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26/12/2012 - Regione Piemonte - Politica

VERCELLI - Gli intrecci economici tra Ascom e Comune di Vercelli varcano il ponte levatoio a Palazzo di Giustizia - Società Futura presenta un esposto alla Procura della Repubblica - Ma ora serve una lettura ragionata del fenomeno

Non va confuso però il campo di azione di una politica alla quale la gente chiede, secondo Società Futura, di porre fine alla contiguità tra l’Associazione di Via Duchessa Jolanda e le Istituzioni locali, con quello dell’Autorità Giudiziaria.



VERCELLI - Gli intrecci economici tra Ascom e Comune di Vercelli varcano il ponte levatoio a Palazzo di Giustizia - Società Futura presenta un esposto alla Procura della Repubblica - Ma ora serve una lettura ragionata del fenomeno
Il direttivo di Società Futura davanti al Tribunale di Vercelli, il 24 dicembre scorso

Gli intrecci economici tra l’Ascom ed il Comune di Vercelli hanno varcato, lunedì 24 dicembre scorso, vigilia di Natale, il Ponte levatoio di Piazza Amedeo IX.

Società Futura è passata dal dire al fare ed ha preparato un esposto che riepiloga in nove pagine fitte di testo ed oltre 90 di allegati, nomi e cognomi, circostanze, atti deliberativi che, secondo il Movimento Civico, possono attirare l’attenzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli e di quella presso la Corte dei Conti, Sezione regionale del Piemonte.

Una decisione da tempo attesa, quella di Società Futura, che ha sicuramente avuto una accelerazione dopo che il Sindaco di Vercelli, Andrea Corsaro, ha reso nota la risposta  (in pdf allegata all'articolo, sotto l' illustrazione) all’ interrogazione presentata dal Consigliere comunale di Italia dei Valori, Giuseppe Caccavo, sul presunto conflitto di interessi che vizierebbe molti atti della Pubblica Amministrazione, ai quali ha concorso, tra gli altri, l’Assessore alle Fiere e Mercati del Comune, Caterina Politi: secondo Società Futura è proprio la Politi – dirigente di primo piano dell’Associazione Commercianti, con importanti compiti esecutivi e di rappresentanza nell’ambito del “sistema Ascom” – ad incarnare lo snodo di questi intrecci.

Che, tuttavia, sarebbe assai riduttivo e forse persino fuorviante vedere esclusivamente convergenti nella figura dell’Assessore.

In questa stessa pagina, in altro articolo, pubblichiamo l’intervista rilasciata da Dario Roasio e dai componenti il Direttivo di Società Futura, per illustrare l’iniziativa.


Ma pare utile cogliere questa occasione per guardare alla questione con uno sguardo indagatore (senza rubare il mestiere a nessuno) proprio dell’ analisi politica, diverso da quello inquieto della cronaca.

Così da tentare una lettura regionata del fenomeno il quale, pur dovendo necessariamente tenere conto dell’ esposizione di fatti precisi, ruoli rivestiti da persone che hanno nomi e cognomi, posti occupati negli organigrammi, abbia un’ ambizione in più: quella di interpretare questi fatti secondo categorie che appartengono allo studio della politica e dei suoi processi, piuttosto che alle categorie del conflitto o dei conflitti in atto in una piccola città di provincia.

Fatti, questi ultimi, anch’essi naturalmente degni di nota e dignitosi, ma in un certo senso solo sintomatici di processi sistemici qui semmai riprodotti in scala, piuttosto che qui originatisi o – illusione davvero ingenua – originali.

***


Quello che la stessa Associazione di Via Duchessa Jolanda ha battezzato come “sistema Ascom”, infatti, integra un caso esemplare, anche se non frequente se riferito ad un territorio periferico ed alle autonomie locali, di governo dei gruppi omogenei.

Che possono diventare egemoni nel momento in cui fanno il loro incontro con il potere locale.

Anche un occasionale frequentatore della sociologia politica, sa bene che non è colpa di nessuno, anzi sono casi così paradigmatici che si studiano a scuola, se un gruppo omogeneo (di interesse, di relazione, etnico, religioso), allorchè viene promosso al governo di sistemi complessi, vive un biunivoco processo di omologazione: a se stesso del sistema, non meno che di se stesso al sistema.

Una siffatta lettura dei processi politici è più chiara nei presupposti che la legittimano se non dimentica la lezione di alcuni classici della scienza politica.

Vediamo il primo.

John Kenneth Galbraith nel suo “Anatomia del Potere” ( 1983 ) insegna:”In contrasto con la debolezza del partito politico odierno sta la forza del gruppo di interessi costituito attorno ad un singolo problema (istanza)”.

