C’era una promessa (o forse una minaccia, si diceva con ironia): “È il vostro momento di gloria”. E la gloria, alla fine, è arrivata puntuale, trasportata da un’ondata di clic, commenti e visualizzazioni che ha trasformato i canali social dell’Istituto Superiore “Cavour” in una galleria d’arte contemporanea decisamente fuori dagli schemi.
Il contest fotografico #occhiodelprof, nato tra i banchi (e fuori dai programmi) durante le ore di Alternativa alla Religione Cattolica delle classi 3^F CAT e 4^D TUR, ha tagliato il traguardo.
Il progetto, coordinato dalle professoresse Elena Ferraris e Giulia De Santis, con il prezioso aiuto della professoressa Stefania Lanciotti, ha dimostrato che quando la scuola decide di “cambiare prospettiva”, il coinvolgimento non si fa attendere.
I docenti si sono messi in gioco, abbandonando per un attimo il registro elettronico per impugnare l’obiettivo; gli studenti, dal canto loro, hanno vestito i panni di una giuria attenta e divertita, votando in forma anonima gli scatti sui profili @iiscavour e @iplaninovc.
Il risultato? Una partecipazione straordinaria che ha confermato come il linguaggio delle immagini sia il terreno comune ideale per un dialogo intergenerazionale fresco e autentico.
Si è decretato il podio (tutto maschile!) della creatività dopo giorni di sfide a colpi di “like”. La giuria popolare degli studenti ha deciso i vincitori, capaci di catturare l’essenza del tema libero con occhio critico e sensibilità estetica.
Ecco i nomi dei professori che hanno saputo conquistare lo sguardo dei ragazzi:
Primo Classificato: Professor Alessio Schirinzi
Secondo Classificato: Professor Luigi Geddo
Terzo Classificato: Professor Matteo Nunner
Ai tre vincitori va un premio tanto simbolico quanto utile: un Power Bank, per ricaricare non solo i propri dispositivi, ma anche quella preziosa energia creativa che hanno saputo condividere con tutta la comunità scolastica.
#OcchioDelProf non è stata solo una competizione, ma un esperimento di “laboratorio di realtà” riuscito. Ha dimostrato che si può fare scuola anche ridendo, sperimentando e, soprattutto, accettando la sfida più difficile: quella di lasciarsi guardare.
L’appuntamento è alla prossima inversione di prospettiva, perché al Cavour lo sguardo ha ufficialmente cambiato banco e sembra non voler più tornare indietro.
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Redazione di Vercelli

















