C’è un’espressione di grande valore morale ed anche pedagogico, oggi tornata alla mente con insistenza, nel corso del rito esequiale per l’ultimo saluto al Col. Fulvio Maraviglia, ora in congedo, già Comandante della Compagnia di Vercelli dei Carabinieri.
Questa espressione è “Servitore dello Stato” e, come oggi si tende a completare la locuzione, Servitore dei cittadini.
Una bivalenza complementare che in qualche modo rende ancora meglio la figura umana e professionale dell’Ufficiale Superiore scomparso lo scorso 8 giugno: dedito con intelligenza e senza afasie al proprio compito nell’Arma, sempre disponibile e dal tratto umano aperto, attento e generoso nei confronti delle persone.

Una sintesi ben chiara a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, messa in rilievo da Mons. Stefano Bedello, Vicario generale dell’Arcidiocesi e Parroco del Duomo, che ha celebrato la S.Messa di oggi, 10 giugno, in Cattedrale.
L’omelia
(e prima il brano del Vangelo di San Giovanni, 12, 24 – 26)
dettata dal Celebrante è, insieme ad altre parti della Liturgia, integralmente riproposta nel video che completa queste note e che abbiamo volentieri messo a repertorio anche quale modesto contributo alla perpetuazione della memoria del così stimato ed amato Ufficiale Superiore.
Mons. Bedello pone l’accento su due verbi che permeano questi brevi versetti, ma più ancora l’intero capitolo, se è vero che la prima “clip” che vi appare illustra l’idea del servizio declinato nelle diverse modalità, di Marta e Maria.
Perché la nozione di “servire” – è il cuore dell’omelia – rende in qualche modo feconda l’azione del “seminare”, la figura simbolica attorno alla quale si irradia l’insegnamento di questo passo giovanneo.
E sappiamo che la semina sia un atto non già concluso in se stesso, ma bisognoso di un esito esigente, perché abbia futuro e dia il frutto sperato.
Esito che si invera proprio nel sacrificio di sé, in quel “servizio” che antepone l’altro, o l’Altro, anche alla propria vita.
La vita di Fulvio Maraviglia ha traguardato questo orizzonte, sul piano professionale, come nella amorevole, assoluta dedizione al piano dei valori familiari.
Il suo percorso nell’Arma ha mosso i primi passi, negli anni giovanili, da posizioni semplici, per poi evolvere verso responsabilità sempre maggiori, in posizioni gerarchiche di livello sempre più elevato.

Sempre consapevole, lungo tutto il percorso, di vivere anche così quella vocazione alla rinuncia che è particolarmente esigente perché è vocazione alla rinuncia a sé.
Quanto Fulvio Maraviglia ha seminato nel corso della sua purtroppo breve vita, ha già portato frutto. Lo si è visto oggi in Cattedrale negli occhi delle tante persone che hanno voluto congedarsi da lui e stringersi in un abbraccio fraterno e affettuoso, anche se dolente, alla moglie, Signora Donatella Petrucci ed al loro figliolo Federico.
A loro va anche l’abbraccio di VercelliOggi.it.









































