«Ogni volta che nel dibattito pubblico italiano compare la parola “patrimoniale”, il copione è sempre lo stesso. Da una parte chi propone di tassare una quota minima dei grandi patrimoni per finanziare servizi e ridurre le disuguaglianze, dall’altra chi grida all’assalto ai risparmi degli italiani. Va tuttavia precisato che, chi ha una ricchezza netta superiore a 5,4 milioni di euro, sarebbe a malapena lo 0,1% degli italiani. Negli ultimi giorni il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio è tornato sul tema “patrimoniale” con toni netti. In un’intervista al giornale La Stampa ha definito la patrimoniale “ingiusta e pericolosa”, citando Berlusconi e riportando le sue tre regole: meno tasse, meno tasse, meno tasse» afferma la Consigliera regionale del PD Simona Paonessa.
«Bene, probabilmente queste tre regole non valgono per il Piemonte. Nel 2025 la Giunta regionale guidata da Cirio ha infatti approvato una manovra che aumenta l’addizionale Irpef, con cifre fino a 106 euro all’anno, per i redditi compresi tra 15.000 e 50.000 euro. Non si tratta dei grandi patrimoni italiani, né degli ultra-ricchi evocati nel dibattito sulla patrimoniale – precisa Paonessa – si tratta di lavoratori dipendenti, pensionati, impiegati, insegnanti, professionisti e famiglie che rappresentano l’ossatura economica dei nostri territori. Una posizione legittima quella di Cirio, per carità. Ma che solleva una domanda politica inevitabile: con quale credibilità si può denunciare una tassa che colpirebbe i grandi patrimoni dopo aver aumentato l’Irpef per una larga fetta dei cittadini piemontesi giusto qualche mese fa?»
«Va detto che la situazione è sotto gli occhi di tutti: stipendi bassi e fermi, inflazione galoppante e sempre meno potere d’acquisto per le famiglie: carrello della spessa +24% dal 2021, +18% aumento di biglietti e abbonamenti per il trasporto pubblico in regione dal 2021, aumento dei costi di energia, carburante e gas ma – continua la Consigliera PD – la politica si misura sulle scelte concrete, non sugli slogan. Se una Regione ha bisogno di maggiori entrate, esistono diverse strade. Si può aumentare il prelievo sui redditi da lavoro, come è stato fatto in Piemonte. Oppure si può discutere di strumenti che incidano maggiormente sulla concentrazione della ricchezza. Le nostre proposte per evitare che la regione mettesse le mani nelle tasche dei piemontesi sono state tutte bocciate. Alcuni esempi? Riscuotere oltre 325 milioni di euro evasi dal pagamento del bollo dell’auto in Piemonte, aumentare le tasse ai giganti dell’e-commerce o l’Irap a grandi gruppi della logistica, che in questi anni sono cresciuti molto nella nostra Regione, adeguare le royalties per i cavatori a quelle della Lombardia».
Conclude con un ragionamento di buonsenso la Consigliera regionale PD Paonessa «la vera domanda non è se tassare o meno. Le tasse esistono già e continueranno a esistere. La domanda è sempre la stessa: chi paga? E, guardando alle scelte compiute in Piemonte, la risposta sembra essere stata chiara. La direzione presa dalla Giunta Cirio è stata la più sbagliata: far pagare i cittadini piemontesi del ceto medio».
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Redazione di Vercelli

















