(elisabetta acide) – Pian piano alle 16,15 di venerdì 5 giugno, il Duomo di Vercelli si riempie di colori, di sorrisi, di volti… saluti, gruppi che prendono posto tra le navate… e tra loro S.E.R. Mons. Marco Arnolfo, passa, saluta, sorride, domanda, stringe mani…
Un gesto di accoglienza, un gesto di cordialità, un gesto che non è solo un “saluto”, ma una “benedizione”, un dono di Dio, che ha “convocato” per vivere un momento insieme in preghiera.
Sono i ragazzi delle scuole vercellesi che, accompagnati dai loro docenti, da nonni e genitori, hanno accolto l’invito dell’Ufficio Scuola dell’Arcidiocesi di Vercelli in collaborazione con l’ U.C.I.I.M. sezione “G. Berzero” di Vercelli per la partecipazione alla celebrazione della “S. Messa degli esami”, tradizionale appuntamento atteso per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie che si apprestano ad affrontare le “fatiche degli esami” a conclusione del loro percorso di studi.
Il canto di ingresso dispone i presenti al raccoglimento: una “assemblea in comunione” per vivere, al termine del percorso scolastico, un momento importante per concludere e vivere la gioia del “cammino” percorso insieme.
E il saluto iniziale rivolto ai presenti, da Mons. Marco, risuona della “pace del Risorto”, la pace che accompagna la vita di ciascuno, la pace della quotidianità, la pace che “scalda i cuori”.

Ha “parole di pace” l’Arcivescovo, parole che sono un invito ai giovani, a vivere nei piccoli gesti, la pace del Risorto, la pace come forza interiore che vince le preoccupazioni e le ansie delle “fatiche”, anche quelle degli esami.
Le letture del giorno della celebrazione liturgica (2 Tm3,10-16; Sal 118/119; Mc 12,35-37), proclamate da studenti e un docente, hanno accompagnato gli studenti nella riflessione di San Paolo: “rimani saldo in quello che hai imparato”… le Scritture “possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù”.
L’Arcivescovo Marco, con parole appassionate, guida nell’omelia, gli studenti, alla riflessione… “istruzione” o “addestramento”…? Nella pervasività dell’A.I. siamo “soddisfatti” dalle risposte che riceviamo da una “intelligenza” addestrata a elaborare informazioni ed a fornire “risposte”?

Ci domandiamo:
“le risposte sono belle ed utili, ma chi le ha elaborate? Con quale procedura?” .
Siamo consapevoli che ogni A.I. è “manovrata”? (e S.E.R. ricorda che le A.I sono molteplici e tutte con l’obiettivo di generare algoritmi che forniscono “istruzioni” chiare e precise, che non lasciano “dubbi”, chiare e tracciabili).
Ma che cosa vogliamo dal domani? Quale mondo vogliamo?
“La risposta è nelle vostre mani”: Mons. Marco si rivolge ai giovani e sollecita a non “fermarsi” alle risposte preconfezionate, a continuare a cercare, domandare, riflettere su “chi siamo”, “chi vogliamo essere”.
“Non siamo in concorrenza con le macchine, con i robot. Siamo stupenda umanità”.

E ricordando l’Enciclica di Papa Leone XIV di recente pubblicazione Magnifica Humanitas, ricorda:
“abbiamo un cuore capace di amare e pensare, accogliere… un cuore che soffre, che gioisce… io percepisco…la macchina no”.
Addestriamo le “macchine” e chi forma, educa, allena, istruisce, prepara, accompagna l’uomo?
La scuola “orienta” ai valori, accompagna con i contenuti e le competenze, deve aiutare a riflettere e comprendere l’importanza di ciò che è stato “conquistato” con forza, coraggio, impegno e determinazione (i diritti umani), non può essere dimenticato, cancellato abdicato per la logica del mercato, del potere, per la legge del più forte o più potente.
“Siamo umani e restiamo umani” e Mons. Arnolfo invita a non fuggire le “sfide” a cui siamo chiamati a rispondere con la nostra intelligenza, con il nostro impegno:
“siete chiamati voi giovani, futuro e speranza a proseguire il vostro cammino, a impegnarvi per la cura della casa comune con scelte di valore, orientate al bene. Siete chiamati a illuminarvi di Vangelo” e citando la lettera a Timoteo (seconda lettura), esorta a farsi guidare dalla luce del Risorto, unico in grado di concedere la vera felicità, la vera pace, la vera “umanità” che nessuno mai può permettersi di togliere a nessun essere umano.
Quella domanda rivolta all’uomo:
“Chi sei?” è per tutti: “chi siamo”? chi “vogliamo essere”?
Mai dovremmo smettere di porsi l’interrogativo, di farlo a noi stessi, di farlo agli altri, di farlo a a Dio.
Domanda alla quale dobbiamo rispondere “insieme” uomini e donne, giovani e ragazzi, adulti e ricercatori… chi siamo “umanità”, dove siamo diretti? Dove vogliamo andare? “Che cosa è l’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8) Splendida, magnifica umanità, eco di Cristo.
L’A.I. può imitare, magari simulare le reazioni umane, ma non potrà mai avere “cuore di carne”.
A tutti il compito di far crescere il cuore di ogni uomo.
Al termine della s. Messa, prima della benedizione finale, tra le braccia di Maria, “condottiera” a Cristo, Mons. Marco fa un gesto bellissimo: apre le braccia ed indica il Cristo crocefisso.
Un Cristo crocifisso ma “in gloria”, un Cristo Risorto portatore di pace.
Come quegli insegnanti che “lasciano il segno” (ricordiamo la bella etimologia della parola insignare, composto da in- e signare, “segnare”) , che “indicano” dove guardare, ecco che Sua Eccellenza “indica”, “fa vedere”…
Un gesto che rimarrà nella mente dei giovani, dei ragazzi, degli studenti: guardate a Cristo, alla croce preludio della Risurrezione. Guardate a Cristo vivo che dona la sua pace, che dona la sua luce. Guardate a questo Cristo sorridente e glorioso, esempio di amore totale e generoso, esempio di umanità.
Guardate a Cristo amore incondizionato e speranza per il futuro.
















