatto culturale, contribuendo a ridefinire la percezione di Vercelli come destinazione capace di coniugare agricoltura, paesaggio, innovazione e contemporaneità.

È proprio questo intreccio tra promozione, identità e sviluppo che ha reso l’evento oggetto di analisi accademica. Carlotta Cassani, studentessa dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” (UPO) – confermato tra i partner anche per il 2026 –, ha scelto infatti il Festival Internazionale del Riso come case study della sua tesi sul turismo gastronomico e il digital marketing, evidenziando come la prima edizione abbia rappresentato un esempio concreto di promozione territoriale integrata, capace di coniugare comunicazione digitale, identità locale e attrattività turistica, trasformando un prodotto agricolo in esperienza culturale e leva economica per il territorio.

La presentazione alla BIT conferma dunque Risò come progetto di sistema: agricoltura, istituzioni, ATL, operatori economici, consorzi irrigui, scuole e università lavorano insieme per costruire un racconto coerente e competitivo delle Terre del Riso. Non solo festival, ma piattaforma permanente di promozione territoriale.

Perché a Vercelli il riso non è soltanto un prodotto, ma è paesaggio, storia, innovazione. Ed è sempre più destinazione.

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Redazione di Vercelli

Posted in Economia