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VERCELLI - Si conclude il mese di giugno, dedicato alla devozione al Sacro Cuore di Gesù: come l'abbiamo vissuto? - Per ricordare con Maria quell’amore totale ed assoluto per la persona in ogni condizione -

Si deve a Pio IX, nel 1856, l’estensione della festa alla Chiesa Cattolica; seguì Papa Leone XIII nel 1899 con la consacrazione dell’intero genere umano al Sacro Cuore.

(elisabetta acide) – Si conclude il mese di giugno dedicato, per la Chiesa Cattolica, alla contemplazione del Sacro Cuore di Gesù: una festività “mobile”, otto giorni dopo la solennità del Corpus Domini.

Si deve a Pio IX, nel 1856, l’estensione della festa alla Chiesa Cattolica; seguì Papa Leone XIII nel 1899 con la consacrazione dell’intero genere umano al Sacro Cuore.

Il Sacro Cuore di Gesù è dove

possiamo trovare tutto il Vangelo” (89) e “riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare”,

come ci ricordava Papa Francesco nella Dilexit nos (“Ci ha amati”), la sua IV Lettera Enciclica pubblicata il 24 ottobre 2024 al numero 30.

Riflettere, pregare, meditare e contemplare il Sacro Cuore di Gesù, è come ricordava il pontefice: “ritornare al cuore” (n. 9) in un tempo in cui ormai ciò che conta non è più il “cuore” ma “diventare consumisti insaziabili e schiavi degli ingranaggi di un mercato” (2).

E quell’amore è stato ricordato da Papa Leone XIV nella Esortazione Apostolica “Dilexit te” (Ti ho amato) (Ap 3,9), con quelle parole dette dal Signore a una comunità cristiana smarrita e perseguitata:

Per quanto tu abbia poca forza […] li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi” (Ap 3,8-9).

***

E il mese di giugno è il mese di un’altra solennità, quella del Corpus Domini (rimane lo spostamento per ragioni liturgiche alla domenica successiva dalla fine degli anni settanta del secolo scorso), che viene celebrata il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità secondo l’indicazione di Papa Urbano IV, dopo la Domenica di Pentecoste.

In particolare, la festa del Sacro Cuore viene celebrata il venerdì successivo al Corpus Domini, quindi tipicamente nel mese di giugno.

Una collocazione temporale  (sessanta giorni dopo la Pasqua), che sottolinea ed evidenzia il rapporto tra l’Eucaristia, e il suo Cuore, simbolo proprio di quell’Amore da cui trae origine il dono del Corpo e Sangue di Cristo.

Questo mese di giugno, allora speriamo, forse è stato un cammino per i cristiani e le comunità, a raccogliere la meditazione che a partire da quel cuore trafitto, arriva all’uomo per non dimenticare la sua dignità in qualsiasi condizione (e lo ha ricordato ancora proprio il pontefice con la recente pubblicazione della sua prima Lettera Enciclica Magnifica Humanitas), per ricordare con Maria quell’amore totale ed assoluto per la persona in ogni condizione, perché Dio “porta nel suo cuore trafitto” ogni uomo ed ogni donna: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1,52-53).

Sono stati trenta giorni “dedicati” alla preghiera che speriamo abbiano aiutato a “unire i cuori” perché, come ricordava proprio Papa Francesco, è il cuore “che unisce i frammenti” e rende possibile “qualsiasi legame autentico, perché una relazione che non è costruita con il cuore è incapace di superare la frammentazione dell’individualismo” ( DIlexit nos n. 17).

Il messaggio che forse dobbiamo raccogliere come cristiani è, guardano quel cuore di Amore, ricominciare dall’Amore, quello autentico, quello di Cristo

“la devozione al Cuore di Cristo è essenziale per la nostra vita cristiana in quanto significa l’apertura piena di fede e di adorazione al mistero dell’amore divino e umano del Signore, tanto che possiamo affermare ancora una volta che il Sacro Cuore è una sintesi del Vangelo” ( Dilexit nos n.83).

Un mese per aiutarci a camminare sulla strada dell’amore per raccogliere la manifestazione di quell’amore di Gesù per l’uomo, quell’amore che si è manifestato sulla croce, ha vissuto la passione e si è mostrato nella sua Risurrezione.

