Al recente Salone Internazionale del Libro di Torino, Elisja Cela e Vanessa Cavalieri hanno ritirato, a nome della loro classe 3^S AFM, la pubblicazione di Ombre e ferro, poesia entrata nella rosa dei vincitori del Premio Letterario Meco 2025.
Un riconoscimento tutt’altro che scontato, se si considera che al concorso nazionale “Dietro le sbarre” sono giunti oltre ottocento elaborati da tutta Italia.
«La notizia più interessante, però, non è il premio. È il luogo da cui quel testo è nato», osservava già lo scorso anno il Dirigente Scolastico Prof. Paolo Massara, insieme al Prof. Mario Della Torre, responsabile del corso serale dell’I.I.S. Cavour di Vercelli.
Non un laboratorio di scrittura creativa, ma una classe del serale: studenti giovanissimi e adulti, lavoratori, genitori, persone che arrivano in aula dopo giornate già piene. Una di quelle classi che, viste da fuori, sembrano ordinarie. E che invece, a volte, custodiscono una straordinaria concentrazione di vita.
La loro autobiografia collettiva, significativamente intitolata La classe delle mille vite, racconta proprio questo: «Questa non è solo una classe: è una famiglia che cresce insieme».
Una frase semplice, ma precisa. Perché il corso serale non è una scorciatoia: è spesso una seconda possibilità, conquistata con fatica.
Da quel contesto è nata Ombre e ferro, poesia intensa e asciutta, costruita a partire da parole annotate alla lavagna e poi ricomposte in un testo corale. Nessun artificio, nessuna enfasi gratuita. Solo immagini nette.
Questa invisibile catena, che ha segnato il mio dolore, ho bisogno d’amore per scontare la mia pena.
Sono versi che colpiscono per la loro essenzialità. Dentro c’è il carcere, certo, ma soprattutto c’è una riflessione più ampia sulla condizione umana: il limite, la colpa, il desiderio di redenzione. E poi quel verso conclusivo – «illumina il mio futuro» – che evita il sentimentalismo e lascia spazio a qualcosa di più difficile da ottenere: la speranza.
Dietro questo lavoro c’è stata la guida della Prof.ssa Elena Ferraris, che non ha imposto una voce, ma creato le condizioni perché una voce collettiva emergesse.
A distanza di un anno, la pubblicazione del volume rappresenta la conferma più concreta del valore di quell’esperienza. Un testo nato tra i banchi del serale ha trovato posto in un libro e sugli scaffali del Salone.
In tempi in cui della scuola si mettono in luce soprattutto le difficoltà, è utile ricordare anche ciò che accade ogni giorno, spesso lontano dai riflettori.
Una lavagna, alcune parole appuntate insieme, studenti che portano in aula le proprie esperienze e un insegnante che sa dare forma a tutto questo.
Talvolta è così che, in una classe apparentemente come tante, nasce qualcosa che merita di durare.
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Redazione di Vercelli


















