Is 8,23 – 9,2
Dal libro del profeta Isaìa
In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian.
Sal.26
RIT: Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
RIT: Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
RIT: Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
RIT: Il Signore è mia luce e mia salvezza.
1Cor 1,10-13.17
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “Io invece di Cefa”, “E io di Cristo”.
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Mt 4, 12-23
Dal Vangelo secondo Matteo
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
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UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA
Gesù passa, vede e chiama anche te!
(Is 8,23-9-2; Sal 26; 1 Cor 1-10-13.17; Mt 4, 12-23)
Gesù aveva poco più di trent’anni quando decise di lasciare Nazareth, un piccolo villaggio agricolo con poche centinaia di persone, per andare ad abitare a Cafarnao.
Cafarnao, situata lungo la via del mare, sulla sponda nord occidentale del lago di Tiberiade, possedeva una dogana, era un luogo di andirivieni, di incontro tra molte persone e culture diverse, i suoi abitanti (circa 1500), erano sicuramente gente più aperta che non quelli di Nazaret. Cafarnao è scelto da Gesù come il centro del suo ministero pubblico, c’era la sinagoga dove era solito insegnare e una comunità giudeo-cristiana che si riuniva nella casa di Pietro.
Con la scelta di Cafarnao, Gesù compie la profezia di Isaia, Gesù è la grande luce del Padre che incomincia a chiamare a conversione i popoli annunciando il Vangelo del Regno e guarendo malattie e infermità nel popolo.
Sia l’evangelista Matteo, sia Marco, definiscono l’annuncio di Gesù: Vangelo.
Questa parola appartiene al linguaggio degli imperatori romani, i loro proclami si chiamavano “vangeli”, indipendentemente dal loro contenuto; ciò che veniva dall’imperatore, alludendo alla sua origine divina, era un messaggio salvifico di trasformazione del mondo verso il bene.
Gli evangelisti riprendono questa parola per affermare che quanto gli imperatori pretendevano a torto, in Gesù accade veramente: il suo è messaggio autorevole, non è solo parola, ma realtà.
Il vangelo è discorso operativo, forza efficace, che entra nel mondo salvandolo e trasformandolo.
Non sono gli imperatori che possono salvare il mondo, bensì Dio, il Dio vivente.
“Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino”.
Gesù chiede la conversione come risposta al dono di Dio e come possibilità di riceverlo.
Il Signore non è il Dio terribile del quale non si poteva pronunciare il nome (Es 3,14), ma è il Dio che si fa vicino, che si può vedere, toccare, ascoltare (cf 1 Gv 1,1).
Egli si manifesta come l’Emmanuele, il Dio con noi che per primo viene a cercarci, a chiamarci, a sceglierci là dove noi siamo, nella nostra quotidianità.
Così accade ai primi discepoli che Gesù, camminando lungo il mare, vede mentre riassettano le reti al termine della pesca.
Sono Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, i primi chiamati a seguirlo.
Ed essi lo fanno subito, lasciando le reti, simbolo di quanto può imbrigliare e trattenere, lasciando la barca con il padre, simbolo delle tradizioni, delle sicurezze che fino a quel momento li avevano accompagnati.
Colpisce la prontezza dei primi discepoli che subito si mettono al seguito di Gesù.
Quando Gesù passa e chiama è importante non attardarsi in troppe considerazioni che diventano calcoli che danno spago alla paura e tolgono forza alla fede.
Il regno di Dio è vicino, ma bisogna accettare di lasciare il vecchio modo di pensare per scoprirlo e riconoscerlo in azione nelle nostre giornate, nelle nostre vite.
La Parola di Dio è viva, efficace e opera in voi che credete (cf 1 Ts 2,13).
Convertitevi, senza paura di cambiare, come accadde anche a Saulo sulla via di Damasco, che da convinto persecutore dei cristiani non temette di accogliere la nuova vita e missione che Dio gli donò, diventando Paolo, apostolo delle genti, colonna della Chiesa.
Convertitevi è il richiamo di ogni giorno che risuona nel segreto del cuore, ascoltiamo oggi la sua voce e tutto sarà rinnovato, pacificato, fatto uno nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Le Sorelle Carmelitane
Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza














