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Presentato oggi presso il Santuario il video promozionale realizzato da VercelliOggi.it

VEROLENGO - Il Santuario della Madonna del Veuchio unisce i territori del Chivassese, Vercellese e Monferrato Casalese sotto lo sguardo materno di Maria - Il sacro luogo offre al pellegrino veri tesori d'arte e cultura, ma soprattutto da oltre 400 anni propone un itinerario di fede, preghiera, conversione, vita comunitaria - IL DOCUMENTARIO IN VIDEO E LA GALLERY

Nel 2024 inaugurato anche un ostello essenziale, ma molto ospitale per i pellegrini della Via Francigena

E’ stato presentato oggi, 29 ottoobre, a Verolengo, presso il Santuario della Madonna del Veuchio (La Madonnina) il documentario che mira a fare conoscere di più questa gemma di devozione mariana, arte e cultura popolare risalente ai primi anni del XVII Secolo.

Il video è stato realizzato con il contributo del Lions Club Chivasso Host, nell’intento di valorizzare il sacro luogo anche oltre il confine del Canavese e del Vercellese.

VercelliOggi.it   si è volentieri assunto il compito di realizzare questo documento che si avvale dei testi preparati dalla Professoressa Elisabetta Acide e da Guido Gabotto, mentre le riprese aeree sono state a cura di Andrea Vecco e di Roberto Accosta.

Il brano musicale “O Sanctissima Virgo Maria”, adottato come inno del Santuario, è opera del giovane compositore ed organista di Chivasso, recentemente laureatosi al Conservatorio di Torino, il Maestro Emanuele Racco.

Dopo la presentazione ufficiale (il servizio sull’evento nelle prossime ore, in altra parte della home page) il documento è ora a disposizione dei nostri Lettori.

Buona visione e buon ascolto.

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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL VEUCHIO

(La Madonnina)

Città Metropolitana di Torino – Comune di Verolengo

Diocesi di Ivrea

Possiamo avvicinarci al Santuario della Madonna del Vèuchio, che la pietà popolare, con devozione e amore filiali ha ribattezzato con la tenera espressione “La Madonnina”, con sentimenti di fede, desiderando pregare per compiere passi sempre nuovi e utili alla nostra conversione.

Possiamo apprezzarne e cercare di valorizzarne i tesori d’arte, consegnarli alla cultura, a vantaggio di una più fraterna vita comunitaria.

Ma forse il sentimento più naturale è quello – parafrasando San Paolo – di tenere lo sguardo fisso sulla “padrona di casa”, su Maria.

Con atteggiamento di figli che si riconoscono sempre bisognosi di conversione, e sempre fiduciosi nel suo amore.

Per quanto possiamo pensarci lontani e soli, per quanto le derive della nostra vita possano portarci in territori impervi, ove nessuno viene più a cercarci, Ella pare essere più sola e bisognosa di noi, sembra non potere fare a meno di noi, non si rassegna a perdere nessuno, non smette di cercarci anche laddove nessuno lo fa più.

Lei non desiste, lei vuole salvarci tutti e tutti portarci a suo figlio.

Questa è, dunque, soprattutto una casa di preghiera, di incontro con Maria e l’Eucarestia.

Casa in cui si possono depositare sorrisi e lacrime, gioie e dolori e affidarli all’ intercessione di Maria, colei che è madre di accoglienza, di abbraccio, modello di fede e di affidamento.

Sull’antica via che da Casale Monferrato va a Torino, nel silenzio e nella quiete del comune di Verolengo … una cupola …

E’ il Santuario della Madonna del Vèuchio, affettuosamente denominata “Madonnina”.

Una sosta…un passaggio… su quella “Via antica per Crescentino” che ha visto muoversi con i passi dei pellegrini e camminare verso l’alto.

Un antico pilone ora inglobato nell’altare maggiore e l’immagine di Maria, madre che reca in braccio il figlio Gesù benedicente.

Maria in posizione eretta, in abiti regali ed in capo una corona. Maria regina e madre.

Vediamo dunque l’immagine di quel pilone che oggi non c’è più, ma che ci aiuta a recuperare una sintonia con i sentimenti del popolo che volle questo Santuario

Ancora, prima di contemplare il Santuario nella sua attuale rappresentazione, vale certamente la pena di soffermarsi su un tesoro ancora nascosto: la sacra effige della Mater Amabilis

Come forse si intuisce dal contesto che fa da insolita cornice all’immagine, questo affresco si trova tra la parte antica e quella nuova della fabbrica: non è visibile al popolo e per raggiungerla occorre percorrere un camminamento non facile.

