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VERCELLI - Oltre la Red Pill: all’IIS Cavour l’educazione all’affettività contro il risentimento della manosfera

Un percorso del Centro Antiviolenza EOS per insegnare agli studenti a riconoscere gli stereotipi di genere e decodificare i linguaggi ostili in rete

Vercelli Città

All’I.I.S. Cavour il 28 ottobre ha preso avvio con la 4^ B SSAS e la 3^ D TUR un percorso del Centro Antiviolenza EOS per leggere criticamente i linguaggi della rete, gli stereotipi di genere e le dinamiche che possono trasformare la frustrazione in ostilità.

La manosfera non è soltanto un angolo del web.

È un universo di comunità, linguaggi e contenuti che può presentare il risentimento maschile come una presa di coscienza e l’ostilità verso le donne come una forma di lucidità.

Il lessico della red pill, le gerarchie tra maschi alpha e beta, l’idea che il rifiuto sentimentale sia un’ingiustizia da imputare alle donne: narrazioni diverse, tenute insieme dalla rappresentazione dell’uomo come vittima di una società che avrebbe smarrito il proprio ordine.

È da questa zona, sempre più intrecciata con i social e con l’esperienza quotidiana degli adolescenti, che ha preso avvio il 28 ottobre all’IIS Cavour il progetto Manosfera, promosso dal Centro Antiviolenza EOS di Vercelli.

Il primo incontro ha coinvolto la classe 4^ B SSAS e, a seguire, la classe 3^D TUR.

Il lavoro non si limita a riconoscere i contenuti misogini o a condannarne il linguaggio.

Punta a interrogare i modelli che li rendono credibili: che cosa significa essere uomini oggi? Quanto pesano le aspettative di forza, successo e controllo? Che cosa accade quando la solitudine o il rifiuto vengono letti non come esperienze da elaborare, ma come prove di un torto subito? E quando una relazione smette di essere un incontro tra persone libere per diventare possesso, umiliazione o pretesa?

Attraverso laboratori, discussioni guidate e analisi di contenuti social e casi di cronaca, gli studenti saranno accompagnati a distinguere le relazioni fondate sul rispetto da quelle costruite su controllo e sopraffazione.

Impareranno a riconoscere gli stereotipi e a esercitare uno sguardo critico sui messaggi che circolano online.

Al centro non c’è soltanto la violenza quando diventa visibile, ma anche il terreno culturale e relazionale in cui possono attecchire la colpevolizzazione delle donne e la giustificazione dell’aggressività.

Il progetto prevede inoltre un incontro conclusivo con professioniste dell’informatica forense, pensato per approfondire la dimensione digitale del fenomeno.

Un passaggio che affianca alla lettura dei linguaggi e delle ideologie della manosfera, uno sguardo sulle competenze necessarie a comprendere gli ambienti online e le loro dinamiche.

Perché il punto non è stabilire chi abbia ragione nella contesa tra uomini e donne.

È riconoscere il momento in cui il disagio diventa ideologia, il rifiuto si trasforma in risentimento e il risentimento cerca un colpevole. Anche questo si impara a leggere.

E imparare a farlo, prima che certe narrazioni diventino familiari e incontestabili, è parte dell’educazione.

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Redazione di Vercelli

Posted in Scuola e Università