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Meditazione di Sr. Maria Aurora della Risurrezione, O.Carm. per il Gruppo "I Dieci Comandamenti" di Cossato

BIELLA MATER CARMELI - Il monte Tabor e il monte Carmelo nella mia esperienza di vita -Vocazione e trasfigurazione: il Signore ci conduce verso il Tabor, il luogo dove vuole stare in amicizia con noi e mostrarci la sua bellezza -

Nella mia vita di carmelitana il monte Tabor mi ha condotto al monte Carmelo - Il Carmelo è diventato il simbolo del cammino spirituale, non solo per i carmelitani.

Vocazione e trasfigurazione.

Il Signore conduce ognuno di noi verso il Tabor (Mt 17,1-9).

Il luogo dove vuole stare in amicizia con noi e mostrarci la sua bellezza.

Un luogo dove la Legge e i Profeti, cioè la Scrittura, ci parlano in modo sensibile, un luogo dove siamo più recettivi.

Il Tabor, però, non è il luogo della sosta, da lì si scende per tornare nella quotidianità e continuare l’ascolto della Parola, per proseguire nel discernimento di vita.

Il Tabor, luogo santo dove abbiamo intuito qualcosa di noi stessi, della nostra vita, del senso della vita, viene custodito nel cuore.

Al Tabor si ritorna quando le strade si fanno oscure, quando le decisioni sembrano aggrovigliarsi.

Saggezza spirituale è riandare ai momenti in cui Dio si è mostrato a noi nella sua amicizia.

Riandare alle parole ascoltate:

“Tu sei il mio figlio prediletto”.

Sì, perché la fiducia in Dio è alimentata da questo sentirsi figlio prediletto del Padre.

E questo è per ciascuno di noi.

Nel Figlio Gesù ognuno di noi è figlio del Padre celeste che fa sorgere il suo sole su tutti.

Cosa ci rende sempre di più cristiani annunciatori della buona e lieta notizia del Vangelo?

Saperci amati da Dio, saperci da Lui raggiunti prima ancora che noi ne abbiamo conoscenza e consapevolezza.

Questa gratuità di Dio colpisce il cuore.

Se Dio è tanto buono con me, che mi riconosco con i miei difetti e i miei limiti, chi sono io per mettere un freno a questa bontà di Dio non comunicando amore e misericordia con la mia vita, i miei gesti e le mie parole?!

Bella è la missione di aiutare gli altri a scoprire il loro monte Tabor.

Essere solidali nello spirito ci porta a desiderare che tanti fratelli e sorelle possano accogliere l’invito del Maestro a salire sul monte.

Lì vedranno il Maestro nella luce, ma vedranno anche la loro vita trasfigurata.

Vedranno la loro vita come la vede Dio, un’opera bella, uscita dalle sue mani, una potenzialità di bene che può fare bello il mondo.

Nella mia vita di carmelitana il monte Tabor mi ha condotto al monte Carmelo.

Altra montagna biblica, luogo sacro dove il profeta Elia ha vissuto alla presenza di Dio annunciando con forza, con convinzione che Dio è l’unico Dio della vita.

Il Carmelo è diventato il simbolo del cammino spirituale, non solo per i carmelitani.

Ognuno di noi dopo aver incontrato Dio sul monte Tabor, dopo esserne sceso e aver camminato con il Maestro verso Gerusalemme, cioè verso un cammino di prova, di discernimento della propria chiamata, del proprio impegno di vita, comincia a risalire un altro monte.

Abbiamo fatto nostro il progetto pensato dal Padre per noi.

Abbiamo detto quel “sì” di amore che per ognuno è diverso, ma con un denominatore comune, la grazia del Battesimo, il mistero della morte e risurrezione di Gesù, che ci ha fatti nuovi, ci ha redenti, ci ha portati “con-risorti” in Lui nel Padre.

Si scende allora da un monte per salirne un altro.

Si sale il monte Carmelo in cordata di fraternità.

Ognuno, nella sua vocazione particolare e bella, sale guardando la vetta.

E la vetta è Lui, Gesù.

Che ci attira a sé.

In montagna si sale con passo cadenzato, non si corre, così nel cammino di fede: si avanza con passi sicuri anche su terreni scoscesi e impervi.

Ci anima la speranza – quella speranza che non delude e che quindi si può definire certezza – di essere affiancati nel cammino, di essere preceduti nel cammino.

Il Risorto dice a Maddalena:

“Va a dire ai miei fratelli che li precedo in Galilea, la mi vedranno”.

La gioia della vita sta nel comunicare questa bella notizia.

Gesù è risorto e ti aspetta nella tua Galilea, lì lo vedrai, mettiti in cammino.

La fede è un passaparola, un annuncio vitale che si trasmette nel quotidiano, negli incontri casuali, attraverso piccoli gesti.

E’ facile percorrere la salita del Carmelo?

No, a volte è stancante, a volte è deprimente, a volte sembra che abbiamo smarrito il sentiero.

Cosa mi ha aiutato in questi anni di vita carmelitana?

Tornare all’esperienza luminosa del Tabor e ripetermi con fede: Dio esiste, Dio mi ama, la mia storia e la storia dell’umanità è redenta, tutto è stato ricapitolato in Cristo Gesù.

Il ricordo vitale dell’amore che Dio ha per me, come per ciascun fratello e sorella, diventa il motore di ogni giornata, pur nelle difficoltà che si possono incontrare.

Vivere la vita di fede sentendomi parte della grande famiglia che è la Chiesa è un’altra forza che mi sostiene.

Non sono sola, non siamo soli.

Sentirmi parte del Corpo di Cristo.

E soprattutto aver capito che il segreto del Vangelo sta nel “semplice bicchiere d’acqua fresca” dato al fratello con amore.

Scrive San Giovanni della Croce, carmelitano: “Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore”, questo è l’impegno che rende nuova e bella ogni giornata!

Sr Maria Aurora della Risurrezione, O.Carm.

 

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