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QUARONA - Celebrato il 25 Aprile – 81° Anniversario della liberazione d'Italia  

Il discorso integrale del sindaco Francesco Pietrasanta

Valsesia e Valsessera

E’ stato celebrato a Quarona questa mattina il 25 Aprile, anniversario della liberazione d’Italia.

Di seguito riportiamo il discorso integrale del sindaco Francesco Pietrasanta che ha rivolto ai presenti.

Buongiorno a tutti. Un saluto caloroso alle Istituzioni presenti, ai rappresentanti dell’Anpi e delle Forze Armate e dell’oratore ufficiale Professor Nicolò D’Oria.

Ringrazio il presidente dell’Anpi quaronese Maddalena Marchina che con determinazione e passione ha ereditato la staffetta organizzativa di questa giornata.

L’anniversario della liberazione d’Italia, ricorrenza conosciuta anche come festa della Liberazione o semplicemente 25 aprile, è una festa nazionale della Repubblica Italiana. In questo giorno celebriamo la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista.

Perché ho specificato questa definizione?

L’ho fatto in quanto, come non mai, sento l’esigenza di ricordare alla popolazione che il nostro passato non è sempre stato sereno. Perché se oggi possiamo sentirci liberi è grazie al sacrificio di tanti uomini e donne che si sono sollevati e hanno dato la loro vita contro una tirannia.

Evidenzio che la Libertà si basa sulla partecipazione.

La partecipazione della popolazione alla vita delle istituzioni, alla politica, al sociale.

La libertà è far parte di qualcosa, vivere in una società e non può essere vissuta solo nel desiderio individuale.

Essere libero non significa fare quello che si vuole, quando si vuole. La libertà non deve essere fine a se stessa, ma deve essere condivisa; perchè non ci si può sentire liberi stando soli, ma la libertà è collettiva e si può provare solo stando in una Democrazia. La nostra libertà inizia dove finisce quella degli altri.

Ma per essere veramente liberi e capaci di scegliere la strada che la comunità deve percorrere bisogna essere anche informati. Bisogna conoscere.

Conoscere per deliberare” diceva il Presidente Einaudi.

Un esempio da poco vissuto è quello sul Referendum della Giustizia. Non entro nel merito del risultato politico. Mi chiedo però quante persone che abbiano votato Si o NO conoscessero profondamente ciò per cui si era chiamati a decidere.

Ogni giorno constato che molte persone, giovani o anziane che siano, non conosco a pieno i meccanismi della nostra Democrazia. Come funziona il Parlamento, cosa vuol dire separazione dei poteri dello Stato, il diritto alla garanzia ma soprattutto quali doveri devono esserci dietro a questi diritti.

La popolazione oggi manca di informazione e conoscenza sul sistema democratico del nostro Paese. Per la maggioranza di noi c’è un’ignoranza irreprensibile, innocente che dimentica l’importanza di condividere la libertà prima di pensare a quella personale.

Inoltre, oggi più che mai, in Italia e nel Continente tutto c’è preoccupazione e angoscia dovuti agli stravolgimenti internazionali che stiamo vivendo. Crisi economica, cambiamenti climatici, delinquenza, immigrazione e soprattutto guerre. Guerre che ci circondano e toccano i nostri interessi.

La gente ha paura. Ha paura per la propria libertà individuale prima che collettiva.

La mia preoccupazione principale deriva dall’insieme di questi tre elementi.

Disinformazione, paura e individualismo.

Questo mix, diffuso in tutto l’Occidente, è molto pericoloso. Può essere apripista di cambiamenti che andrebbero a minare le fondamenta della Democrazia e della Libertà.

Sono preoccupato perché vedo una società che ha difficoltà a riformarsi, che vive sugli allori passati con convinzioni ormai al tramonto.

Ma non tutto è perduto. Dobbiamo fare leva sui nostri ragazzi. Dalle scuole primarie. E’ necessario che questa giornata non rimanga solo una giornata. Deve essere espressa in tutti i giorni dell’anno.

Come?

Partecipando alla vita pubblica, informandosi, studiando, mettendosi in gioco per la comunità e comprendendo a fondo il funzionamento della Democrazia affinché si possa riformare e restituirgli quello slancio che ci ha permesso di essere qui oggi.

Dare spazio ai giovani nei posti che contano, nelle stanze dei bottoni. Non bisogna aver timore di questo.

Dobbiamo capire che uniti si vince e che due teste sono meglio di una. Ma devono essere teste preparate, informate e capaci di ragionare insieme.

La paura va fronteggiata, se si vuole superarla.

Perché se mai tornerà il fantasma della Tirannia saremo capaci di riconoscerla e di fermarla con coraggio e convinzione da principio, tutti insieme.

Ogni uomo e donna è artefice della propria sorte.

W la Libertà, w l’Italia e w l’Unione europea”

Avanti tutta

Il Sindaco Francesco Pietrasanta

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Redazione di Vercelli

Posted in Società e Costume