(gabriella franzino – edy guglielmetti) – Sabato 11 aprile le possenti note del “sontuoso organo Serassi” sono nuovamente risuonate nella spaziosa navata della Chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta in Feletto. L’occasione è stata la celebrazione dei 200 anni di vita dello storico organo che, nella prima decina degli anni 2000, con un lavoro di restauro attento e fedele al suo stato originario, ha consentito il totale ripristino delle caratteristiche foniche e meccaniche dello strumento, alcune delle quali uniche nel panorama organario italiano.
L’evento è stato organizzato dall’Associazione Organistica del Canavese, in collaborazione con Antichi Organi del Canavese e la Parrocchia di Feletto, con il supporto del Comune di Feletto e i patrocini della Diocesi di Ivrea, della Città metropolitana di Torino e dell’Associazione Giuseppe Serassi.

Organista il Maestro Paolo Tarizzo che, diplomatosi in Organo e Composizione Organistica al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, è stato organista titolare presso l’Oratorio di San Filippo Neri di Torino e, dal dicembre 2023, organista titolare presso il Tempio Valdese di Torino.
Insegna Acustica musicale al conservatorio di Sassari.
Molte le persone presenti, felettesi e non, che hanno potuto immergersi in questa esperienza non solo sonora e sensoriale, ma anche emotiva e, per qualcuno, sicuramente spirituale.

Tra i tanti il Sindaco di Feletto Sig.ra Cristina Ferrero che ha aperto la serata salutando gli intervenuti e dichiarandosi particolarmente orgogliosa dovendo a Carlo Oddone, suo “predecessore” del primo Ottocento in quanto maggiore Registrante dell’abitato (sindaco diremmo oggi) l’idea iniziale di un organo grandioso e che offrì di tasca propria la somma di 1000 lire.
Graditissima presenza quella del Vescovo di Ivrea Monsignor Daniele Salera che, nel suo saluto, ha voluto sottolineare l’importante lavoro che i giovani dell’Associazione Organistica del Canavese stanno portando avanti valorizzando e tutelando il patrimonio organistico presente sul territorio.

E ancora il signor Adriano Giacoletto, organologo che, nella pausa tra la prima e la seconda parte del programma è intervenuto sulla storia dell’organo Serassi e sui “numeri” che compongono il suo sistema complesso, facendo anche una panoramica veloce sugli altri Serassi presenti nel territorio evidenziandone le differenze: da quelli prettamente settecenteschi, a quelli di transizione fino a quelli moderni ottocenteschi.
“I pezzi in programma – ha spiegato il Maestro Tarizzo – sono stati scelti per mettere in risalto le caratteristiche di questo strumento di pregio ovvero di un Serassi, (casa bergamasca che poi ha lavorato in tutta Italia) in un periodo in cui, nelle chiese, si suonava ad emulazione dell’orchestra sinfonica e che, dal momento che si era in periodo risorgimentale, il tessuto sonoro di questo strumento molto intenso, doveva ricordare i fiati, le ance e tutti gli strumenti che erano propri di un sentimento popolare dell’epoca.
Tuttavia la costruzione di questo Serassi, (anni ’20 del XIX sec), è ancora legata alla tradizione “vecchia” con un “temperamento” particolare che i restauratori, nel 2006, hanno mantenuto.
Da qui la scelta di pezzi di autori dell’800 che hanno scritto appositamente per questi tipi di strumento risorgimentale: Padre Davide da Bergamo il cui vero nome era Felice Moretti e Vincenzo Petrali.
Con questi autori si mettono in luce le caratteristiche sinfoniche dello strumento ad imitazione dell’orchestra.
E poi ho scelto musiche del ‘700, in particolare di Luis Couperin con la sua Pavane la cui tonalità mette in risalto delle forti dissonanze dovute alla particolare accordatura di questo strumento; dello spagnolo Juan Bautista Cabanilles, ed infine di Johann Sebastian Bach padre e del figlio Carl Philipp Emmanuel Bach che si avvicina allo stile galante, per spaziare quindi, con questi autori, nel tempo e nello spazio”.
Un plauso al maestro la cui esecuzione, realizzata con padronanza tecnica e fisicità rese visibili dalle belle riprese delle mani sulle tastiere e dei piedi sulla pedaliera, è veramente riuscita a mettere in mostra le potenzialità tecniche e foniche di questo maestoso strumento.

A chiudere la bellissima serata il pensiero del Parroco, Don Stefano Teisa che ha voluto sottolineare come la musica ascoltata non sia soltanto il risultato di tecnica e di meccanica, ma sia una via per elevarsi a Dio, per introdurci in una dimensione metafisica, soprannaturale.


























