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Che cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto?

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia del Giovedì Santo, Missa in Coena Domini - "Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi" - Commento a cura della Prof.ssa Elisabetta Acide -

Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne

I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026 sono raggiungibili a questi link:

Il Mercoledì delle Ceneri

Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV

L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –

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Dal libro dell’Èsodo
Es 12,1-8.11-14

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Salmo Responsoriale
Dal Sal 115

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. R.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. R.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. R.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi

1Cor 11,23–26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF.SSA ELISABETTA ACIDE

Indicazioni precise per la celebrazione della Pasqua (prima lettura); Dio “ordina”: maschio, nato nell’anno, senza difetti… uno per famiglia, o al massimo da “condividere” rispetto al numero delle persone in famiglia.

Giorno, mese, ora (il 10 del mese di Nisan)…tutto ordinato ed eseguito.

Un “tempo” che prepara: scelto l’agnello con gran cura come vittima sacrificale, occorreva conservatolo fino al 14 di Nisan, prima che sia mangiato quando “allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco”.

“Istruzioni”.

Sono le indicazioni della salvezza per il popolo.

Indicazione per quella pesach che significa “passare oltre”, “tralasciare”.

Quella narrazione così fondamentale contenuta nei capitoli dal12 al 14 del libro dell’Esodo che, liberazione dall’Egitto, ha al suo interno due “riti”:  immolazione dell’ agnello e pane azzimo.

Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!”.

Dio “curatore” della festa, si occupa di ristorazione, outfit, tempistiche, accessori, cottura degli alimenti e loro abbinamenti da vero somellier…

Una serie di “prescrizioni rituali”, precise, attente, guidate, rigorose…

Dio premuroso… porte “segnate” con quel sangue…

Cena consumata in fretta, in procinto di partire, si prepara al “passaggio”, al “salto”, all’ attraversamento in quella zona dei Laghi Amari, verso il Mar dei giunchi…

Dio passa e colpisce… ma il “segno” preserverà.

Rituale e memoriale di salvezza da quella terra.

Celebrazione di generazione in generazione:

”Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”.

Memoriale della liberazione.

E dopo a Gerusalemme, in un’altra Pasqua risuona quel “fate questo in memoria di me” (seconda lettura), Paolo nella lettera ai Corinzi ricorda quel nuovo “comando” di Gesù: perpetrate nel tempo.

Trasmissione di ciò che ha ricevuto, in quella notte in cui “il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito”.

“Fate questo…”:

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” .

Mangiare e bere…ogni volta…annunciare ed aspettare.

La “memoria” che non è solo “ricordo”, che fa “immergere” in Lui.

Se nella Pasqua dell’Esodo Dio “passa” e libera, nella Pasqua di Gesù, “passa e torna”:

“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.

Passa per la “promessa”  Dio (Antico Testamento) e “fa passare” il popolo, ora Gesù, “passa” per amore (Cristo).

E in quella cena, Gesù “rinnova” ed “inaugura”.

Siede a tavola… celebra la Pasqua.

Anche lui segue quelle prescrizioni… “di generazione in generazione”… ma ad un certo punto quell’Amore non può essere trattenuto: quei “fianchi cinti” sono l’annuncio non di passi ma di un gesto d’amore.

Venuto da Dio, torna a Lui, ma prima ha ancora “qualcosa da fare”, ha ancora “qualcosa da insegnare”… andrà a “preparare quel posto” : passa il Signore e passeranno con lui nella grazia.

E allora in quella “Pasqua dei giudei”, Cristo celebra un’altra Pasqua.

La Pasqua di Gesù.

La Pasqua dell’amore fino alla fine.

La Pasqua di acqua  e di sangue.

San Giovanni ci racconta un “passaggio” nell’acqua… non quella del “Mar Rosso”, ma l’acqua del “servizio”.

Ci sorprende l’evangelista con questo racconto unico e particolare, con questi versetti che narrano con una descrizione accurata non un gesto, ma una “Pasqua”.

