VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli
Ivrea e Canavese, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte
Sono il rifiuto dei miei nemici e persino dei miei vicini, il terrore dei miei conoscenti

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia del Venerdì Santo - "Che cos'è la verità?" - Commento a cura della Prof.ssa Elisabetta Acide -

Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità.

I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026, fino al Triduo, sono raggiungibili a questi link:

Il Mercoledì delle Ceneri

Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV

L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –

Giovedì Santo – “Vi ho dato un esempio” –

***

Dal libro del profeta Isaìa

Is 52,13-53,12

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 30 (31)

  1. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. R.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 4,14-165,7-9

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Vangelo

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni
Gv 18,1-19,42

Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa.

E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF.SSA ELISABETTA ACIDE

Siamo in quei  Canti del Servo del Signore  (prima lettura) di cui il profeta Isaia definisce: “il mio servo”, probabilmente composti dopo l’esilio di Israele a Babilonia, la cui “identificazione” ha interessato ampiamente la letteratura ed esegesi religiosa biblica e la critica.

Popolo o personaggio specifico… lasciamo aperta la questione, sicuramente  l’interpretazione  del testo verso l’idea di un “Messia sofferente” e la “lettura cristiana” con l’identificazione di quel “servo sofferente” con Gesù di Nazaret, offrono una “illuminazione” al mistero della sofferenza e della morte di Cristo in croce.

Penso sia importante porre l’attenzione sul “modo” utilizzato sa Dio per “salvare” il “servo sofferente”:

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo,si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”.

Scalini di agonia e di risurrezioni… il salmo ci racconta la sofferenza e il tessuto della difficoltà, un uomo che racconta il “tu a Dio”, dove sei? Hai dimenticato?

Mi rifuggono… sono come un coccio da gettare, un morto…  La vita è dialogo con il Dio vivente, con l’apertura alla speranza, apertura al messia.

Un vissuto nei salmi, che si esprime in questo Salmo 30/31 dal lamento all’abbandono in Dio, fiducia in Colui che ha “nelle sue mani i miei giorni”, in chi fa splendere il suo volto e salva per la sua misericordia.

Gesù ha vissuto sulle strade della Palestina, le sofferenze, le incomprensioni, i dolori, il disprezzo… ma nella sua croce si rivela e ci rivela la Volontà di Dio e la sua Identità.

“Quell’uomo era veramente il Figlio di Dio”.

Il “servo” è il Figlio di Dio.

E quel servo, sulla croce, guarderà… affiderà, consegnerà…

Oltre la cena … gli “amici” escono … oltre il Cedron, ad est della città, verso il Getsemani dove era fuggito il re Davide, quando suo figlio Assalonne prese il potere in città (2Sam 15,23).

Il ricordo di questo re è plausibile, poiché nel racconto della passione si parla anche della regalità di Gesù.

Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli.…

San Giovanni lo sa bene, vi si è recato tante volte con Gesù nella sua permanenza a Gerusalemme … e lo sa anche Giuda … anche lui vi si recava con il maestro. Sa dove trovarlo … e non va da solo …

“Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi.” 

Arriva Giuda, forse con una coorte (forze dell’ordine romane di stanza in Palestina al tempo di Gesù), un drappello piuttosto numeroso di uomini. Gesù è solo di fronte ai suoi nemici.

Non si sottrae, domanda: “Chi cercate?”

La narrazione del Vangelo di Giovanni è un continuum… le domande di Gesù si susseguono.

Aveva domandato: “Che cosa cercate?” ora dice “Chi cercate?” e si presenta: “Sono io!”.

“Io sono”.

Se cercate me, eccomi.

Ditemi chi cercate…

Gesù il Nazareo”.

Ed ancora:  “Sono io”.

Il nome di Dio.

Lo stesso rivelato a Mosè e raccontato nel libro dell’Esodo (Es 3,14) che san Giovanni aveva già enunciato (Gv 8,58).

E quelli indietreggiarono e caddero a terra.

Dio si rivela e questo non può lasciare indifferente l’uomo.

Davanti a Dio l’uomo “indietreggia” e “cade”…

Ancora… chi cercate ?…

E si “consegna”.

Senza violenza… solo… affronterà con mitezza…senza spada…

Dovrà “bere il calice”…

Nella Sacra Scrittura il calice è il simbolo della sofferenza, ma è anche segno di condivisione. E Gesù è pronto… in comunione con il Padre.

Arrestato.

La notte si fa movimentata, concitata, processo, domande, interrogatori, affermazioni, negazioni, rinnegamenti…

Con mitezza.

Anna, Caifa, Pilato…

Le accuse si intessono, si intensificano, occorrono testimoni concordanti… come fare?

E Gesù è posto di fronte all’uomo.

Lo portarono dalla casa di Caifa… al pretorio…

Arriva Pilato.

