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Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima

QUARANTA GIORNI PER CAMBIARE - La Quaresima è il tempo della sosta e della ripartenza - E' il tempo per “sciogliere i nodi”, quelli della nostra vita, quelli che ancora “resistono”, quelli difficili da “allentare”, quelli che S. Agostino definiva: “nodo tortuoso e aggrovigliato"  - 

Quaranta non è un numero qualsiasi: è numero biblico della “prova” e della “purificazione” nel Nuovo e nell'Antico Testamento

(elisabetta acide)Quaranta giorni ci attendono.

Sono i giorni della Quaresima; i giorni verso la Pasqua.

Ogni anno lo ricordiamo, eppure ogni anno lo dimentichiamo.

Quaranta non è un numero qualsiasi: è numero biblico della “prova” e della “purificazione”.

Lo troviamo nel Nuovo Testamento:  i 40 giorni che Gesù passò digiunando nel deserto; i 40 giorni in cui Gesù ha insegnato  ai suoi discepoli tra la resurrezione e l’Ascensione.

Lo troviamo nell’ Antico Testamento: i 40 giorni del diluvio universale all’epoca di Noè; i 40 giorni passati da Mosè sul monte Sinai; i 40 giorni che impiegarono gli ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati; i 40 giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb; i 40 giorni di tempo che Dio dà a Giona, per predicare a Ninive prima di distruggerla; i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto.

Quaresima è allora il tempo per “sciogliere i nodi”, quelli della nostra vita, quelli che ancora “resistono”, quelli difficili da “allentare”, quelli che S. Agostino definiva: “nodo tortuoso e aggrovigliato” (Confessioni, II, 10.18).

Quaresima è quel tempo che Giovanni Paolo II diceva importante per “fare di sé dono totale a Dio” (cfr Enc. Veritatis splendor, 21).

Quaresima è “liberare il nostro cuore dalla schiavitù del peccato per renderlo sempre più “tabernacolo vivente di Dio” (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2009).

Tempo di purificazione e di prova, tempo di esperienza spirituale profonda.

Tempo di rinnovamento.

Tempo di silenzio e di meditazione, tempo di digiuno e di preghiera, di carità,di riconciliazione, di sacramenti.

Tempo per arrivare lontano.

Quaranta giorni non è un “tempo lungo”, è un “tempo giusto”.

Tempo di sguardi, di passi, di cammini… il “tempo liturgico” della Quaresima è il “tempo della pienezza”.

Siamo abituati a pensare alla Quaresima come ad un tempo di “tristezza”, forse potremmo definirlo il tempo degli “occhi nuovi”, e per avere “occhi nuovi”, non possiamo fermarci, occorre camminare, alzare lo sguardo, fare passi in luoghi “inesplorati”, abbracciare l’ essenziale per vivere la pienezza.

La Quaresima è il tempo della sosta e della ripartenza, del deserto e dell’ oasi, della conversione e della liberazione, della Parola e dell’attesa, della libertà e del cammino.

Il tempo della conversione, della metànoia.

Due parole che rendono il “senso”: il sostantivo noéo (νοέω), pensare, e la preposizione meta-(μετα-) che, quando è prefisso come in questo caso, indica cambiamento.

La parola ha in sé la radice del cambiamento, del “mutamento”, è il “profondo mutamento”, quel desiderio di cambiare, di una “vita nuova”, di una “radicalità” di cambiamento, non di un “cambio di idea”, ma di “pensiero”.

E’ un ri-considerare la propria vita, le proprie azioni, i propri cammini.

Cambiare “mente”, riconsiderare le priorità.

Anche Gesù usa la parola ebraica shûb, “ritornare”, abbandonare quella strada per ritrovare il sentiero verso il Padre.

“Cambio” non superficialmente, ma in modo radicale: cambio la mia vita, i miei fini, i miei obiettivi… mi pento.

Ri-comincio.

Sono belle le parole che hanno quel prefisso ri o re: ri-conciliazione, ri-considerazione, ri-surrezione, ri-mettere, ri-generazione, ri-nascita, ri-conoscenza, ri-sollevare, ri-conoscere,…

Ri/re è il “ripetere dell’azione”, azione compiuta con una nuova possibilità.

Sono le parole belle del Vangelo.

Sono le parole del futuro.

Di-nuovo, da-capo, senza arrendersi: parole di “possibilità”.

“Ho dentro di me un vero desiderio di ricominciare? Pensateci, ognuno di voi: dentro di me, voglio ricominciare?” (Papa Francesco, Prima Udienza Giubilare 2025).

Lo aveva ricordato “scuotendo” il pensiero di ciascuno, il papa, proprio in occasione di quell’anno giubilare appena trascorso.

Davvero voglio ri-cominciare?

Davvero mi impegno a cambiare?

Davvero sono disposto a ri-flettere seriamente sulla mia vita?

Lo ricordava Papa Leone XIV nell’ udienza:“Vorremmo essere felici, eppure è molto difficile riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre. Facciamo i conti con il nostro limite e, allo stesso tempo, con l’insopprimibile spinta a tentare di superarlo. Sentiamo nel profondo che ci manca sempre qualcosa” (Papa Leone XIV, Udienza 15 ottobre 2025)  e la Quaresima può essere il tempo del “Qualcosa” cercato e trovato.

