La scelta del Comune di Varallo di procedere alla vendita dell’immobile di proprietà comunale situato a Milano, Via Polesine 33, oggetto della determinazione n. 173 del 10 marzo 2026, con base d’asta fissata in 360 mila euro e asta pubblica prevista per il 13 maggio 2026, fa sorgere qualche riflessione.
La vendita è davvero la strada più utile per l’interesse pubblico, oppure sarebbe stato più lungimirante valutare una riqualificazione dell’alloggio per destinarlo, a seguito della cessazione della precedente locazione, agli studenti universitari varallesi che, per motivi di studio, devono vivere a Milano?
Il punto merita attenzione anche alla luce della collocazione concreta dell’immobile, che non appare affatto marginale sotto il profilo della mobilità studentesca.
La zona di Via Polesine è infatti servita dalla linea 95 ATM, mentre il nodo di Corvetto M3 rappresenta un collegamento metropolitano di primo livello, con frequenze che nei giorni feriali diurni arrivano a un treno ogni 3-5 minuti.
Dallo stesso nodo transitano inoltre ulteriori linee di superficie importanti, come la 84 e la 93, che ampliano sensibilmente i collegamenti verso il centro e verso altri quadranti universitari della città: la Bocconi, che ha sede in via Sarfatti, la Statale in via Festa del Perdono, la IULM in via Carlo Bo, la NABA in via Darwin, mentre il Politecnico di Milano – Campus Leonardo in piazza Leonardo da Vinci.
Pur non essendo “dentro” i campus, la posizione risulta ben inserita nella rete dei collegamenti universitari milanesi, soprattutto per atenei e sedi del quadrante centrale, sud e sud-ovest della città, oltre che per l’area di Città Studi. Oltre ad avere nelle adiacenze un supermercato comodo ai possibili inquilini e il parcheggio interrato “Corvetto”.
“Ed è proprio questo il punto – osserva Carlo Stragiotti -. Se ci trovassimo di fronte a un immobile scomodo, periferico e poco servito, il ragionamento sarebbe diverso. Ma qui siamo davanti a un appartamento che, pur bisognoso di alcuni lavori, si trova in una zona servita dai mezzi pubblici e compatibile con una possibile destinazione per studenti. Per questo è legittimo chiedersi se alienarlo oggi sia davvero la scelta più utile oppure se non fosse preferibile investire in una piccola riqualificazione e trasformarlo in una risorsa per i giovani del territorio. Un ragionamento da fare anche alla luce del prolungamento di ulteriori due annualità dei fondi derivanti dalla fusione con Sabbia, che porteranno nelle casse comunali altri 2,2 milioni di € in più, per un totale di circa 20 milioni”.
Il tema è anche strategico. Varallo, come tanti territori, ha bisogno di mantenere un legame con i propri giovani, accompagnandoli nei percorsi di formazione e di qualificazione.
In quest’ottica, un alloggio comunale a Milano, se collocato in una zona ben raggiungibile e ben servita, può rappresentare non solo un bene da valorizzare, ma anche uno strumento concreto di politica pubblica a favore del diritto allo studio e della crescita delle nuove generazioni.
“Vendere un bene può produrre un’entrata immediata – prosegue Stragiotti -, ma bisogna chiedersi quale sia la visione complessiva. Se il Comune dispone di un immobile che, con un intervento ragionevole, potrebbe diventare utile agli studenti varallesi, allora il tema non è soltanto quanto si incassa oggi, ma quale valore si vuole costruire per domani. Una comunità che vuole avere un futuro deve anche investire sui giovani e sulle opportunità che offre loro”.
Da qui nasce anche una seconda riflessione, più propriamente economica e amministrativa.
Secondo Stragiotti, sarebbe opportuno chiarire fino in fondo quali motivazioni abbiano portato alla scelta dell’alienazione e se vi siano ragioni finanziarie che l’Amministrazione considera prevalenti rispetto a una possibile destinazione sociale del bene.
Allo stesso tempo, resta aperta una valutazione di opportunità sul prezzo fissato a base d’asta, anche in relazione allo stato dell’immobile e ai lavori di sistemazione che potrebbero rendersi necessari.
La questione, dunque, non è ideologica, ma attiene alla convenienza pubblica complessiva dell’operazione.
Per Stragiotti, in definitiva, il nodo è tutto qui: la vendita può essere una scelta amministrativamente legittima, ma non è detto che sia la scelta più lungimirante per i giovani della Città di Varallo.
Proprio perché l’immobile si trova in una zona ben collegata e potenzialmente adatta alla vita universitaria, il Comune avrebbe forse dovuto interrogarsi più a fondo sulla possibilità di recuperarlo e metterlo a disposizione degli studenti varallesi.
Perché investire sui giovani, oggi, significa investire sul futuro stesso della città.
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Redazione di Vercelli














