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Biellese e Oropa, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte
Perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella II Domenica di Pasqua - "Mio Signore e mio Dio!" - Commento a cura delle Suore Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli" di Biella - 

Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

At 2, 42-47

Dagli Atti degli Apostoli

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Sal. 117

RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze.

RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

1 Pt 1, 3-9

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.

Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Gv 20, 19-31

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano idiscepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

Mio Signore e mio Dio!

(At 2,42-47; Sal 117; 1 Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)

“La sera di quel giorno”: quando su ogni cosa scende l’oscurità e il silenzio, quando anche la speranza sembra spegnersi, quel giorno, il primo della settimana, conferma un nuovo inizio.

Dio si fa strada anche a porte chiuse, le difese umane che si innalzano in risposta alla paura, non costituiscono alcuna barriera all’ amore del Maestro che mantiene la parola detta più volte e affidata alla fede dei suoi: “Il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto, essere messo a morte e il terzo giorno risuscitare” (cf Mt 16,21). Gesù viene e si ferma in mezzo ai suoi come il Vivente (Ap 1,18), come Colui che dona la pace, il primo dono del Risorto; poi mostra le mani e il fianco, ferite che non generano nei discepoli dolore, ma gioia, riconoscono il Signore. Le stigmate di Gesù restano per sempre i segni per riconoscerlo, non come ricordo del male ricevuto, ma come testimonianza dell’amore donato.

Di fronte al Crocifisso ognuno può dire: “Dio mi ha amato così!”. Per la seconda volta Gesù dona la pace ai suoi, per poi consegnare loro il mandato missionario per una Chiesa in uscita.

Gesù, in mezzo alla comunità riunita (cf Mt 18,20), soffia sui presenti comunicando lo Spirito Santo, la Promessa del Padre: “Io manderò quello che il Padre mio ha promesso perché siate rivestiti di potenza dall’alto (cf Lc 24,49) e mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra” (cf At 1,8).

Il vangelo ci ricorda che la comunità non è al completo, manca Tommaso, uno dei Dodici. Quando egli rientra, subito i discepoli condividono quanto accaduto: “abbiamo visto il Signore!”, ma Tommaso non vuole credere alla loro parola, ha bisogno della sua esperienza diretta e concreta: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. Passano otto giorni prima della nuova venuta di Gesù, che torna non solo per Tommaso, ma anche per la comunità ancora riunita a porte chiuse e bisognosa della pace che il Signore, per la terza volta, dona loro.

Potremmo chiederci, come probabilmente fece Tommaso: perché il Signore non ha aspettato a manifestarsi quando tutti i discepoli erano riuniti? Forse perché il cammino di Tommaso ci sarebbe stato molto utile, come le parole che Gesù gli rivolge e affida: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. Gesù non nega la sua presenza a Tommaso, ma gli offre l’opportunità di vivere una fede più grande, quella di chi crede anche senza vedere. La debolezza di Tommaso e il suo capitolare di fronte a Gesù ci sono compagne nel nostro cammino fatto di oscurità e di luce, di assenza e di presenza, di dubbi e di risposte. Gesù viene sempre in mezzo alla sua comunità, pronta a riaccoglierci anche quando ci allontaniamo, pronta a sostenere e accompagnare la nostra personale esperienza di fede fino alla confessione di Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

 

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