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13/09/2020 - Vercelli Città - Società e Costume

VERCELLI, IL BICCIOLANO D'ORO 2020 A CARLO OLMO - Quando il bene va oltre la filantropia ed illustra la carità per il prossimo - Senza distinzioni di appartenenze, nella fraternità di figli di un unico Padre - Tutti gli insigniti dal 1996

Soprattutto, è arrivato là dove le Istituzioni non ce la facevano.






VERCELLI, IL BICCIOLANO D'ORO 2020 A CARLO OLMO - Quando il bene va oltre la filantropia ed illustra la carità per il prossimo - Senza distinzioni di appartenenze, nella fraternità di figli di un unico Padre - Tutti gli insigniti dal 1996

E’ il 25.mo Bicciolano d’Oro.

La sua biografia ormai è nota in tutta Italia, non solo a Vercelli.

Dove pure, nel corso degli ultimi mesi, ha fatto parlare di sé senza mai essere – ed è una sorta di prodigio – sulla bocca di tutti.

Perché, anche quando qualcuno suggerisce l’idea che possa avere mire politiche, per un domani che, tuttavia, nessuno riesce a confinare entro una data ed un luogo precisi, subito questa idea viene relativizzata.

Non solo perché lui dice che la cosa non gli interessa, ma soprattutto perché, immediatamente, l’insinuazione lascia il passo alla concretezza delle evidenze più eloquenti: ha fatto questo, ha donato quest’altro, ha aiutato la tale comunità, i medici, l’Ospedale, una popolazione africana, le aziende agricole colpite dalla grandine.

Semplice, anche se rilevante – e quanto – filantropia?

Qualcosa di più: vera e propria carità.

E non nel senso della elemosina, ma della effusione nel mondo di un sentimento: siamo tutti figli di un unico Padre.

***

Soprattutto, è arrivato là dove le Istituzioni non ce la facevano.

Si dice spesso che il Volontariato – lo ha insegnato Maria Eletta Martini – non debba “sostituirsi”, surrogare le Istituzioni, ma essere a loro complementare, per arrivare in modo più capillare ed efficiente dove la prestazione assistenziale governata dalla burocrazia non arrivi.

Qui è stato diverso.

Quando è scoppiata la pandemia di Coronvirus, per esempio, le mascherine non c’erano proprio.

Le Istituzioni erano paralizzate.

Non riuscivano a trovarle, non solo non potevano (perché i mostri burocratici sono sempre svegli, anche quando la ragione non ha sonno) acquistarle, ma non le trovavano proprio.

Lui, anche grazie a relazioni di amicizia con tanti ambienti cinesi, trovava i presìdi, li faceva arrivare, li consegnava, aiutato dall’Esercito, che ne tutelava le trasferte, nel deserto delle strade di quelle settimane.

***

Carlo Olmo è il 25.mo Bicciolano d’Oro, onorificenza conferita a vercellesi che si sono distinti per il bene che hanno fatto e portato alla comunità.

Un’idea di Ascom e Comitato Manifestazioni, che dal 1996 in poi ha sempre visto giusto: impossibile dire che, almeno un anno, il prestigioso riconoscimento sia andato ad una persona che non lo meritasse, ad una figura scialba sulla scena della città. 

Un inciso, per una citazione che merita: come sappiamo, il premio è, fino all'anno scorso, consistito in una statuetta con l'effige del Bicciolano. 

Quest'anno (da quest'anno), invece, una novità, da tutti apprezzata: la bravissima Giada Paione, già Bèla Maijn di Luca Vannelli, ha preparato un bassorilievo che raffigura (lo si può ammirare nella gallery al terimine di queste righe) il rosone di S.Andrea, insieme alla figura del Bicciolano.

Un simbolismo semplice, ma elegante e raffinato reso in una esecuzione molto efficace.

***

Ma eccoli tutti, i Bicciolani d'Oro, dal 1996 in poi:

Francesco Leale, Carlo Ranghino, Renzo Roncarolo, Giuseppe Celoria, Giuseppe Sandro, Guido Debianchi, Mons. Cristiano Bodo, Giulio Pretti, Emma Cavalletti Mangino, Toni Bisceglia, Enrico De Maria, I Celti, Giorgio Guale, Paolo Melotti, Giovanni Pellielo, Banda Osiris, Ivo Guzzon, Angelo Santarella, Gianni Dosio, Bruno Casalino, Renato Greppi, Claudio Cagnoni, Piero Ambrosini, Paolo Pomati e, oggi, Carlo Olmo.

Grazie a tutti per l’onore che hanno fatto alla città, per gli esempi che hanno dato.

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