Già nei primi anni del cristianesimo rintracciamo alcune forme di devozione al Sacro Cuore di Gesù e, nel XII secolo, con San Bernardo di Chiaravalle ne ebbe un impulso notevole:

Il segreto del cuore”, scrive il santo, “ci venne scoperto mediante la ferita nel Costato, rivelandoci questo gran sacramento di bontà: le viscere misericordiose del nostro Dio” (Sermoni sul Cantico dei Cantici, LXI, 4).

E il  suo discepolo, Guglielmo di Saint-Thierry definì il cuore di Cristo

“santo dei santi, arca dell’alleanza, scrigno aureo, urna della nostra umanità contenente la manna della divinità” (La contemplazione di Dio, § 1, n. 3)

Rischiano queste, di essere “parole di altri tempi”, ed invece dovrebbe interpellare la nostra vita e richiamare la nostra fede proprio in questo tempo in cui il mondo sembra aver smarrito “il cuore” e noi cristiani a volte, ci “adeguiamo” a vivere nel mondo come se non avessimo conosciuto la misericordia di Dio rivelataci da Cristo, alla quale è seguito l’invito di quella “imitazione” nell’amore: “Amatevi come io vi ho amato”.

Non possiamo certo dimenticare il santo che ha dedicato la sua vita alla devozione al Sacro Cuore, San Franscesco di Sales, il quale diceva: 

“L’amore non nasce sempre dalla somiglianza o dalla simpatia, ma piuttosto dalla rispondenza e dalla proporzione, che consiste nel fatto che per mezzo dell’unione di una cosa ad un’altra entrambe ne ricevono reciprocamente perfezione e diventano migliori” (Trattato dell’amor di Dio,1989).

La “via della carità”, quella che “parla al cuore”, quel “cuore che parla al cuore” (motto cardinalizio di San John Henry Newman ripreso proprio da una lettera scritta originariamente da San Francesco di Sales) che a partire dal cuore di Gesù arriva al cuore di ogni uomo e “parla” il linguaggio dell’amore.

“Cor ad cor loquitur”: parlare a quel cuore divino per imparare a parlare al cuore umano con lo stesso linguaggio di amore.

Quel cuore di Gesù che “parla” all’uomo e “racconta”.

Quel “cuore divino” che “parla” in una relazione di Amore.

La Trinità come “specchio” di relazione d’Amore.

La relazione inesauribile di amore donato: Incarnazione, Eucaristia, Crocefissione, Risurrezione.

La relazione dell’umano e del divino che parla la misericordia, che raccoglie nel cuore, che “entra” nel nostro cuore.

Jaques Maritain affermava:

abbiamo bisogno di molto amore per vivere bene

e questo amore lo attingiamo dal cuore di Gesù, fonte inesauribile di Amore.

L’Amore più grande fin al dono della vita.

“Ritornare al “cuore”, allora è “ritornare a Cristo”, come ci ha ricordato proprio nel mese di giugno il recente documento della C.E.I. “Radicati in Cristo”.

La storia ci dovrebbe insegnare a “guardare” ed “imparare” da chi non ha avuto paura di amare e di trovare in Cristo il “modello” di amore: s. Francesco d’Assisi, s. Alberto Magno ma anche numerose donne e mistiche come santa Lutgarda (+1246), santa Matilde di Magdeburgo (+1282), Gertrude di Hackeborn (+1292), santa Matilde di Helfta (+1299) e santa Gertrude  (+1302). 

Dobbiamo proprio ad una donna, l’impulso alla devozione al Sacro Cuore di Gesù:  Santa Margherita Maria Alacoque, beatificata da Pio IX nel 1864, canonizzata da Benedetto XV nel 1920.

La storia ci è nota, sarebbe bello anche “riscoprire le parole”:

“Il mio cuore si dilaterà per spandere con abbondanza i frutti del suo amore su quelli che mi onorano”.

Il cuore il cui spazio d’amore è senza fine.

E quelle parole che dovrebbero risuonare in ciascuno di noi come segno della nostra umiltà e disponibilità ai disegni di Dio:

Va’ a metterti di fronte al Signore come una tela in attesa del pittore (Autobiografia, 36).

Come una tela, da riempire con quei colori d’amore.

L’amore non deve avere riserve (Autobiografia,4.1).

