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VERCELLI - La letteratura che apre le celle alla parola. Lo scrittore Andrea Vitali presenta in carcere il suo ultimo romanzo “I rimedi del dottor Aiace Debouché”    

Protagonisti dell’iniziativa anche gli studenti del corso geometri dell’Istituto Cavour

Vercelli Città

La letteratura, quando incontra l’ascolto e la curiosità, sa trasformare anche un luogo di reclusione in uno spazio di dialogo, riflessione e viva partecipazione.

È quanto accaduto domenica 17 maggio alla Casa Circondariale di Vercelli, dove Andrea Vitali ha presentato il suo ultimo romanzo, “I rimedi del dottor Aiace Debouché”.

L’incontro, moderato da Enrico De Maria e Alessandra Cesare, si è svolto alla presenza della responsabile dell’area trattamentale Valeria Climaco, del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale Pietro Oddo e di altri operatori dell’area educativa.

Hanno inoltre preso parte la docente Morena Bertuol, referente dell’Istituto Tecnico Cavour per il corso CAT (Costruzioni, Ambiente e Territorio) attivo all’interno dell’istituto penitenziario.

Protagonisti dell’iniziativa anche gli studenti del corso geometri, che hanno partecipato con attenzione e curiosità, dopo un percorso di lettura e approfondimento coordinato dalla docente di Lettere Elena Ferraris.

Le domande preparate dagli alunni sono diventate quasi superflue.

Vitali, con la naturalezza del grande narratore, ha saputo infatti anticipare molti degli interrogativi nel corso del suo racconto, alternando ironia, ricordi personali e riflessioni sul mestiere di scrivere.

Nato e cresciuto a Bellano, affacciata sul Lago di Como, Andrea Vitali ha esercitato per circa venticinque anni la professione di medico di famiglia prima di dedicarsi completamente alla scrittura.

Un’esperienza umana e professionale che continua a nutrire la sua produzione narrativa, costruita attorno a un microcosmo vivissimo e riconoscibile.

Chi vive in un paese vi ritrova dinamiche, sguardi e abitudini familiari, ma anche chi abita una città può riconoscere quei tratti tipici del proprio quartiere o persino del proprio condominio.

Un universo di personaggi profondamente umani, definiti da caratteristiche nette ma mai caricaturali, osservati con partecipazione, ironia e una costante attenzione alla fragilità quotidiana.

Presentando I rimedi del dottor Aiace Debouché, lo scrittore ha raccontato le vicende del farmacista Aiace, figura eccentrica e al tempo stesso credibile. Un romanzo che conferma la sua capacità di intrecciare comicità e inquietudine, leggerezza narrativa e attenzione al dettaglio umano, restituendo sempre uno sguardo insieme affettuoso e disincantato sulla vita di provincia.

Con divertita semplicità, lo scrittore ha svelato anche il suo personalissimo metodo di lavoro: prima il titolo, poi il finale, e soltanto dopo la costruzione della trama. Un procedimento inconsueto, ma perfettamente coerente con una scrittura che sembra procedere libera e naturale, pur poggiando su una struttura rigorosa.

«A Bellano ero Andrea, poi sono diventato il dottor Andrea», ha raccontato con il sorriso, aggiungendo che ancora oggi, al bar, c’è chi lo ferma per chiedergli un parere sugli esami del

sangue. Un aneddoto che rimanda bene il tratto forse più sorprendente dell’autore: la capacità di restare una persona profondamente normale nella sua straordinaria grandezza.

Applauditissimo e generoso, Andrea Vitali ha trasformato la mattinata in una conversazione intensa e leggera al tempo stesso, confermando come dietro lo scrittore di successo si trovi un uomo di rara disponibilità, capace di far sentire ogni interlocutore parte della storia.

E, per qualche ora, tra le mura della Casa circondariale di Vercelli, la letteratura ha dimostrato ancora una volta di saper aprire finestre sul mondo e sulle persone.

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Redazione di Vercelli

Posted in Scuola e Università