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Nella sera del 3 aprile

VERCELLI - La Processione delle Macchine 2026 nel segno di una preghiera corale ed accorata per la pace - La parola dell'Arcivescovo interpella le coscienze di tutti - Integrale in video il messaggio di Mons. Marco Arnolfo e alcuni scampoli dell'azione liturgica - LA GALLERY

Il Pastore della Chiesa eusebiana, con gesto profetico, bacia la reliquia della Croce affidando le speranze dell'umanità al Risorto

L’azione liturgica del Venerdì Santo, quella Processione delle Macchine di Vercelli, che dal 2011 è stata riconosciuta dal Ministero del Turismo come Patrimonio d’Italia per la Tradizione, è sempre un momento capace di unire la comunità.

Simbolo eloquente di questa azione comune, che attinge la propria forma attuale dall’esperienza del 1759, è la decisione di “unire le forze” tra le Confraternite vercellesi per dare vita ad un’iniziativa “unitaria”, secondo la lungimirante visione dell’Arcivescovo Alessandro d’Angennes: siamo nel 1833.

Tra poco, saranno dunque 200 anni.

E’ però, almeno da alcuni decenni che questo appuntamento, vissuto con fede dalla città, sempre partecipe (anche ieri sera, 3 aprile, il popolo di Dio era veramente numeroso) e attenta, è l’occasione per ascoltare la parola dell’Arcivescovo sull’ora della Storia che siamo chiamati a vivere: talvolta della nostra Storia di piccola Chiesa particolare, talaltra, invece, lo sguardo spazia sull’intera vicenda umana.

I momenti sono due, uno all’inizio dell’azione liturgica ed uno alla fine, prima della benedizione.

Il video che proponiamo a corredo di questo servizio, insieme alla gallery, li riprende entrambi integralmente ed il Lettore potrà ascoltare ciò che il Presule ha voluto comunicarci in questo 2026.

Ebbene, da quando è con noi e guida la Chiesa eusebiana, le riflessioni di Mons. Marco Arnolfo non sono mai parse convenzionali, tantomeno scontate.

Ma in questo 2026 – se è permesso un pensiero personale – ha colpito più di altre volte quella che è sembrata una sorta di macerazione interiore, di dolore profondo, quasi somatizzato, per la drammatica crisi che si consuma sui vari teatri bellici causa di sofferenza, morte, distruzione.

Le osservazioni prendono le mosse – a tutta prima – da un pensiero rivolto a quella “navicella” sulla quale quattro astronauti viaggiano alla volta della luna.

Le immagini più belle che inviano – dice l’Arcivescovo – non sono ancora, tuttavia, quelle dello spazio, del nostro satellite.

Sono quelle della Terra, come si vede da lassù: e subito una prima verità.

Questo mondo potrebbe essere un Paradiso terrestre.

Certo, il progresso scientifico ha debellato tante malattie, si potrebbe produrre cibo per tutti – anche per quel miliardo di esseri umani che ogni giorno non ha nulla da mangiare – le possibilità di assicurare ai giovani opportunità di formazione ci sono, fino a qualche tempo fa impensabili.

Invece riusciamo a dissipare tutto questo, tornando a distribuire lutti, disperazione, distruzione, distraendo le risorse che potrebbero servire per la crescita armoniosa e rispettosa del Creato per produrre armi sempre più micidiali.

Allora, forse, tra quelle di tutte le Confraternite, la “macchina” che quest’anno più pare ispirare i pensieri e la preghiera, è proprio quella dell’ “Ecce homo”.

Torna alla mente lo stupore dell’Autore che al Salmo 8 non riesce a darsi una spiegazione plausibile di quel contrasto:

“che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

Cos’è l’uomo?

E’ quello che ci viene presentato con algida e cinica, forse persino politicamente corretta, presa d’atto di ciò che è stato compiuto: ”Ecce homo”?

E’ l’uomo che ogni giorno, anche tra noi, nel nostro tempo e forse persino entro l’orizzonte delle nostre vite, è umiliato, ridotto a cosa, reso strumento di volontà altre?

Un uomo meno uomo.

Eppure ogni uomo è fatto “poco meno di un angelo”.

Ma sarebbero queste, i conflitti in corso in questo tempo, la gloria e l’onore pensate per lui, perché ne fosse addirittura “coronato”?

Una contraddizione che rimane aperta, che elude il nostro dominio, eppure esige il nostro contributo.

La contraddizione, poi, si arrenderà quando il Mistero si illuminerà della sua propria luce.

Ed è questa visione escatologia, persuasiva e persino “razionale” che basta per riconoscere la nostra minorità e consegnarci al Mistero, con il Salmista:

”O Signore, quanto è grande il tuo nome su tutta la Terra”.

Assonanze echeggiate udendo la catechesi di ieri, dettata dall’Arcivescovo di Vercelli Mons. Marco Arnolfo, al termine della Processione delle Macchine, in questo 2026 ancora pervaso dalla pena per la ferita, l’oltraggio, inflitti all’umanità da quella “guerra mondiale a pezzi”, come la chiamò Papa Francesco nel 2014.

Con gesto profetico che ha interpretato il pensiero di tutti, l’Arcivescovo ha voluto affidare la speranza proprio alla Croce, baciandone la reliquia.

Infine, non si potrebbero concludere queste note senza ricordare come la complessa “macchina” organizzativa abbia funzionato alla perfezione e come la liturgia sia stata animata – con unanime apprezzamento – dalla Cappella musicale del Duomo di Vercelli, diretta dal Maestro Mons. Denis Silano.

Ora lasciamo i nostri Lettori con il filmato, la gallery ed un caro augurio di Buona Pasqua.

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