Una debolezza, quella del partito politico, (ed è il secondo dei nostri riferimenti) che nella storia si presenta ciclicamente, se è vero che già Alexis de Toqueville (in “La democrazia in America”, Libro II, 1840) poteva rilevarne una delle ragioni nella desistenza di ampi settori del Paese reale dalla doverosità di una partecipazione responsabile alla vita politica:”C’è un passaggio molto pericoloso nella vita dei popoli democratici (…) Arriva un momento in cui gli uomini (…) non scorgono più lo stretto legame che unisce la fortuna privata di ciascuno alla prosperità di tutti (…) L’esercizio dei doveri politici appare loro un contrattempo noioso, che li distoglie dalle loro occupazioni. Se c’è da scegliere i loro rappresentanti (…) da trattare in comune la cosa comune, manca loro il tempo: mai potrebbero sprecare un tempo tanto prezioso in lavori inutili”.

Non è del tutto svanito il ricordo dei tempi in cui in Italia si poteva parlare del “riflusso” ed ora l’attualità di questo pensiero non viene meno. Anche se molta gente resta distante dalla politica – oggi – non tanto per seguire i propri affari, quanto piuttosto perché occupata a leccarsi le ferite procurate dai morsi della crisi economica.

Terza “gamba” della nostra riflessione, l’intuizione di Rossana Rossanda (“Alle spalle del referendum”, in “Il Manifesto”, 1987):”E’ in questo clima che prosperano le lobbies, e i poteri si spostano da quelli elettivi ad altre sedi: questo o quel gruppo di interessi, questa o quella grande corporazione”.

Così che Gianfranco Pasquino (quarto “pilastro” del nostro modesto ragionamento) in “Istituzioni, partiti, lobbies” (1988) può sintetizzare:”Nessuna istituzione – parlamentare, governativa, burocratica – è mai totalmente impermeabile alle influenze ed alle pressioni che provengono dal suo ambiente. Ed è un bene che non lo sia. Ma la misura in cui una istituzione è, o diventa, permeabile, e le modalità con le quali viene permeata, fanno ovviamente una grande differenza”.

Se è concessa a questo punto una battuta, udimmo declinare a proposito dello specifico locale, in tempi passati, il pensiero di Gianfranco Pasquino da un nostro amico, socialista protagonista degli Anni ’80 e ’90 (mai sfiorato tuttavia da sospetto alcuno), il quale diceva semplicemente, a proposito di certi fenomeni:”E’ la dose che fa il veleno”. Che non sfigurerebbe eventualmente quale quinto pilastro, ancorchè eretto “nel nostro piccolo”, come amava dire il compianto Carlo Ranghino.

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Allora: qui a Vercelli è sempre più spesso lamentata la “permeabilità”, secondo la definizione di Pasquino, delle Istituzioni locali alle influenze ed alle pressioni che vengono dall’ ambiente.

Un ambiente in cui opera – in modo dichiarato – una lobby (legittima), un centro di interessi importanti e persino vitali per l’economia locale, che ha sede in Via Duchessa Jolanda.

La quale si propone una azione a tal punto integrata (e “permeabile”) da essersi denominata “sistema Ascom”, diventando capace di inserire propri uomini e donne negli organi decisionali della Pubblica Amministrazione.

Questo perché, anche qui ed in questi ultimi tempi, i partiti sono assai deboli (per molte ragioni che la dialettica politica di questi tempi cerca di approfondire) ed in non rari casi screditati.

Sicchè può accadere che i partiti di governo locale – Pdl soprattutto – finiscano per essere eterodiretti da personalità che non solo ad essi non aderiscono, ma addirittura nutrono nei loro confronti una degnazione talvolta ostentata negli atteggiamenti e nei toni.

Il Sindaco di Vercelli, Assessori di peso come Luigi Michelini e Pier Giorgio Fossale, lo stesso Fernando Lombardi (che dalla poltrona di Direttore dell’Ascom è approdato a cariche pubbliche inarrivabili, senza mai passare una sola volta dal vaglio degli elettori, dall’esame delle urne), non sono iscritti al Pdl che pure è il loro serbatoio di consenso ed è responsabile – presso l’opinione pubblica, l’elettorato – dei risultati delle Amministrazioni locali.

In una parola, il Pdl ci mette la faccia, ma sulle decisioni che contano i dirigenti del Pdl non toccano la palla: il gioco è fatto da Andrea Corsaro e Fernando Lombardi.

Cosicchè – secondo la citata intuizione di Rossanda – i poteri si spostano da quelli elettivi ad altre sedi.

Quali sono queste sedi?

Sappiamo che Dario Roasio e Società Futura pensano soprattutto alla sede dell’Associazione Commercianti.

Ma si tratta forse di una visuale ancora riduttiva.

