Tuuru, pronuncia Toru, si trova a 1800 metri in una zona del Kenya del nord verde e ricca di vegetazione.
Qui da mercoledì 25 febbraio 4 docenti e 4 studenti insieme con il dirigente scolastico dell’Istituto Lancia di Borgosesia sono al lavoro presso la missione delle Suore del Cottolengo che si prende cura della popolazione povera del distretto di Meru, in particolare donne e bambini con handicap da lieve a grave.
Un grande complesso ospedaliero autonomo che si autosostenta con una propria fattoria, orto e la piantagione necessaria.
La missione gravita soprattutto intorno ai servizi alla salute con un ospedale, ambulatori, reparto maternità e soprattutto la Children’s house che ospita un centinaio di bambini e adolescenti tra cui molti che vengono abbandonati e non sono in grado di essere reintegrati, con disabilità.
Qui il lavoro di manutenzione è tanto, in parte quello che ci si aspettava, in parte altre necessità che sono emerse sul posto.
I falegnami (il docente Roberto Multone e lo studente Gabriele Negrone) si stanno occupando di nuovi arredi, dove servono: armadi, ante per i mobili della cucina che ora sono aperti, un mobile per la macchina da cucire, ma soprattutto la sistemazione delle piccole “comode” che utilizzano i bambini.
I meccanici saldatori dell’istituto tecnico Lirelli (il docente Simone Nuzzo e gli studenti Alberto Ramaciotti e Francesco Nichele) stanno in officina a riparare protesi e carrozzine ma, già che ci sono, tutto quello che capita, come una delle giostrine del centro.
Gli elettrici dell’Ipia Magni (il prof. Francesco D’Alessandro e lo studente Antonino Giacopelli) si muovono ovunque serva: riparano prese, elettrodomestici, dispositivi elettrici e fanno manutenzione agli impianti degli edifici.
Fanno il loro lavoro, ma anche tanto più di quello che si fa e si impara a scuola perché non solo le richieste a volte esulano dal previsto e richiedono buone doti di improvvisazione ma anche la dotazione dei laboratori è decisamente limitata per gli standard italiani.
In parte obsoleta, in parte non funzionante, in parte assente: “Il modo di lavorare qui è molto diverso e noi siamo entrati in officina in punta di piedi – racconta il prof. Nuzzo – per non alterare gli equilibri. Inevitabilmente però a un certo punto abbiamo dovuto renderci autonomi per riuscire a lavorare in modo efficace. E così abbiamo riesumato una maschera per saldare perché qui si salda con gli occhiali da sole, abbiamo fatto ripartire un tornio che era dimenticato in un angolo e così via…”.
Idem per la falegnameria: “Per fortuna siamo arrivati con i nostri utensili altrimenti non sarebbe stato possibile lavorare con uguale velocità – racconta il prof. Multone – e un pò più in sicurezza”.
Per i ragazzi, soprattutto, però si tratta di un’esperienza che lascerà inevitabilmente il segno, nel bene e nel male, sulla formazione della propria individualità: “La cosa più bella e che porterò a casa con me è l’amore dei bambini che vivono nella missione o nei villaggi intorno, l’affetto che ti offrono. Nonostante la povertà che permea tutto, banalmente sul posto di lavoro dove mancano anche le cose che per noi sono banali – racconta Alberto Ramaciotti -. Cosa mi porterò a casa? Un occhio diverso nel valutare le persone e nuovi legami nati proprio tra chi sta condividendo questa avventura”.
Della stessa idea il compagno Francesco Nichele per il quale il contatto umano con le persone del posto, soprattutto i bambini, è quello che porterà a casa nel cuore: “I piccoli vengono a cercarci per giocare ma anche i grandi ci hanno accolto a braccia aperte. Di certo tornerò a casa apprezzando di più quello che ho: qui capita di non avere la luce, l’acqua e, quindi, di doverci lavare coi secchi…”.
E proprio quest’ultima difficoltà è il prossimo obiettivo dell’associazione Mons. Oscar Romero di Magenta cui la delegazione del Lancia si è appoggiata per “entrare” in missione e che da anni si sta occupando del centro sviluppando vari progetti a sostegno delle diverse necessità.
Oggi il referente Angelo Rescaldina sta infatti progettando un impianto fotovoltaico che alimenti in continuazione almeno la pompa dell’acqua, il frigorifero per i medicinali e i congelatori.
Oggi infatti quando l’elettricità si ferma anche la fornitura di acqua causando gravi disagi alle attività soprattutto dell’ospedale.
I bisogni sono tantissimi e lo stesso dirigente scolastico del Lancia, Carmelo Profetto, a sua volta operativo a Tuuru, ha individuato in questi giorni di permanenza, osservazione e contatto nuovi bisogni che presto si trasformeranno in nuovi progetti di aiuto e supporto a beni, immobili e persone.
“Benché la missione di Tuuru offra comunque una sistemazione confortevole per i volontari che vi soggiornano, la comunità di disabili che essa ospita offre un’immagine tangibile di quello che papa Francesco chiamerebbe “lo scarto dello scarto”: bambini e adolescenti, esseri umani, che non avrebbero alcuno spazio in una società ai margini del mondo se no fosse per l’anelito che muove religiosi, in particolare modo, e altri volontari che hanno fatto per la loro vita questa scelta di aiuto così estrema e difficile”.
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Redazione di Vercelli





















