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Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità della Commemorazione di tutti i fedeli defunti - "Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!" - Commento a cura della Professoressa Elisabetta Acide -

Fratelli, la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato

Gb 19, 1.23-27

Dal libro di Giobbe.
Rispondendo Giobbe prese a dire:

«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Sal 26

RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?

  RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.

  RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto.

  RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

  RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Rm 5, 5-11
Dalla lettera di san Paolo ai Romani.
Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Gv 6, 37-40
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROFESSORESSA ELISABETTA ACIDE

Se tutti davanti al tema della morte rischiamo di smarrirci e disorientarci, questo giorno è la “giornata della vita”, dove il mistero vive, dove si apre lo spazio della fede, della “contemplazione” di quel mistero che è relazione con Dio stesso e con tutti coloro che ci hanno preceduto e sono immersi nella contemplazione dello stesso “mistero”.

Siamo immersi nella vita che ci attende presso il Padre e lì ritroveremo coloro che ci hanno preceduti.

Nella prima Messa del giorno, il libro di Giobbe (prima lettura) ci fa trovare una affermazione di speranza: “Io lo so che il mio redentore è vivo.”. “Io lo so”: la certezza  della vita che non termina con la morte.

La certezza della “verità” che Giobbe ha intuito, proprio quando si trova in mezzo alle sofferenze della vita.

Una vita che ha  “bisogno” della comunione con Dio e della realizzazione della sua giustizia, perché gioia è “rimanere presso il Signore” (salmo), oltre ogni paura, oltre ogni dubbio,oltre ogni difficoltà.

La mia fede non vacilla.

Sono con il Signore e rimarrò con Lui per sempre.

Giustificati nel suo sangue (seconda lettura), saremo salvati per mezzo di Lui.
Dio ha redento il mondo e sarà espressione della sua misericordia. La misericordia di un Padre.

Il brano del Vangelo fornisce una certezza: chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

L’amore di Gesù manifestato in modo smisurato e unico sulla croce, ci mostra l’amore infinito e la volontà di salvezza di Dio per l’uomo.

Il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni ci aiuta a celebrare la “volontà del Padre” i figli abbiano la vita, risuscitati nella comunione, la vita divina, la vita eterna.

La salvezza è conseguenza della comunione con Cristo nella fede e nell’eucaristia: questo vince la morte e ci inserisce nella vita piena di Dio.

E san Paolo (seconda lettura) nella lettera ai Romani sottolinea la grande “consolazione”: Cristo è morto per i peccatori.

Per noi. Per tutti.

San Paolo ci dice: la morte è ciò che non può essere separato dalla risurrezione.

Viviamo nella grazia e nella speranza della “gloria di Dio”.

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