Il diavolo ha già “posto nel cuore” di Giuda la decisione definitiva… e la Pasqua ha il suo avvio e il suo “inizio” è un gesto di amore.

Gesù sa, eppure non si dispera, non si sottrae; in quel Cenacolo sa che da ora la Pasqua sarà  il compimento del disegno del Padre.

L’ora è giunta, tutto è nelle sue mani.

Inizia il suo “viaggio” d’amore fatto di gesti che avrà la sua conclusione in quelle braccia d’Amore da dove era venuto.

L’evangelista descrive… non tralascia nulla… la sequenza è corretta… non sono “ordini”, il protagonista è Gesù.

Una minuziosa descrizione, ci appare come quelle “scene” a rallentatore, così nitide e precise da restare impresse nella memoria:

si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare…”

Azioni concrete.

San Giovanni usa sei verbi: si alzò, depose, prese, lo cinse, versò, cominciò a lavare.

Una sequenza precisa.

La volontà di servire.

La volontà di amare.

“Depose” ecco il verbo.

Sappiamo che l’abbigliamento dei giudei (e Gesù lo era), prevedeva il mantello sopra la veste, dunque, dobbiamo pensare che Gesù si “tolse” proprio il mantello.

Forse Giovanni ha usato così tanta precisione linguistica per aiutarci ed accompagnarci con quei gesti di Gesù, a comprendere.

Si “toglie”, per compiere quel gesto, la sua “natura umana” che aveva assunto “facendosi carne”: san Giovanni forse, ci accompagna a comprendere e ci annuncia la morte che avverrà dopo poche ore.

Il dono della vita per amore.

Tornerà al Padre, ma prima deve “passare” attraverso il dolore e la morte.

E dopo aver “deposto” il suo mantello, si “cinge” i fianchi con un asciugamano.

Quel “dono” della vita è “servizio”.

Un Dio chinato ai piedi del mondo e dell’uomo.

Un Dio che lava i piedi.

Un Dio che “accoglie” ed “ospita” (ricordiamo che proprio il gesto della lavanda dei piedi che compivano i servi, era riservato agli ospiti che giungevano a casa, ai pellegrini o a chi era in procinto di mettersi a tavola).

Un Dio che “sta in basso”, ai piedi dell’uomo.

Ha già “cenato” Gesù, non avrebbe motivo di “lavare i piedi”, eppure quei sette verbi ci raccontano l’intenzionalità del messaggio di Gesù: sono qui per Amore, prima di “compiere” la mia Pasqua voglio ancora parlarvi di amore, dimostrarvi il mio amore affinchè anche voi impariate ad amare.

Il “servizio” fino alla fine.

Non ci sarà più bisogno di “togliere” il grembiule… il “volto di Dio” sarà quello di un Dio-che-serve, perché l’amore non si “toglie”, rimane per sempre.

Indosserà il mantello, lo toglieranno i soldati, lo spoglieranno, lo appenderanno ad una croce, lo insulteranno…ma quel “grembiule” sarà sempre lì a ricordarci il suo Amore.

Un Dio che “serve”.

Un Dio che serve e non “si serve” della sua potenza.

Dio che serve e non si “fa servire”.

Rimango sempre colpita da questo brano dell’evangelista Giovanni, più che dalla “reazione” assolutamente “umana” di Pietro.

Anche noi forse, ci saremmo indignati… difficile comprendere…l’ora per capire non era ancora “giunta” per l’uomo.

Essere lavati per lavare…

Chinarsi.

Il Signore che lava i piedi insegna la carità.

Quante volte ancora siamo sordi e ciechi al maestro “chinato” ai nostri piedi…

Amati per amare.

Lavati per lavare.

Difficile anche per noi… siamo “lavati” eppure ancora facciamo fatica ad essere discepoli.

Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15): passa forse un po’ inosservato questo versetto, eppure racchiude la “logica” di quel gesto e di quei verbi.

Un “lascito” per ogni persona: vi ho dato un esempio, affinchè anche voi sappiate alzarvi, depositare, prendere, cingere, versare, lavare, chinarvi.

Anche voi “facciate”, anche voi “amiate”.

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