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Pensieri in compagnia della "Dilexi te" di Papa Leone XIV

QUARESIMA - Il tempo per rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita - “La carità è una forza che cambia la realtà, un’autentica potenza storica di cambiamento" - Possiamo dirci riflesso dell’amore di Dio se siamo indifferenti ai poveri, ai fratelli bisognosi, a chi è nelle difficoltà?

Se vogliamo la pace dobbiamo passare attraverso la carità, perché non può esserci pace dove c’è ancora maltrattamento, divisione, sopraffazione, non riconoscimento

(elisabetta acide) – La Quaresima offre occasione di meditazione e di cammino di spiritualità, quasi un “laboratorio” che ci guida verso la Pasqua.

Nel suo messaggio per la Quaresima, il santo Padre Leone XIV, ci invita a vivere la Quaresima come “tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita”,

“…occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme”… per rendere ”più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi», e «lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui”.

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Ascolto, dunque, per “custodire” quella capacità di guardare, leggere e interpretare voci e parole per leggerle alla luce della Parola.

Occasione di questo nostro “esercizio”, autentico “laboratorio” di ascolto, può essere la rilettura della prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, data alle stampe il 4 ottobre 2025, in “continuità” con il predecessore Papa Francesco che in diverse occasioni nel suo pontificato, aveva posto attenzione ai poveri e ci ha lasciato la sua “Dilexit nos”, Enciclica che ha messo in luce la forza dell’Amore di Dio.

Proseguendo nel suo discorso di avvio della Quaresima 2026, Papa Leone afferma:

Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune”,

ed allora questo “cammino”, può essere “illuminato” da una rilettura di quelle parole pronunciate nella riflessione che accompagna non solo un “tema sociale”, ma un “tema teologico” che interpella i cristiani nel cammino quaresimale: attraverso i poveri, Dio parla alla Chiesa.

Perché proprio in Quaresima?

Perché la Quaresima ci “interpella” come cristiani, ci chiede una “conversione”, un “ripensamento” sulla nostra vita, sulle nostre indifferenze, sui nostri egoismi, su quel “consolidamento dei sistemi culturali ed economici” troppo spesso fondati sulla supremazia dell’interesse economico di “pochi”, sulla sfrenata produttività, sul profitto, sul consumo a tutti i costi… per “allargare lo sguardo” e riflettere sulla “conversione” non solo personale, ma “sociale” e delle “strutture”.

Già Papa Francesco aveva “messo in guardia” e nella Evangelii gaudium al n.53 affermava:

“ oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa.

Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame.

Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”.

E allora per

“mantenere vigile la fame e la sete di giustizia… istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo” (Discorso Quaresima 2026 Papa Leone XIV), proviamo a “rivedere” alcuni passaggi della sua Esortazione, per vivere la fraternità quaresimale e l’arricchimento spirituale alla luce delle parole che vivono della Parola d’Amore di Cristo.

Al numero 3 papa Leone, subito “chiarisce” la motivazione del testo:

“.Per questa ragione, in continuità con l’Enciclica Dilexit nos, Papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te, immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: Hai poca forza, poco potere, ma «io ti ho amato» ( Ap 3,9). Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri.”

Con forza papa Leone, interpella la Chiesa (ed a maggior ragione, la nostra riflessione si colloca nel periodo quaresimale) a ribellarsi alla mentalità dominante (nn.90-98) a non farsi “complici” dell’accettabilità dello scarto dei deboli e degli improduttivi, vero “peccato sociale”, della falsa imparzialità del mercato e delle proposte dello sviluppo, ma a promuovere la giustizia, a impegnarsi per la restituzione della dignità agli invisibili, a promuovere uno sviluppo “umano” per tutti.