Uomo e Dio: uno di fronte all’altro…

Chi sei o Dio?

Pilato di cui si è tanto detto e scritto.

Un procuratore tanto discusso… un uomo a cui è chiesto di “giudicare” Dio.

Un uomo di potere nelle cui mani è posta la “vita” di Dio.

Che accusa portate…” Pilato vuole giudicare… lo vuole fare diremo noi, con “consapevolezza”, se usassimo il linguaggio giuridico diremmo: “vuole arrivare alla verità dei fatti”, meglio “vuole arrivare alla verità dimostrabile” (quella verità processuale che garantirebbe ciò che posso dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio) e dunque, potremmo dire, ammirevole Pilato.

Giovanni Evangelista ci tratteggia bene questo “colloquio-processo”, ci fornisce la descrizione di questa “scena” che vede fronteggiati due uomini, domande e risposte, affermazioni e silenzi…

Un andirivieni da quel pretorio che segna l’inquietudine di quel procuratore, la sua insicurezza mascherata dalla fama di uomo terribile e intransigente in quella provincia romana che tanto gli aveva procurato guai.

Un uomo che “entra ed esce” dalla casa, dal pretorio in quell’alba che il mondo non scorderà più.

Esce verso i rappresentanti del Sinedrio, rientra, lo fa chiamare, lo interroga, esce nuovamente verso i Giudei, lo fa prendere e flagellare… esce di nuovo e parla, lo conduce a loro, vuole consegnarlo… ha paura…

Interroga ancora, non è soddisfatto, la sua inquietudine cresce, come quei suoi passi frenetici, quasi una “urgenza” che non si placa, quella “via di uscita” che il “potere” non trova… un uomo “braccato” dalle sue stesse autorità, un uomo che si inquieta davanti a quell’uomo che capisce non essere solo “uomo”.

E una domanda…

“Che cosa è verità?”

Se leggiamo il testo greco comprendiamo l’importanza di quella domanda.

Ironica, sprezzante, rafforzata dall’assenza di quell’articolo: “la”.

Verità “τ στιν λθεια; “che cos’è verità”.

Cerca di “negare” la nozione stessa di verità, il procuratore, sa perfettamente di non poter ribattere all’asserzione di Gesù, la mette “in dubbio”, la “nega”.

La ricerca affannosa di quella verità che impegna l’uomo a “svelare” ciò che è “latente” “λθεια” (alétheia).

Quella verità “a-létheia che non può rimanere nascosta, che si mostra, si impone per  l’autorevolezza e credibilità:

io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare la verità. Chiunque appartiene alla verità ascolta la mia voce”.

“Io sono… e sono nato…”

Il Dio Incarnato non porta “verità qualsiasi”, “E’ Verità”.

Rimarrà nella sua convinzione Pilato, la sua verità “qualsiasi”… e con questa convinzione “esce”…

Se ne va… riprende il suo andirivieni…

A Pilato non importa, non interessa la verità… riprende la sua vita, cercherà altre verità. Quella Verità che è di fronte a lui, non è “interessane”, non è “conveniente”.

Entra ed esce… avrebbe la “possibilità della verità”, della “giustizia”.

Entra ed esce… tormentato e pauroso…

In lui risuona quel “desiderio” di “sapere”, quale verità?: “dunque tu sei re?”

Gesù è “re di Verità”, Incarnato per  “annientare” la menzogna del tentatore,sono il “Re della Verità di Dio” per l’uomo, da sempre e per sempre.

Pilato lo sa che Gesù è innocente… lo dirà… “…sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì…Ecco l’uomo!” ma sceglierà la menzogna… “Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso”.

Trascurabile… come quell’articolo determinativo non pronunciato che segna il distacco tra il potere da lui rappresentato e la proposta rivelata: Dio è venuto nel mondo per la salvezza.

La Verità è la rivelazione dei “disegni di Dio”, a Pilato non interessa, gli bastano i suoi “disegni” umani.

La parola della Verità, ci dice l’evangelista Giovanni in momenti diversi del suo scritto, è Gesù stesso, Parola   e “mezzo” verso un fine, verso la Verità e la vita.

Via e  via verso il Padre.

Via e Verità, Verbo che porta Dio.

Allora forse la domanda non è che cosa è verità, ma come “essere dalla verità”, cioè  vivere secondo la rivelazione di verità che Gesù è venuto a portare.

La pagina del Vangelo drammatica che si conclude sul Golgota, reca in sé il “riassunto” di tutto il Vangelo: Gesù è luce del mondo, Verità, Parola, Via al Padre, centro e il cuore della rivelazione, accesso alla vita e alla salvezza.

Verità che rende l’uomo libero.

Verità “testimoniata” da Cristo sulla croce.

 

Posted in Pagine di Fede, Vercelli Oggi