Ringraziamo la Professoressa Marta Boccalini, che – per opinione unanimemente condivisa – è considerata l’interprete più autentica del magistero del Prof. Angelo Fragonara, per questa bella testimonianza preparata per i nostri Lettori.
(Nella foto di apertura, la Prof.ssa Marta Boccalini, il Prof. Fragonara e la Prof.ssa Graziella Canna Gallo)
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Caro professore, che dispiacere…
Il nostro primo incontro fu quando avevo 15 anni: insieme a papà, suo caro amico, cantavamo nella Camerata Polifonica Viotti e io lo guardavo di sottecchi, con ammirazione mista a timore, sapendo che a breve sarebbe stato mio insegnante nel Triennio del Classico.
Ancora lo vedo in gita scolastica a Roma, costretto ad uscire di notte nel corridoio dell’albergo con il suo pigiama rosso per redarguirci, e ricordo tutte le ore passate a spiegare i suoi amati Poeti della Scuola siciliana e Foscolo, il suo preferito, arricchendo il discorso con continui collegamenti interdisciplinari, che ci incantavano aprendoci mondi sconosciuti, con la sua bella e ammaliante voce da basso.
Quando siamo diventati colleghi ho faticato “a dargli del tu”, perché era sempre il mio Professore, non un professore qualsiasi.
E nuovamente ho imparato da lui, questa volta il suo equilibrio e la sua fine ironia nei rapporti con colleghi e genitori.
Ancora oggi, spiegando il carme “Dei Sepolcri”, lo immagino aggirarsi per l’aula con le mani dietro la schiena e interrompersi per fare qualche citazione in Latino; ancora oggi conservo gli appunti delle sue lezioni.
Voglio ricordare l’uomo, il professore, quello che diceva “non ho figli, ma i miei figli sono i miei allievi”, voglio ricordare oggi quello che è stato per me e per tanti ragazzi del Classico…
Tutto quello che ha dato alla città è già stato detto.
Ciao, caro prof., ci mancherai tanto…
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