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MONCRIVELLO, SANTUARIO DELLA "VIRGO POTENS" AL TROMPONE - Quel pellegrinaggio di Mazzè, Tonengo e Villareggia, che rinnova la collaborazione e la comunione tra Canavese e Vercellese -  IL VIDEO E LA GALLERY

Il Parroco delle tre Parrocchie, Don Alberto Carlevato, capace di suscitare una sempre viva devozione mariana

(elisa moro) – Un Triduo di profonda gratitudine e devozione in onore della Virgo Potens del Trompone, nel clima solenne e festoso dell’Ottava di Pasqua, che ha visto l’alternarsi di fedeli provenienti da tutti i paesi vicini al Santuario di Moncrivello.

Il Santuario della Vergine Potente del Trompone è infatti un ponte tra il vercellese e il canavese, luogo di assoluta pace, sorto per celebrare l’apparizione mariana avvenuta nel1562, connessa alla guarigione miracolosa di una donna, Domenica Millianotto, affetta da epilessia e altre infermità.

Dopo i primi due giorni del Triduo (giovedì il saluto del Rettore, Don Thierry Tomo), che hanno visto la presenza delle parrocchie di Moncrivello e di Cigliano (con don Pio Bono per Moncrivello e Don Luciano Pasteris per Cigliano), protagonisti del pomeriggio di sabato sono stati i fedeli, delle Parrocchie di Villareggia, Tonengo e Mazzè, guidati da Don Alberto Carlevato, alcuni dei quali, sono giunti da Villareggia a piedi, in processione.

Alle ore 18 la Santa Messa presieduta da Mons. Lorenzo Piretto, Arcivescovo emerito di Smirne, nella Domenica in Albis, dove la Liturgia dell’ottava di Pasqua pone l’accento sull’incredulità di San Tommaso.

Presenti i diaconi Paolo Brun, Alessandro Masseroni e Jean Francois Nordjoe, quest’ultimo dei Silenziosi Operai della Croce, che il prossimo 25 aprile sarà ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani del Cardinal Giuseppe Versaldi.

A sottolineare la sempre cordiale presenza delle Istituzioni, la presenza del Sindaco di Villareggia, Arch. Fabrizio Salono.

Nel video messo a repertorio, si ripropone integralmente l’omelia, tenuta dal giovane diacono Alessandro Masseroni, particolarmente intensa e profonda, incentrata sul tema del vedere.

In riferimento al Vangelo di Tommaso, Masseroni ha infatti sottolineato come la ricerca interiore e lo sguardo contemplativo permettano al credente non solo di comprendere, ma di incontrare profondamente la verità, al punto che la visione diventa un contatto con la realtà, come già affermava sapientemente San Tommaso D’Aquino.

Il noto episodio dell’incredulità di Tommaso, una ricerca sincera e instancabile della Verità, permette una riflessione sulla necessità di “togliere via il lievito vecchio” (1Cor. 5, 7),  rinnovando la fede e il cuore in Cristo, vero Dio e vero Uomo, “attraverso un contatto intimo e profondo, con la Sua stessa Persona” (Guardini, la Pasqua, p.49).

Metti qui il tuo dito… tendi la tua mano e mettila nel mio fianco” (v. 27).

Nella Genesi Dio aveva teso la mano verso il fianco di Adamo per trarre fuori Eva (Gen. 2, 21); ora, al contrario, si può dire che una creatura, Tommaso, allunga la mano verso il suo Creatore, per farne scaturire, da quella sorgente di amore e di Misericordia, la fede autentica, quella che rende testimoni della sua Risurrezione. Commenta, a tal proposito, Sant’Agostino: “Dio chiede la testimonianza a un uomo. Sì, Dio ha un uomo come testimone, ma a beneficio dell’uomo…Tocchiamo Cristo, tocchiamolo! Credere è toccarlo” (Commento a Giovanni, 2,8).

Don Divo Barsotti commentava che: “Dio si adatta all’uomo perché creda…. Tuttavia, appena Tommaso vede il Risorto, va oltre la visione e riconosce il suo Dio” (Le apparizioni del Risorto, p. 100), riconosce quella fonte inesauribile di misericordia, che proprio nella Domenica in Albis la Chiesa festeggia solennemente.

La processione alla Grotta di Lourdes, ha concluso la Santa Messa, documentata del video, e magistralmente animata dalla Corale interparrocchiale, diretta dalla Signora Viviana Gerardi; all’organo i maestri Francesco Gianetto e Sandro Frola; solista il Soprano Signora Elena Geranio.

Magna pars nella direzione delle Corali, il Parroco Don Alberto Carlevato, che al termine della Celebrazione ha rivolto pensieri affettuosi ai presenti.

Vedere, toccare, guarire, credere: il cuore di questo Santuario, tanto caro ai paesi attorno a cui sorge, è proprio questo.

Dall’incontro, dal fissare lo sguardo con quello di Maria, la cui effige accoglie tanti pellegrini che ogni giorno passano dal Santuario, nasce l’urgenza del testimoniare con la vita la gioia di questo evento.

E forse è proprio questo che la Vergine Maria, in questo Santuario, edificato sul luogo ove volle rivelarsi per la guarigione di una povera donna “semplice”, ci aiuta a fare e ci chiede di fare: testimoniare, soprattutto con la nostra vita, la gioia della Risurrezione.

Come ricorda il Vangelo: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29).

Una beatitudine che non allontana dalla visione, ma la compie: perché proprio nell’incontro, nel segno accolto e custodito nel cuore, nasce una fede capace di trasformarsi in vita vissuta, in speranza concreta e in testimonianza quotidiana.

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