Ne parleremo ancora tra qualche minuto, ma ora, in esergo, vogliamo presentare a Maria una speranza: che la sua figura di Mater Amabilis possa presto tornare all’abbraccio dei fedeli.

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Ora il nostro sguardo “fisso su Maria” si rivolge alla contemplazione dell’affresco collocato in corrispondenza dell’antico altar maggiore

L’effige riprende la precedente e raffigura Maria che ricorda nelle sembianze la Madonna di S Eusebio con i santi Carlo Borromeo e S. Antonio da Padova inginocchiati ai piedi e lati della vergine.

L’affresco di datazione ignota, presente alla fine del XVII secolo, ha dato origine alla costruzione della primigenia cappella e successivo santuario.

Su quell’immagine di Maria con il figlio Gesù in braccio, di manifattura popolare, è racchiuso il riverbero della vita vissuta, della devozione a colei che è madre e ci è madre, a colei che conduce e porta a Cristo. Maria offre Dio al mondo.

Antiche sono le testimonianze delle cronache delle “visite pastorali” dei secoli diciassettesimo e diciottesimo, conservati negli archivi diocesani che raccontano il Santuario e la sua devozione sul territorio.

Un Santuario che accoglie.

Maria in quella “casa di pietra”, è madre che annuncia a coloro che vi si recano, una nuova missione nella fede: siate nella vostra vita, pietre vive per la costruzione di un’edificio spirituale.

La “Madonnina” invita uomini, donne, anziani, giovani, bambini  ad essere  figli di Dio nella varietà delle proprie vocazioni e situazioni di vita.

Il santuario nasce in quel territorio che  fino al Trattato di Cherasco (1631) era terra di confine tra il  marchesato del Monferrato e il ducato di Savoia.

Nel 1609 don Bracco, un sacerdote, fu  protagonista di un evento “miracoloso”.

Mentre transitava a cavallo, cadde dalla sella rimanendo con il piede impigliato nella staffa.

Trascinato per parecchi metri, invocò con fede l’intercessione mariana per uscire indenne dalla situazione, e venne esaudito.

Il sacerdote racconta che proprio il cavallo si arrestò, calmandosi improvvisamente in questa località, consentendogli di rimanere illeso dalla situazione rovinosa nella quale si era trovato.

Proprio in quel punto, sorgeva già un pilone votivo con un’immagine mariana.

Don Bracco volle far erigere una cappella più grande che incorporasse il manufatto originario, ampliata dal 1698. 

Fino al 1690 si hanno testimonianza di guarigioni e apparizioni.

Nel 1775 l’ ampliamento della Chiesa venne affidato a Giuseppe Giacinto Morari e nel 1800 furono avviati i cantieri di lavoro, dall’architetto Carlo Cerrone per accogliere un numero sempre maggiore di fedeli.

Come abbiamo anticipato, è da segnalare la pregevole opera di Amedeo Augero, collocata in una nicchia nel sottotetto sopra il coro che coincide con la trave di colmo e raffigura Maria

Mater amabilis

come riporta la scritta sul basamento.

Omaggio affettuoso alla madre esemplare nella virtù dell’amabilità.

L’edificio attuale, di stile neoclassico, con splendide quattro colonne, è frutto della ripresa dei lavori del 1834 con la progettazione dell’architetto torinese Michelangelo Bossi, ricorda la chiesa della Gran Madre di Torino.

La chiesa fu consacrata  nel 1851 e corredata negli anni successivi, da un ricco apparato scultoreo e pittorico.

Un santuario che nel corso del tempo si è arricchito di testimonianze di guarigioni miracolose  ed un sempre crescente accorrere di fedeli devoti e pellegrini in cerca di grazie e conforto spirituale, come ricordano gli ex voto attestati dal 1699.

Ai fedeli che varcano la soglia, appare la maestosa, luminosa ed ariosa cupola, decorata di rosoni dipinti su soffitto a cassettoni, tridimensionale, che amplifica illusoriamente lo spazio.

L’illuminazione di recente allestimento, amplifica il gioco prospettico esaltandone la profondità e la magnificenza dei rosoni istoriati.

L’interno, a pianta circolare, con colonne aderenti al muro perimetrale, adorne di capitelli corinzi, colpisce per le statue colossali, poste all’interno di nicchie lungo le pareti, che  raffigurano Sant’Anna e San Giovanni Battista, Mosè e San Giuseppe.

Sono opere degli artisti locali  scultori e pittori di pregio della famiglia Augero in particolare Francesco e Amedeo,  così come le decorazioni mirabili pittoriche del cupolino con l’Incoronazione di Maria.

