Si è riunito a Parma venerdì 6 febbraio il coordinamento pomodoro da industria del Nord Italia di Confagricoltura, con la partecipazione dei referenti territoriali delle principali province produttrici.
Al centro del confronto, la pianificazione della prossima campagna e le criticità che stanno emergendo in una fase ancora priva di certezze sull’accordo quadro.
Era presente anche la rappresentanza alessandrina, principale provincia del Piemonte per la coltivazione del pomodoro, con oltre 3.500 ettari (dato 2025).
Durante la riunione è stata presa in esame la prima proposta dei rappresentanti dell’industria di trasformazione del pomodoro. Proposta che, nella sua forma attuale, non soddisfa i produttori. La principale criticità è la tabella di qualità, che dovrebbe definire lo standard qualitativo del prodotto raccolto, destinato alla lavorazione da parte dell’industria.
I produttori hanno ribadito con forza che la tabella è stata modificata solo lo scorso anno su indicazione della parte agricola, proprio per migliorarne chiarezza, trasparenza e oggettività e che non vi è alcuna disponibilità a rimetterla nuovamente in discussione.
La parte agricola evidenzia come la tabella debba costituire un parametro oggettivo e stabile, a tutela del lavoro degli agricoltori, i cui parametri devono essere “sganciati” da un dato quantitativo, difficilmente prevedibile prima della conclusione della campagna.
Lo dimostra il fatto che, negli ultimi anni si è registrato un aumento della superficie agricola utilizzata per la coltivazione del pomodoro da industria, ma a fronte di una resa in calo.
A livello di distretto Nord Ovest (principalmente le provincie di Alessandria, Parma, Piacenza, Ferrara, Mantova) si è passati da circa 38 mila ettari nel 2021 a 45 mila ettari nel 2025, ma con una produzione passata da 3 milioni di tonnellate (dato 2021) a 2,4 milioni (nel 2024, ultimo dato disponibile).
In Piemonte si è registrata una crescita nelle superfici coltivate pari al +8%. Nell’alessandrino, dove si concentra circa il 90% della produzione regionale, la superficie coltivata è di 3.512 ettari. Tuttavia, ha subito cali di resa pari circa al 13% (fonte Confagricoltura Piemonte).
La diminuzione di produttività è imputabile anche ai cambiamenti climatici in atto e alla presenza di fitopatologie, eventi non prevedibili al momento del trapianto.
Al termine della riunione a Parma, l’intergruppo ha ribadito che per giungere alla definizione dell’accordo quadro restano inderogabili il rispetto delle regole comuni e una pianificazione rigorosa.
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Redazione di Vercelli