Infatti, non si sa che cosa ne sappiano e cosa in fondo possa importare, ai Soci Ascom, ai commercianti che tutti i giorni tirano su la saracinesca della propria azienda (e soprattutto ai tanti che non ce la fanno più e devono chiudere), delle carriere istituzionali dei dirigenti dell’Associazione, quali ricadute queste portino sulle singole imprese associate. Si tratta, d’altra parte, di un argomento che non tocca approfondire a nessun altro che non siano i tesserati di Via Duchessa Jolanda.

L’ambiente sociale e politico che ruota attorno al “sistema Ascom” ha piuttosto la fisionomia di un gruppo che ha plasmato la propria identità anche su una intelaiatura di relazioni interpersonali, rapporti generazionali, frequentazioni comuni di club, di salotti più o meno elitari, talvolta persino un po’ guasconi.

Insomma, se il “partito dei salotti” forse non esiste, certo in una piccola città è naturale che le relazioni nascano al di fuori degli ambiti istituzionali e poi si coltivino non già in essi, ma là dove sono nate; sicchè il gruppo omogeneo non fatica a trovare propri paralleli itinerari di confronto, dialogo, mediazione di interessi: il copione viene scritto qui, la commedia si recita nel teatro istituzionale.

***


Non sarebbe fuori luogo – almeno per un accenno, per proporre un tema - tornare a quel vero e proprio “annus horribilis in decade malefica” che fu il 1986, quando scomparvero prematuramente ed a poche settimane uno dall’altro Marcello Biginelli e Gianni Corino, per comprendere dove abbiano inizio la crisi e poi l’annichilimento di un lucido e lungimirante processo di rinnovamento e selezione positiva delle migliori risorse umane – quindi di crescita equilibrata ed armonica - che questa provincia potesse mettere in campo.

La morte di due personalità diverse e complementari, autorevoli, espressione del mondo dell’impresa (proprio dell’Ascom, di cui Biginelli era Presidente) con forti e reciprocamente riconosciuti radicamenti nella società civile, animate da una cultura (tout court e poi da una cultura politica) non improvvisata, fu un evento che pose fine anche ad una modalità trasparente e lungimirante di pensare al governo degli Enti locali come motore di sviluppo economico e quindi di occupazione e crescita in chiave autenticamente liberale e solidale.

L’horror vacui che presiede alle leggi naturali, anche nella vita, nelle dinamiche di sopravvivenza delle comunità civili e politiche, ha comunque in qualche modo preteso che i vuoti fossero colmati e che per conseguenza fossero letti con occhi diversi e nuovi quei propositi di sinergia tra la mano pubblica e quella privata.

Toccherà a chi vorrà assumersi il compito di scrivere la storia della nostra comunità locale da quell’epoca in poi ricostruire in modo compiuto e scientificamente plausibile i passaggi che portano fino a noi, attraverso lo snodo importante degli anni che vanno dal 1990 al 1992, quando il 1 ottobre si chiuse il primo capitolo di quel periodo che, appunto, prese le mosse nel settembre 1986.

Sappiamo che di segno assai diverso ed opposto fu la parentesi che comprende gli anni dal 1994 al 2005, che vide, al contrario di oggi, le istituzioni non più permeabili, ma anzi fieramente e forse troppo impermeabili al condizionamento dell’ambiente (usiamo ancora la terminologia acquisita dalle citazioni precedenti) e degli interessi economici.

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Ed infine siamo all’oggi ed al problema degli interessi in gioco. Degli interessi di parte e di quelli pubblici.

Ma anche al tema degli interessi occorre guardare rinunciando agli stereotipi.

Gli interessi non sono demonizzabili per se stessi. Sono parte della vita di una società complessa, plurale e necessariamente neocorporativa.

E’ la conciliazione di questi interessi - se e quando leciti, ma possono essere leciti anche quando particolari - con quelli generali che è compito di una politica eticamente credibile e autorevole nella propria indipendenza di giudizio e di azione.

La Magistratura si troverà a dover esaminare, dunque, un fascicolo rappresentativo di un caso abnorme – dal punto di vista fenomenologico – di simbiosi.

Un caso verificatosi in un microcosmo eppure - o forse proprio per l'angustia dei confini del luogo - abnorme.

Si troverà a dover esaminare fatti che sono evidentemente l’espressione di interessi tutelati.

Casi e fatti che dovrà essere in primo luogo la politica a dovere affrontare, nella progettazione dei governi locali di domani.

Casi abnormi e interessi tutelati non vogliono ancora dire che siano stati commessi reati.

Questo potrà acclararlo solo l’indagine e la parola definitiva la potranno dire solo i Magistrati.

Proprio per questo abbiamo cercato di mettere a disposizione – correndo il rischio di essere noiosi – qualche elemento utile a non confondere il campo di azione di una politica alla quale la gente chiede - così dice Società Futura - di porre fine alla contiguità tra l’Associazione di Via Duchessa Jolanda e le Istituzioni locali, con quello dell’Autorità Giudiziaria.

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