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La riflessione di marzo con il gruppo "Hope Club"

BIELLA MONASTERO "MATER CARMELI" - Quando il rapporto con il cibo o con lo specchio diventa una prigione - Dobbiamo spostare lo sguardo dal regno dell'io al Regno di Dio -

La differenza tra chi cerca la sua identità e la trova in Dio e i “pagani”, sta nell’affanno.

Da qualche tempo presso il Monastero “Mater Carmeli” di Biella, si riunisce un gruppo di riflessione e preghiera, che si è significativamente chiamato “Hope Club”, il club della Speranza.

Le serate sono introdotte da una meditazione preparata dalla Suore Carmelitane che ormai i nostri Lettori ben conoscono.

Il tema della riflessione (riflessione su una delle “ferite” possibili nel nostro vivere quotidiano) di ieri, 10 marzo è stato quello dei disturbi alimentari che non sono mai un fatto solo “nutrizionale”.

Ma seguiamo la riflessione che ha aperto l’incontro.

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Matteo 6,25-33

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

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Cominciamo a leggere questo brano del Vangelo dalla fine, per cercare di cogliere la luce che questa ultima frase getta sul resto del contenuto. “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.”

Cosa cerco io dalla mia vita e nella mia vita?

Cerco successo, cerco approvazione, cerco consenso.

Tutto questo porta a scelte di vita che mi possono “alimentare” in un certo modo per stare bene con me stessa e sentirmi compiaciuta dagli altri.

Ma il Vangelo dice: cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e poi, a cascata, tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta.

Affannarsi per il mangiare e il bere, affannarsi per il vestito.

Affannarsi, ammassare, preoccuparsi eccessivamente.

Tutto questo non è cercare il regno di Dio e la sua giustizia, ma cercare il mio regno e la mia giustizia.

C’è un ribaltamento della prospettiva: dobbiamo spostare lo sguardo dal regno dell’io al Regno di Dio. 

Siamo abitanti del regno dell’io quando ci lasciamo prendere dall’ossessione del controllo del cibo, della scelta degli alimenti, del loro peso, delle loro calorie; come anche dal controllo del nostro look e della nostra immagine.

Siamo abitanti del regno di Dio quando viviamo il giusto utilizzo del cibo e delle cose, nella libertà di saperci figli di Dio.

La differenza tra chi cerca la sua identità e la trova in Dio – bella, pulita, luminosa e completa, come Lui ci ha pensati, amati e creati – e i “pagani”, – cioè coloro che seguono idoli muti, resi idoli dagli uomini, ma che non sentono e non parlano, che non hanno alito di vita – sta nell’affanno.

Noi divoriamo affanno, ingoiamo e mastichiamo affanno nei vari momenti della giornata.

I gigli del campo, gli uccelli del cielo, non si affannano, godono della loro bellezza, del loro volare liberi.

Gesù ci parla del cibo e del vestito, non per dirci che non sono importanti, ma per chiederci: “Cosa stai cercando davvero?”.

Quando il rapporto con il cibo o con lo specchio diventa una prigione, spesso è perché stiamo cercando di costruire, da soli, un nostro regno.

Un regno fatto di perfezione, di approvazione esterna, di un controllo millimetrico sul corpo per sentirci ‘abbastanza’, per sentirci apprezzati, per sentirci vivi.

Ma il controllo è un’illusione che ci toglie il respiro.

L’affanno di cui parla Gesù è proprio quel nodo alla gola che ci fa dimenticare una verità fondamentale: la vita vale più del cibo.

La nostra identità non coincide con quello che mangiamo, né con la taglia che indossiamo.

Cercare “prima il Regno di Dio” significa allora cambiare sguardo.

Significa ricordarci che siamo figli amati a prescindere dalla nostra performance.

Dio si prende cura dei gigli del campo non perché abbiano “fatto” qualcosa, ma perché esistono.

La ferita del disturbo alimentare spesso nasce dal bisogno di essere visti e amati.

Gesù ci risponde: “Il Padre vostro sa che ne avete bisogno! Non siete soli nel vostro affanno!”.

Sentiamoci raggiunti dallo sguardo di tenerezza infinita di Dio su di noi, proprio lì dove ci sentiamo fragili o inadeguati.

Tutto il resto, la guarigione, la pace, il rapporto sereno con noi stessi, ci sarà dato in aggiunta, un passo alla volta.

C’è un segreto che il Vangelo ci suggerisce per sciogliere l’affanno: alzare lo sguardo.

Spesso il disturbo alimentare ci costringe a un dialogo incessante e solitario con noi stessi, un circolo chiuso dove esistiamo solo noi e il nostro controllo.

Cercare il Regno di Dio significa anche accorgersi di chi ci cammina accanto.

Prenderci cura di un altro, ascoltare una ferita che non è la nostra, ci aiuta a decentrarci.

Quando iniziamo a donare attenzione, smettiamo di essere i giudici severi di noi stessi e scopriamo di essere strumenti di bene.

La guarigione passa anche da qui: nel momento in cui mi occupo della fame (spirituale o materiale) del prossimo, scopro che la mia vita ha un valore immenso che non dipende più dalla forma del mio corpo, ma dalla capacità di amare che Dio mi ha dato.

Preghiamo questa sera per avere il coraggio di uscire da noi stessi e ritrovarci negli occhi dell’altro.

Sr Maria Aurora della Risurrezione e Sorelle carmelitane