Nei primi venerdì del mese il sacro Cuore le appariva “come un sole sfolgorante di luce vivissima, i cui raggi ardenti colpivano il mio cuore” (Autobiografia,55)

e quelle parole che dovrebbero nascere da ogni cuore del cristiano “innamorato” di Cristo:

“O mio Signore, voglio solo Voi e la scelta che Voi farete per m.e

E dopo che mi ebbe fatto molte pressioni affinché mi decidessi, aggiunsi: «Voi mi siete sufficiente, o mio Dio! Fate di me ciò che più potrà glorificarvi, senza tenere conto dei miei” (Autobiografia, 66). La fiducia nei “disegni di Dio” da cui impariamo ad attingere ogni consolazione.

L’incontro con Padre La Colombière che la invita a scrivere progressivamente quanto accade nella sua vita, contribuirà alla diffusione della devozione del Sacro Cuore, ed in particolare di ciò che venne richiesto:

“Ecco questo Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non si è mai risparmiato, fino a spossarsi e a consumarsi al fine di testimoniar loro il suo amore.

Per riconoscenza ricevo dalla maggior parte degli uomini solo ingratitudini, irriverenze e sacrilegi, insieme alla freddezza e al disprezzo che mi usano in questo sacramento d’amore.

Ma ciò che mi è ancora più doloroso è che, a trattarmi così, siano cuori che mi sono consacrati.

Perciò ti chiedo che il primo venerdì dopo l’ottava del santo Sacramento sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore.

In quel giorno ti comunicherai e gli tributerai un’ammenda d’onore, per riparare le indegnità che ha ricevuto durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari.

Ti prometto pure che il mio Cuore si dilaterà e spargerà in abbondanza gli influssi del suo divino amore su quelli che gli tributeranno quest’onore e faranno si che gli venga tributato” (Autobografia n.92).

Porterò la pace nelle famiglie; (…) benedirò i luoghi nei quali l’immagine del mio Cuore verrà esposta e onorata”.

Una “promessa” che sa di cura e di futuro, di bene-dizione, il “rinnovo” della rivelazione fatta da Dio al popolo e resa definitiva in Cristo: un amore eterno ed incessante, che non si “stanca” delle sue creature, un amore paziente e benigno, lento all’ira, un amore “grande” (Salmo 145/144).

Quell’amore che è

carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine” ( 1Cor 13,4-8).

Il cuore di Gesù è immagine della misericordia che racchiude in sé pazienza, benignità, umiltà, rispetto, generosità, perdono, onestà, lealtà, verità…la trasformazione che nasce dall’amore.

Non possiamo dimenticare anche le parole di Suor Faustina Kowalska della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, canonizzata da San Giovanni Paolo II nell’aprile dell’anno 2000, la quale  “messaggera della misericordia”, ha raccontato il volto di Gesù nei Vangeli che “illumina” la vita del cristiano e della Chiesa.

Parole che fanno risuonare quell’Amore totale e assoluto:

Squarciai il mio cuore come sorgente di misericordia, affinché tutte le anime vi attingano la vita.

S’accostino, dunque, tutti con fiducia illimitata a questo oceano di pura bontà. I peccatori ne conseguiranno la giustificazione e i giusti saranno confermati nel bene.

Nell’ora della morte, colmerò con la mia divina pace l’anima che avrà collocato la sua fiducia nella mia pura bontà.

Ai sacerdoti che annunceranno la mia misericordia, concederò una forza singolare e darò efficacia alle loro parole, commovendo i cuori di coloro ai quali essi si rivolgeranno” (Diario febbraio).

Un cuore squarciato ma “ricco” che promette “ristoro”.

All’improvviso, compresi interiormente quale significato abbia, agli occhi di Dio, l’esistenza di ciascuna delle sue creature.

La divina maestà è grande e incomprensibile: il fatto ch’egli s’abbassa con tanta tenerezza fino a noi proviene solo dall’abisso della sua misericordia. O Trinità, in cui è racchiusa la vita intima di Dio, del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, felicità eterna, amore inconcepibile che per misericordia scendi su tutte le creature, sia gloria a te per sempre!” (Diario)

Dio è amore” (1 Gv 4,8)  e possiamo amare come ama Dio.

