Teniamoci caro il nostro vecchio (ma infine, non così malandato) “Ospedale Generale Provinciale Sant’Andrea” di Vercelli.
Prima che sia sostituito da un nuovo Nosocomio di tempo ne dovrà ancora passare: indeterminato.
Mentre è senz’altro lecito attendere un’ (abbastanza) celere, realizzazione del cosiddetto “Cubolotto”, cioè il nuovo “Blocco di Emergenza/Urgenze del Presidio Ospedaliero S. Andrea di Vercelli”.
Tempi di realizzazione normali per Opere pubbliche di grande rilievo: che al cittadino del Capoluogo parranno fulminee, abituato com’è alla durata dei cantieri di quelle comunali.
Ma andiamo con ordine.
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Suggestiva, emozionale, quasi “immersiva”, fascinosa, la presentazione dei rendering, ieri 27 aprile, in Aula magna dell’ (attuale) Ospedale Sant’Andrea.

Slides rutilanti, un parlato da veri professionisti per due realtà che (al momento) non sono neppure parenti, oppure lo sono alla lontana.

Il “Cubolotto” (chissà poi perché questo nick name) è comunque un investimento di oltre 63 milioni di euro, tutti reperiti tra Stato e Regione Piemonte, già ora sicuri.
Nessuna incertezza sulla provvista finanziaria, siamo ora alle battute finali del percorso amministrativo e presto si potrà affidare il cantiere.
Un lavoro di squadra che ha avuto una fortissima accelerazione nella scorsa Legislatura regionale, sostenuto con convinzione sia dall’allora Sindaco Andrea Corsaro, sia dall’allora Presidente della IV Commissione (Sanità) del Consiglio Regionale, Alessandro Stecco.
Nel corso di questa Legislatura il testimone è passato ad altri “volenterosi” (absit iniuria), il Consigliere Regionale Carlo Riva Vercellotti ed il Sindaco Roberto Scheda, che, con il contributo convinto dell’Assessore alla Sanità Federico Riboldi, hanno sostanzialmente ottenuto di completare (mancavano circa 9 milioni di euro) la copertura finanziaria.
E questa è la cosa certa.
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Diversa la situazione per quanto riguarda il nuovo Ospedale.
Per ora ci sono i rendering.
Un po’ come dire che si costruisce l’automobile a partire dal depliant della Concessionaria o dal cartellone stradale della pubblicità.
Tante le cose da definire, a cominciare dalla necessità di comprendere cosa davvero pensino di fare certi “Comites palatini” che abitano il grattacielo della Regione: potrebbero essere identificati con quegli “azzeccagarbugli” di cui dice Carlo Riva Vercellotti in un suo post di Fb nelle scorse ore?
Chissà.
Non è un mistero che, nemmeno ieri, qualcuno tra i “Quaestor sacri palatii” nascondesse perplessità e dubbi.
E i motivi potrebbero essere molti.
A partire dalla non ancora raggiunta copertura finanziaria.
Quella che parrebbe acquisita è una provvista fornita dall’Inail.
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Grazie all’Inail sarebbero ora a disposizione circa 155 milioni di euro.
Se si potesse consegnare il cantiere domani, ne servirebbero altri 15.
Nei tempi che occorrono per passare dal rendering alla progettazione definitiva e poi a quella esecutiva, è assai probabile che i soldi da trovare (basti guardare a cosa stia succedendo al prezzo della benzina e, a cascata, a tutti gli altri fattori di costo industriale) saranno quantificabili in una somma ben superiore.
Saranno reperiti?
Chissà.
Un primo segnale che qualcosa si muove potrebbe arrivare se si presentasse almeno il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE), una fase della procedura che presuppone la disponibilità di una sorta (il termine non è “tecnico”, ma è per capirsi) di “cauzione”, pari al 3 per cento del finanziamento: che ora è di 155 milioni, quindi occorrerebbero, solo per questo passaggio, che comunque non è ancora alle viste, tra i 4 ed i 5 milioni di euro.
Si vedrà.
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Dunque, quali sentimenti paiono realistici, dopo la presentazione di ieri, 27 aprile?
Di due tipi, non necessariamente conflittuali tra loro, ma distinti.
Il primo ordine è di grande soddisfazione.
Il “Cubolotto” si farà di sicuro, sarà un’opera che porterà lavoro, soprattutto sarà davvero utile, un passo avanti che assicurerà grandi risultati alla Sanità vercellese.
Il secondo ordine è di prudenza e, soprattutto pazienza; nemmeno di “vigile attesa”, perché si può stare tranquilli che, almeno per un bel po’ di tempo, non succederà nulla.

Sicchè, vale la pena di continuare a “tenere da conto” il caro vecchio Ospedale Sant’Andrea che conosciamo almeno da quando (come richiama l’illustrazione che si deve al gruppo “Vecchia Vercelli”) chi scrive, bambino di 4 anni, guardava quella limousine presidenziale stando in braccio alla mamma, tra la folla.
Abitavamo nel primo e allora unico condominio della zona, costruito più o meno in prossimità dalla prima pecora, in alto a destra.