La parte superiore è occupata  dalla raffigurazione mirabile degli e  episodi della vita della Vergine, sono del pittore Mentasti,  posti sotto il cornicione della cupola maggiore, raffigurano la nascita, la presentazione al tempio, lo sposalizio, l’annunciazione, l’assunzione al cielo e l’incoronazione.

Due grandi affreschi, sempre opera degli Augero databili 1850 occupano le pareti laterali. Raffigurano l’Assunzione della Vergine e la Presentazione al Tempio.

Maria è il tempio santo di Dio; in lei l’umanità è stata elevata fino al trono dell’Altissimo, divenendo primizia della Chiesa celeste.

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Il Coro è di forma semicircolare, colonne sorreggono il cornicione, ed all’intorno un’ampia galleria coperta occupa lutto l’emisfero, ed è come un secondo coro più ampio

Il santuario, ora in stile neoclassico a seguito di numerosi rifacimenti e costruzioni, venne consacrato dal Mons Moreno, vescovo di Ivrea nel 1851 come ricorda la lapide ivi appsta.

Un Santuario che “apre” alla vita, con lo splendido disegno della porta principale a due battenti in legno, scolpiti da Gabriele Capello.

L’esterno riserva una oasi di verde curato e spazio di preghiera ove accogliere i pellegrini  che possono immergersi nella contemplazione del creato e trovare il silenzio della meditazione.

Le stazioni della via crucis presenti in questa area verde, sono opere pregevoli e favoriscono il cammino di preghiera e l’itinerario dei Misteri del Santo Rosario su tavole bronzee scolpite e sorrette da eleganti supporti di pietre verdi di Courtil.

I misteri della luce, di aggiunta successiva, sono un invito a meditare accompagnati dalla luce di Maria, per andare incontro a Cristo, luce di pace e giustizia, che disperde  le tenebre dal male e del peccato.

L’ otto settembre 1690,  festa della natività di Maria, si ricorda la prima delle tre apparizioni della Madonna a tre bambine, proprio accanto al pilone già oggetto, di devozione e di guarigioni miracolose, come quella di Pietro  detta delle crocciole.

Accanto all’area verde, sorge la fontana di acqua sorgiva che secondo la tradizione e la pietà popolare, ha virtù miracolose per la cura di malattie, in particolare quelle della vista e degli occhi (zoom su ex voto).

Si narra che nel 1698, quando la Chiesa era in costruzione, un cieco venne a vedere, per dir così, lo stato dei lavori e accaldato andò a rinfrescarsi al fontanile sorgivo.

Dopo un momento, affermò ai presenti: “è proprio bella, proprio come me l’hanno descritta”.

L’attuale costruzione ingloba, dal 1803 l’antico fontanile e reca il versetto del Vangelo di Marco  con una preghiera per educarsi allo sguardo luminoso di Cristo, per intercessione di Maria.

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Maria offre la sua casa di preghiera perché ogni uomo, in ogni tempo, trovi il suo dialogo con Dio, la preghiera che dona forza, luce e speranza e invoca la pace del Risorto.

Nel 2024 è stato inaugurato un ostello per l’accoglienza dei pellegrini, sul ricordo delle antiche vie sulle sponde dei Po, frequentate da fedeli in cammino nel tratto Torino Casale Monferrato passando per Chivasso, per cui lo spazio era rappresentato, anche  nella sua idealità, nel suo essere ecumene, spazio cristianizzato, passi di fede e di transito per soste nei luoghi

Quell’area di strada che racconta la fede… è stata scenario della processione del  Congresso Eucaristico Diocesano svoltosi nella parrocchia di S. Giovanni Battista di Verolengo, dal 25 agosto al 1 settembre del 1935  e la solenne benedizione di Mons. Vescovo di Ivrea.

Il mese di settembre vede il Santuario ricco di presenze di fedeli, come testimoniano antichi documenti e per volere di Mons Luigi Moreno allora Vescovo di Ivrea:

“Se in ogni epoca dell’anno il Santuario della Madonnina è sempre giocondissimo e fecondo di pii, devoti sentimenti, in altre più particolari circostanze le sue emozioni paiono indicibilmente più gustose, più edificanti.

Che ciò sia lo conferma ad una voce chiunque siasi recato a visitarlo nei giorni delle feste e dei grandi concorsi; ma soprattutto la seconda Domenica di settembre di ciascun anno, sacra al nome di Maria  giorno prescelto come il più solenne e celebrato fra tutti”.

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Vergine Maria, Madre di Dio ed avvocata mia…Felice me, o Vergine Santissima, se in vita ed in morte sarò difeso da questo scudo impenetrabile della tua Santissima benedizione, che con profonda umiltà imploro