(elisa moro) – Un clima di autentica universalità nell’unica Fede in Cristo quello che si è respirato nella suggestiva cornice del santuario del Trompone, a Moncrivello, sotto lo sguardo materno della Virgo Potens, si è svolta la solenne ordinazione sacerdotale di Don Jean François Nordjoe, appartenente alla famiglia religiosa dei Silenziosi Operai della Croce.
A presiedere la liturgia il cardinale Giuseppe Versaldi, che ha imposto le mani sul giovane diacono, nativo del Togo, ma cresciuto nel Camerun, dove i Silenziosi Operai hanno una missione a Mouda.
L’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo non ha potuto essere presente in quanto impegnato a Vercelli per presiedere l’Eucarestia nell’ambito delle celebrazioni del XXV Aprile; è stato rappresentato dal Vicario Generale, Mons. Stefano Bedello.
Numerosi i sacerdoti presenti, provenienti sia dalla Diocesi di Vercelli che dalla sua comunità religiosa, a sottolineare il legame con il territorio in cui la comunità dei silenziosi operai opera, un legame, come ha sottolineato Don Giovanni Giuseppe Torre, rettore del Santuario, nel suo ringraziamento finale, di cui il fondatore, il Beato Luigi Novarese, ne è certamente – dal Cielo – felice.
A rimarcare questo la presenza dei sindaci dei territori limitrofi al Santuario, in rappresentanza delle comunità e l’Arma dei Carabinieri.

La celebrazione, intensa e partecipata, è stata animata dal Coro della Diocesi di Ivrea, diretto da don Alberto Carlevato, Parroco di Villareggia, Mazzè e Tonengo, e accompagnato all’organo dal maestro Sandro Frola, che hanno contribuito a rendere ancora più solenne il momento liturgico; soprano solista la Signora Elena Geranio.

Nel corso dell’omelia (riproposta integralmente nel video che accompagna queste note), il cardinale Versaldi ha offerto una riflessione profonda sui tre munera che caratterizzano il ministero sacerdotale: insegnare, santificare e governare.
Declinandoli sulla figura dell’ordinando, ha indicato con chiarezza la via dell’accoglienza e del servizio, della piena dedizione e del fiducioso abbandono in Dio, sottolineando come il sacerdote sia chiamato a essere segno vivo della carità di Cristo, specialmente verso i più fragili, ma anche nelle comunità dove si è chiamati ad operare.
Il porporato ha inoltre richiamato l’attenzione su un rischio sempre attuale: quello di un moderno pelagianesimo.
Il pelagianesimo, dottrina eretica associata al monaco Pelagio, sosteneva che l’uomo potesse raggiungere la salvezza con le proprie forze, senza un bisogno determinante della grazia divina.
Tale visione fu contrastata con decisione da Sant’Agostino d’Ippona, il quale ribadì invece che la grazia di Dio è sempre necessaria e precede ogni buona azione umana.
A chiarire efficacemente questo equilibrio tra iniziativa divina e risposta umana, si può richiamare una celebre espressione attribuita al Vescovo di Ippona: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te».
La frase, spesso citata nella tradizione cristiana, deriva da un sermone agostiniano (Sermo 169, 11, 13), in cui il Doctor Gratiae insegna come la salvezza sia dono gratuito di Dio che richiede tuttavia la libera collaborazione dell’uomo.
Nel giorno della festa di Marco evangelista, la liturgia propone il finale del suo Vangelo (Mc 16,15-20), dove il Risorto affida ai discepoli un mandato chiaro e universale:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».
È una pagina che risuona con particolare intensità oggi per don Jean François: per un sacerdote, questo “andare” non è semplicemente un movimento. un dinamismo spaziale, geografico, ma uno stile di vita; uscire da sé, incontrare, accogliere, farsi prossimo.
Il testo evangelico parla anche dei “segni” che accompagneranno coloro che credono: segni che non sono anzitutto eventi straordinari, ma la trasformazione della vita operata dalla grazia.
Al termine della celebrazione, la gioia condivisa si è trasferita all’esterno del santuario, dove nel giardino si è svolto un cordiale momento di festa. Tra saluti, fotografie e parole di augurio, sacerdoti, religiosi, amici e fedeli hanno potuto incontrare il novello sacerdote in un clima familiare e disteso, prolungando nella fraternità ciò che era stato vissuto nella liturgia.
Un’occasione preziosa per esprimere vicinanza e sostegno a don Jean François, all’inizio del suo cammino ministeriale, nel segno della comunione e della gratitudine.

















































