Riceviamo e pubblichiamo
Premessa storica di interventi istituzionali sulle province:
Mario Monti (2011): ci ha provato con il Decreto “Salva Italia” (D.L. 201/2011), svuotando le giunte provinciali e riducendone i componenti per tagliare i costi.
Graziano Delrio e Matteo Renzi (2014-2016): hanno varato la nota Legge Delrio (L. 56/2014), che ha cancellato il voto ai cittadini senza però eliminare l’ente. Con il successivo Referendum Costituzionale del 2016, bocciato dal corpo elettorale, il governo Renzi ha definitivamente lasciato questi enti in un limbo istituzionale.
Il caso delle elezioni provinciali di Vercelli del 2026, dove si è votato con un’unica lista bloccata (“La Casa dei Comuni”), che spazia da Fratelli d’Italia sino ad un Partito Democratico connivente con il cdx decisi nello spartirsi il potere ed azzerare la voce delle opposizioni, ciò dimostra il fallimento delle elezioni di “secondo livello”.
Questo scenario conferma in pieno la storica battaglia del Movimento 5 Stelle, che da sempre considera le Province enti inutili e costosi.
Negli ultimi 12/15 anni, i vertici della vecchia politica hanno ripetutamente pasticciato su questo tema con riforme incompiute: contro questo paradosso, il M5S ha sempre chiesto la totale abrogazione delle Province dalla Costituzione per via referendaria, senza scendere a compromessi.
Questo scenario conferma la storica battaglia del Movimento 5 Stelle, che da sempre considera le Province enti inutili.
Un percorso coerente, nonostante il NO del Movimento al referendum costituzionale del 2016.
Quella che sembra un’incoerenza fu in realtà una scelta di massima trasparenza: il M5S rifiutò una riforma-pasticcio che, con la scusa dell’abolizione, eliminava il diritto di voto dei cittadini lasciando intatta la burocrazia. Per il M5S le Province andavano cancellate del tutto e subito, non trasformate in enti di secondo livello gestiti a tavolino dai partiti.
La parziale riforma Delrio oggi produce effetti drammatici:
Cittadini esclusi: La popolazione non vota; decidono solo sindaci e consiglieri con il voto ponderato.
Minoranze azzerate: I piccoli movimenti e i partiti alternativi non hanno i numeri per entrare.
Opposizione cancellata: Con il listone unico destra-sinistra la dialettica scompare per gestire solo l’ente (strade, scuole, fondi).
Il risultato? Le segreterie di partito decidono tutto a tavolino.
Finché non si applicherà la linea del M5S per la cancellazione definitiva di questi enti inutili, la democrazia locale rimarrà commissariata.
I costi dell’ente e l’inganno del voto ponderato
Macchina costosa: Nonostante lo svuotamento politico, le Province mantengono milioni di euro di costi fissi di funzionamento per personale e sedi storiche, gravando stabilmente sulla spesa corrente dell’apparato.
Risorse in mano a pochi: L’ente amministra budget enormi – come gli oltre 13 milioni di euro regionali per le scuole superiori vercellesi – senza alcun controllo dei cittadini, privati del diritto di voto.
Oligarchia dei grandi comuni: Il meccanismo del “voto ponderato” azzera il peso dei piccoli borghi. Le decisioni d’indirizzo e i finanziamenti territoriali vengono spartiti a tavolino dai pochi eletti dei centri più popolosi.
Per il gruppo territoriale Movimento 5 stelle Vercelli e Valsesia
Berzero Massimo, Maltese Cristiano, Mainenti Ivana, Quarticelli Enza, Costantino Zappino
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Redazione di Vercelli

















