Dal 2020 aumenti di oltre il 18% sui trasporti e recenti aumenti delle tasse per i cittadini: scelte politiche lontane dalla realtà della Giunta Cirio.
L’Agenzia della mobilità piemontese ha deliberato, negli scorsi giorni, l’adeguamento delle tariffe dei treni regionali e autobus extraurbani in base all’andamento dell’inflazione.
Le nuove tariffe entreranno in vigore il 1° luglio 2026.
Un aumento medio che sarà del 1,32%: fino a 20 centesimi in più per le corse semplici, rincari compresi tra i 10 e i 50 centesimi sugli abbonamenti settimanali, tra 50 centesimi e 2 euro sui mensili e tra 4 e 18 euro di aumento per gli abbonamenti annuali.
«Dietro al termine “adeguamento all’inflazione” ci sono tanti pendolari, come noi, che da luglio pagheranno di più per recarsi al lavoro o a scuola. E’ normale pagare quasi il 19% in più un biglietto rispetto al 2020? Senza dubbio no ma in Piemonte sembra proprio di sì. Vanno fatti una serie di ragionamenti: siamo di fronte a un servizio pubblico che dovrebbe incentivare la mobilità sostenibile ma diventa sempre più inaccessibile economicamente, per non parlare dei continui disservizi che continuiamo a segnalare con cadenza settimanale, anche grazie al prezioso confronto con i comitati pendolari e con i lavoratori del comparto. Proprio dal confronto, si sottolinea anche l’urgenza di implementare la sicurezza, con videocamere ad alta definizione sui mezzi e nelle stazioni, aumentando la presenza di personale di sicurezza e controllo, specialmente nelle ore serali» commentano la Consigliera regionale PD Simona Paonessa e Alessandro Bardone, Vice Segretario regionale dei Giovani Democratici.
«Siamo ormai abituati a ritardi cronici, carrozze vecchie o fredde, coincidenze che saltano, cancellazioni – continuano – ma così non si può andare avanti. Disservizi che sono figli di scarsi investimenti, mancata manutenzione, una situazione ora esasperata dalla gestione del Ministro Salvini che di tutto parla, immaginando improbabili opere faraoniche, tranne che di trasporti».
Con la Delibera di Giunta 13-6608/2013, approvata durante la Giunta Cota, c’è stata una riorganizzazione del sistema tariffario che stabilisce un adeguamento annuale dei prezzi delle tariffe in base al tasso di inflazione.
Adeguamento annuale che all’epoca di Chiamparino era stato congelato per non gravare sulle famiglie.
Puntualizzano gli esponenti PD «quest’anno, sarebbe stato necessario sospendere l’adeguamento all’inflazione e bloccare l’aumento delle tariffe, come piccolo segno di attenzione verso le difficoltà quotidiane dei pendolari. Infatti, aumentare le tariffe è una scelta politica, come lo è stata aumentare l’Irpef a famiglie, lavoratori e pensionati piemontesi, con redditi compresi tra 15mila e 50mila euro, che porta a sborsare 106 euro all’anno in più. Insomma, una maggioranza più lontana dalla realtà che mai».
Concludono Paonessa e Bardone:«Aumentare i prezzi senza migliorare i servizi è di per sé una contraddizione. Pagare di più lo stesso servizio, se va bene e non peggiora, è davvero insensato. Come è insensato pagare cifre oltre i 1000 euro all’anno per andare al lavoro o a scuola».
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Redazione di Vercelli