E sulla croce quel cuore parla di perdono… “perdona loro…”

Perdona noi…

Rimetti a noi come anche noi…”

 “La contemplazione del “costato trafitto dalla lancia”, nel quale risplende l’illimitata volontà salvifica da parte di Dio, non può essere considerata come una forma passeggera di culto o di devozione: l’adorazione dell’amore di Dio, che ha trovato nel simbolo del “cuore trafitto” la sua espressione storico-devozionale, rimane imprescindibile per un rapporto vivo con Dio (Benedetto XVI, lettera al Preposito della Compagnia di Gesù, 2006).

***

Ecco che cosa ci lascia questo mese di giugno: l’insegnamento dell’amore, quello che non “si stanca”, quello che “non finisce”, quello che dona senza ricambio, quello che dall’alto si china e cura… quel cuore che è per tutti, che “fa piovere e fa splendere il sole” (cfr. Mt 5).

Il cuore trafitto “sorgente” inesauribile a cui attingere.

Il cuore che ci invita a non stancarci di quella “lampada per i nostri passi” a cui possiamo attingere per imparare ogni risposta dall’amore del Cuore  di Cristo.

Amore che impariamo a donare, perchè

Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Tutto ricapitolato in quel “precetto” che non è più “dovere” ma legame d’amore:

“Amerai il tuo prossimo come te stesso (Gal 5,14),

perché

chi non ama rimane nella morte” (1 Gv 3,14).

E se non volgiamo “rimanere nella morte” e vivere sommersi dalla notte, eleviamo lo sguardo a quella croce ed a quel cuore.

“Gli elementi essenziali della devozione al Cuore di Cristo appartengono in modo permanente alla spiritualità della Chiesa, lungo tutta la sua storia. Perché fin dall’inizio, la Chiesa alzò il suo sguardo al Cuore di Cristo trafitto sulla croce… Sulle rovine accumulate  dall’odio e dalla violenza potrà essere costruita la civiltà dell’amore tanto desiderata, il Regno del Cuore di Cristo!”.

(Giovanni Paolo II, Messaggio ai Gesuiti, 5 ottobre 1986)

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E il nostro è il Dio della vita.

Il Dio dell’Amore.

Il Dio che ci ga “vedere l’amore” nel volto dei fratelli:

“Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20).

Vogliamo “vedere” Dio e amarlo e l’unica condizione è attingere dal suo cuore quell’amore che sperimentiamo con i fratelli, quelli meno amabili, quelli che non sappiamo o non vogliamo amare.

***

Ricordo la mia nonna: ogni sera soleva dire questa preghiera, e la insegnava anche a noi nipoti:

Cuor di Gesù Tu sai, cuor di Gesù Tu puoi, cuor di Gesù Tu vedi, cuor di Gesù provvedi…cuor di Gesù pensaci Tu.

Sacro cuore di Gesù confido e spero in te”.

Un atto di “abbandono”.

Ho provato a cercare l’attribuzione di tale orazione, ho trovato diversi riferimenti, anche lontani nel tempo, proprio come quella devozione che deve abitare nel nostro cuore.

Non è tanto importante sapere chi l’ha composta; è importante recitarla con fede, “imparando” la compassione per il mondo che nasce dalla contemplazione di quel cuore trafitto.

Il mese di giugno è un richiamo per tutti i cristiani a vivere con fiducia l’amore di Cristo, abbeverando le nostre vite dalla sorgente del suo Amore.

Solo così potremmo sempre essere segno di quell’Amore che ha le parole della speranza e della fiducia.

Gesù ci ha mostrato l’amore del Padre, ora tocca a noi vivere questo amore che nasce dall’incontro con Lui che “trasforma” anche i nostri poveri cuori.

Proviamo a far diventare, quel cuore una “palestra di misericordia” ogni giorno, affidandoci a quelle parole di Suor Faustina:

“O vita grigia e monotona di tutti i giorni, quanti tesori tu racchiudi in te! A guardare con l’occhio della fede, nessuna ora è identica alla precedente, per cui scompaiono la monotonia e il grigiore.

La grazia che mi è stata destinata per l’ora attuale non si ripeterà più nell’ora seguente: una grazia mi verrà concessa ancora, ma non sarà più la stessa. Il tempo passa e non ritorna indietro.

Ciò che vi inseriamo non sarà più cancellato: resta inciso su di esso come un sigillo per l’eternità” (Diario, gennaio).

 

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