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Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Festa di tutti i Santi - «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello» - Video omelia di Padre Fernando Armellini - Commento a cura delle Suore Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli" di Biella - 

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

 

Ap 7,2-4.9-14

Dall’Apocalisse di san Giovanni Apostolo.
Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».

E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Sal 23

RIT: Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

  RIT: Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

  RIT: Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

  RIT: Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

1 Gv 3, 1-3

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.

Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Mt 5, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI

Il centro di gravità permanente

(Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12)

Gesù vedendo le folle, sale sul monte, scegliendo un cammino in salita un po’ faticoso; giunto a meta, si pone a sedere come facevano i maestri e incomincia a insegnare. La sua cattedra è la bellezza della montagna con tutto il carico simbolico di rivelazione e teofanie che troviamo nell’Antico Testamento. Come il nuovo Mosè, Gesù consegna ai suoi la nuova Legge, cominciando con le beatitudini, che non sono altri comandamenti, ma una strada offerta alla libera scelta di ognuno, una proposta che Dio indica come risposta al desiderio di felicità nascosto nel cuore di ogni uomo.

In queste parole c’è tutta la novità portata da Cristo, una novità da intendere non come rottura con l’antica Legge, piuttosto come il compimento, la pienezza della Legge. Gesù dirà infatti di essere venuto non per abolire, come alcuni credevano, ma per dare compimento. Gesù parla non solo come mediatore quale era Mosè, ma in nome di Dio, con l’autorità data dal Padre: “Mosè vi disse ma io vi dico”.

Nell’Antico Testamento, il monte Sinai è il luogo della Legge scritta sulle tavole di pietra; nel Nuovo Testamento, la collina in riva al lago di Galilea diventa il nuovo Sinai da cui Gesù parla intendendo se stesso come la Torah, la parola di Dio in persona.

In effetti le beatitudini sono il ritratto di Gesù, la sua forma di vita e la via della vera felicità. A chi è destinata questa rivelazione? A prima vista sembrerebbe solo ai discepoli che gli si avvicinano, però in conclusione al discorso della montagna leggiamo che le folle rimasero stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi (Mt 7,28-29) che contestano a più riprese questa autorità.

Il messaggio di Cristo, in particolare quello così alto e paradossale delle beatitudini, è un insegnamento che tocca la condizione umana, quella che il Signore incarnandosi ha voluto assumere per salvarla. Perciò è diretto a tutto il mondo, nel presente e nel futuro, e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù, nel camminare con lui (Cfr Benedetto XVI, Angelus 30/01/2012).

Il termine beato si incontra numerose volte già nell’Antico Testamento soprattutto nei salmi e nella letteratura sapienziale: beato l’uomo che teme il Signore, beato chi trova in Dio la sua forza, beato chi confida nel Signore, beato chi ha cura del debole… Nel Nuovo Testamento il termine beato traduce la parola greca makários, che indica la realtà di una felicità profonda e stabile. In effetti si possono vivere momenti di felicità che si alternano a momenti di sofferenza e fatica, la strada che Gesù indica con le sue scelte concrete ha in sé la promessa di una felicità, una condizione di pienezza di vita che non viene meno neppure nelle situazioni limite. San Paolo che ne ha vissute parecchie di situazioni limite: digiuni, veglie senza numero, freddo, fame, naufragi, pericoli da falsi fratelli… dirà: chi ci separerà dall’amore di Cristo?  Le beatitudini sono strade che vivono questo amore, che è il loro principio e il loro fine,  il centro di gravità permanente che ci rende stabilmente beati!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

 

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