La quaresima è il ri-cominciare del cristiano, è il suo ricominciare per una pace disarmata e disarmante che cambia la vita, che chiama alla vita, che chiama alla pace per ri-accendere l’umano e il cristiano che c’è in ciascuno di noi.

Ri-cominciare da noi, dal nostro cuore e dalla nostra vita.

Ri-mettere in circolo in noi l’amore di Dio.

“La fede è una forza vitale, che spinge fuori e avanti a “iniziare percorsi, avviare processi” (Papa Francesco, EG 223).

Uomini e donne in cammino, verso quel cambiamento che cerca una vita non “diversa”, ma “piena”: con più amore, con più libertà, con più coscienza: una vita in Dio.

La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovare l’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci conduca a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, per essere purificati dal peccato che ci acceca, e per servire Cristo presente nei fratelli bisognosi” (Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2021)

Quaresima è tempo per dire a Dio: “Rabbunì, che io veda di nuovo” (Mc 10,46-52).

Signore fammi “vedere” in modo nuovo, me stesso, la mia vita, il mio prossimo, Te.

Signore fammi “vedere” Te nella mia vita.

Kirye Eleinson: lo traduciamo con “Abbi pietà di me”,

ma l’invocazione è molto di più: Signore tu che sei la vita, come  Signore della Vita, donami vita nuova.

Kyrie eleison, il grido di quel cieco (Mc 10,46-52), “Signore ri-generami”, ricostruiscimi come una nuova creatura, ri-collocami sulla strada del Battesimo, creatura nuova con Te, secondo il tuo piano, Dio.

Ri-generami, Signore in questo tempo di Quaresima, rendi fecondo il mio cammino, rendi nuova la mia vita, ri-collocami nella tua Grazia, nel tuo Eden, nel tuo Amore.

Ri-nasco perché posso rivolgermi a Dio perché Lui si è rivolto a me, mi è venuto incontro, e il mio cammino ha “incontrato” l’Amore.

Mi trasformo, o Dio, pieno della Tua grazia.

Divento “presenza” nuova nel mondo, grazie alla Tua Presenza.

Mi converto, non per “trasformami”, ma per “santificarmi”, per rispondere a quella chiamata che Dio ha fatto a tutti i cristiani.

Mi converto non per diventare un super – eroe, ma per fortificarmi, per diventare coraggioso, per non rinunciare all’essenziale ma all’effimero, per essere cristiano “appassionato” di Cristo e del suo Vangelo.

Mi converto per aggiungere vita di Cristo alla mia povera vita.

Mi converto per pensare i “pensieri di Dio”, per “riempirmi” di Dio.

Mi converto in quel tessuto di relazioni credibili.

Mi converto perché sono stato “chiamata” ad una esistenza bella e buona come persona: quelle parole della prima pagina della Genesi sono per me, in ebraico, “thov” (טוֹב)  “buono” e “bello”, mentre “bohu” (בֹהוּ) indica “vuoto” o “desolato”, ciò che non “era” prima della “chiamata” di Dio.

Mi converto perché voglio mettere il “cuore di Dio” in ogni cosa.

Mi converto perché voglio “fare” il prossimo e “rendermi” prossimo.

Mi converto perché voglio camminare con la Chiesa, con la comunità verso la Pasqua, in un percorso di fatica e di gioia, ma non in un cammino solitario.

Mi converto per vivere la verità sull’io, l’autenticità sull’apparenza, il tempo favorevole sul tempo perso.

Mi converto perché voglio vivere il “ragionamento” di Dio: “Noi ragioniamo per equivalenza, Dio per eccedenza” (Carlo Maria Martini).

Mi converto perché la mia vita sia una metanoia, sia una “passione” inesauribile per Cristo, sia la consapevolezza dell’Amore amante ed amato, sia la felicità dei poveri, di coloro che sono afflitti e nel pianto, affamati ed assetati, bisognosi e ricercatori di giustizia…

Mi converto perché guardo alla mia vita con la prospettiva di Dio, mi scopro amato, perché sono “di pù” dei miei peccati, perché sono “chiamato” alla “vita piena” e con fede, mi trasformo.

Mi converto e mi trasformo perché apro con fede alla fiducia in Dio che opera in me, mi affido a Lui con docilità.

Mi converto perché la vita interiore sia un cammino che ha ali di amore, che conduce alla libertà, alla Verità: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14,6)

E in questa Quaresima la mia conversione avrà la luce del volto di Dio a rischiarare il cammino:

“Amami tu, Signore,
anche se non sono amabile,
anche se sono povero,
anche se non lo merito,
anche se ti amo poco,
amami tu, Signore.

Quando mi alzo al mattino pieno di sogni,
quando mi corico di sera pieno di delusioni,
quando lavoro per inerzia,
quando mi riposo e sono vuoto,
quando prego così distratto,
quando non ho voglia di amarti, amami tu, Signore.

Quando penso di amare te, senza amare gli uomini,
quando mi illudo di amare gli uomini senza amare te,
quando temo di amare troppo,
amami, tu Signore.
Quando ho paura di compromettermi,
e ho paura di impegnarmi,
quando fuggo l’amore
quando nessuno mi ama
amami tu, Signore e guariscimi.”

(Adriana Zarri)

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