VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli
Biellese e Oropa, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte
Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella XXVI Domenica del Tempo Ordinario - "Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: "Gesù Cristo è Signore!" - Commento a cura delle Suore Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli" di Biella -

"Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna"

Ez 18, 25-28

Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore:

“Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà”.

Sal.23

RIT: Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

  RIT: Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Ricordati della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

  RIT: Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

  RIT: Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fil 2, 1-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.

Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre.

Mt 21, 28-32
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Risposero: “Il primo”.
E Gesù disse loro: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI DI BIELLA”

Una dignità che cambia tutto

(Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32)

 

Nel vangelo di questa domenica si parla di un padre con due figli: è abbastanza facile fare un parallelo con la parabola del padre misericordioso – conosciuta come la parabola del figlio prodigo – dove troviamo ugualmente un padre con due figli che hanno con lui differenti relazioni e percorsi di vita. 

Il Signore chiama tutti, ognuno è raggiunto dalla sua parola. La sua parola dopo averci creato ci invita e ci manda a lavorare nella vigna.

Una vita senza frutti, non è forse una tristissima vita?

Eppure non è facile rispondere e fidarsi di Dio; sulle prime la prospettiva non sembra allettante e così il primo figlio ascolta la sua volontà fiacca, piuttosto che la voce del padre.

Quante volte la mancanza di volontà ci lascia aridi e alla fine sballottati come una nave senza timoniere.

Certo, se ci appoggiamo solo sulle nostre forze è rischioso mettere mano all’aratro, ma se crediamo che Dio è con noi, allora tutto può cambiare.

Vivere il Vangelo da soli non è solo difficile, è impossibile, ma con Dio tutto è possibile.

Dunque l’impedimento non è tanto la mancanza di volontà, ma la mancanza di fede. I

l punto centrale è credere, così come Gesù ricorda e rimprovera a scribi e farisei che vengono identificati con il secondo figlio.

Il secondo figlio alla chiamata del padre ha una reazione opposta all’immediato rifiuto del primo, dando un riscontro in apparenza esemplare e positivo, smentito però nella sostanza dai fatti; possiamo anche fare attenzione ad un particolare: nel rispondere al Padre lo chiama “signore”. Alla base forse c’è la paura e una mancata consapevolezza di aver ricevuto la dignità di figlio.

Un uomo aveva due figli, solo il primo riesce a scoprire la sua dignità e l’amore del Padre che lo chiama e lo aspetta; attraverso l’esperienza e l’intreccio delle vicende della vita matura il pentimento e l’accoglienza della missione.

Si può cambiare idea, si può riconoscere di non aver centrato il bersaglio e darsi nuove possibilità di crescita e orientamento.

Gesù indirizza in particolare questa parabola ai secondi figli, chiusi e immobilizzati dalla convinzione di essere nel giusto, per aiutarli a riflettere, per tentare di “smuoverli”.

Essi dicono sì alla chiamata di Dio, ma non agiscono di conseguenza. L’onestà del no dei primi lascia aperta la possibilità del cambiamento, il sì di facciata dei secondi indurisce il cuore nell’ipocrisia e acceca la coscienza di fronte alla giustizia.

Il grave pericolo di vivere nella convinzione di essere nel giusto e di non aver bisogno di conversione, rende impossibile il cambiamento.

Ognuno di noi può impersonare entrambi i figli, non esiste un terzo figlio perfetto che capisce al volo e al volo risponde.

Il Signore aspetta il momento in cui ci apriamo ad accogliere la sua parola che viene a noi come un pungolo salutare, per aiutarci a scoprire e vivere nella dignità di figli che accettano di aver bisogno di conversione e trasfigurati dall’amore del Padre, lavorano con gioia nella vigna della vita.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

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