Proprio nella nostra riflessione quaresimale, non possiamo trascurare il passaggio sul quale il santo padre si sofferma al numero 4, citando il Vangelo di Matteo:

“ I discepoli di Gesù criticarono la donna che aveva versato sul suo capo un olio profumato molto prezioso: «Perché questo spreco? – dicevano – Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!». Ma il Signore disse loro: «I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me» (Mt 26,8-9.11). Quella donna aveva compreso che Gesù era il Messia umile e sofferente su cui riversare il suo amore: che consolazione quell’unguento sul capo che da lì a qualche giorno sarebbe stato tormentato dalle spine! Era un piccolo gesto, certo, ma chi soffre sa quanto sia grande anche un piccolo gesto di affetto e quanto sollievo possa recare. Gesù lo comprende e ne sancisce la perennità: «Dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto» (Mt 26,13). La semplicità di quel gesto rivela qualcosa di grande. Nessun gesto di affetto, neanche il più piccolo, sarà dimenticato, specialmente se rivolto a chi è nel dolore, nella solitudine, nel bisogno, com’era il Signore in quell’ora”.

Spesso i nostri occhi non “vedono”, quei “poveri” sotto i nostri occhi… “li avete sempre con voi…” (Mt 26,11) ci ha detto Gesù, ed ha aggiunto “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20) e “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40), allora forse non solo “leggere”, ma vivere e impegnarsi, per andare “oltre” lo sguardo indifferente e superficiale, e incontrare il Signore nella storia,e “vedere” ciò che “Lui” vede, e “fare” ciò che Lui fa attraverso di noi.

I poveri sono con noi, ma noi dove siamo?

Papa Leone nella sua premessa, percorre quel “grido dei poveri” attraverso la Sacra Scrittura e ci aiuta a leggere l’intervento di Dio nella storia, esortandoci a “stare nel cuore di Dio” (n.8-9) con quei poveri, con l’umanità sofferente, con i dolori del mondo, con le urla degli innocenti, con le fragilità personali e sociali, per essere autentici “portatori di speranza”, per “lasciarsi evangelizzare” proprio dai poveri e dalla loro condizione (nn.99-102).

Dio è amore misericordioso e il suo progetto d’amore, che si estende e si realizza nella storia, è anzitutto il suo discendere e venire in mezzo a noi per liberarci dalla schiavitù, dalle paure, dal peccato e dal potere della morte” (n.16).

Ogni tanto siamo proprio noi a “dimenticarlo”.

“Dio è Amore misericordioso”: non è solo una “bella formula” è la centralità del messaggio del Vangelo.

E se Dio è Amore, ci chiede di “amare”, di “vivere”, di “testimoniare” questo Amore.

Ci ha “spiegato” come fare: proprio per con-dividere la nostra condivisione, si è fatto “uomo”, “povero”, ha “condiviso” la nostra natura, fino a quella “radicale” povertà che è la morte.

Ci ha aiutato a comprendere l’agire di Dio, ci ha manifestato la sua “compassione” verso la nostra debolezza e povertà, per aiutarci a vivere il cammino verso il suo Regno di giustizia, di fraternità, di solidarietà n.16).

E papa Leone, con un excursus preciso e significativo (n.35-90), ci offre il “cammino” percorso dalla Chiesa, l’impegno dei cristiani, l’esempio mirabile dei santi che non hanno dimenticato il “messaggio” e l’”invito” di Cristo, la storia di “attenzione ai poveri” di cui in forme diverse si è fatta protagonista la Chiesa in questi millenni:

La santità cristiana spesso fiorisce nei luoghi più dimenticati e feriti dell’umanità. I più poveri tra i poveri – coloro che non solo mancano di beni, ma anche di voce e di riconoscimento della loro dignità – occupano un posto speciale nel cuore di Dio. Sono i prediletti del Vangelo, gli eredi del Regno (cfr Lc 6,20). È in loro che Cristo continua a soffrire e a risorgere. È in loro che la Chiesa ritrova la chiamata a mostrare la sua realtà più autentica” (n.76).

“La carità è una forza che cambia la realtà, un’autentica potenza storica di cambiamento” (n.91).

Quante volte “usiamo” la parola “carità” e pensiamo di “risolvere” ed “assolvere” al nostro compito di cristiani, con qualche “donazione” o “servizio”.

Certo, importanti, ma forse occorre ritornare all’impegno che ci chiede il termine.

Siamo “samaritani” sull’esempio di Gesù che si “ferma”, si “prende cura”, è sollecito, “ritorna”, “paga il necessario”…, ma per fare questo dobbiamo rimanere “ancorati” a Cristo, alla sua “visione”, a “non passare oltre”, a “spenderci” perché la vita umana e il suo sviluppo sia l’impegno di “promozione” integrale di tutti.

Spesso rimaniamo indifferenti e sordi a quella domanda che interpella anche noi: “chi è il mio prossimo?”.

Gesù ha dato una risposta, ma forse noi non vogliamo “accettarla”, magari la “ascoltiamo”, forse solo la “sentiamo” e poi?

Siamo sollecitati dal santo Padre a “vedere” quell’uomo sulla strada picchiato e sanguinane, ad ascoltare quella “voce” di Lazzaro accanto alle nostre porte, a “farci” prossimi, non solo ad “essere nella prossimità”… questo è il primo atto di giustizia che dobbiamo all’uomo, chiunque esso sia.

La “strada” è indicata (nn.68-114): educazione, Eucaristia, servizio. Amore e nutrimento personale e sociale, concretezza di vita e di cura, promozione e riconoscimento di quell’ “immagine e somiglianza” che fa di noi le “creature amate”.

E allora se vogliamo la pace dobbiamo passare attraverso la carità, perché non può esserci pace dove c’è ancora maltrattamento, divisione, sopraffazione, non riconoscimento.

La pace è giustizia che riconcilia.

La pace nasce dall’amore rispettoso.

La pace nasce dal riconoscimento della dignità di tutti.

La carità genera pace e fraternità (nn.108-114).

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La Quaresima è un forte invito a interpellarci tutti, personalmente: possiamo dirci riflesso dell’amore di Dio se siamo indifferenti ai poveri,ai fratelli bisognosi, a chi è nelle difficoltà?

La speranza del mondo è nella speranza dei poveri, nella speranza di tutti, nelle vie di pace, di libertà, di giustizia.

Nostro “compito” è quello di essere “fedeli al piano di Dio” (n.82) e Dio ci chiede di “Amare”.

L’incontro con il Dio-Amore è vitale per tutti noi, ma Dio ci chiede di amare anche i nostri fratelli, ce lo chiede nell’amore e per amore.

Nell’amore dei fratelli incontro Dio.

Nei fratelli e nei poveri Dio mi “parla con il suo Amore”.

Lasciamoci interpellare dal Suo Amore.

Lasciamoci avvolgere dal Suo Amore.

Lasciamoci Rivelare il Suo Amore.

Ed anche i nostri occhi vedranno con i Suoi occhi d’Amore.

Non dimentichiamo che l’esortazione apostolica (Adhortatio Apostolica) è un documento, atto del magistero ordinario della Chiesa cattolica, scritto dal Papa che lascia un “invito” ed un “incoraggiamento” a tutti i cristiani

Lascio alle parole di Papa Leone XIV la nostra meditazione di metà Quaresima, le sue “indicazioni” per la nostra meditazione che dovrebbe “scuoterci” all’azione:

L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società.

Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile.

L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla.

Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno.

Sia attraverso il vostro lavoro, sia attraverso il vostro impegno per cambiare le strutture sociali ingiuste, sia attraverso quel gesto di aiuto semplice, molto personale e ravvicinato, sarà possibile per quel povero sentire che le parole di Gesù sono per lui: «Io ti ho amato» (Ap 3,9). (Dilexi te nn.120-121).

 

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