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21/10/2013 - Vercelli - Politica

VERCELLI – Finanziaria, Bobba (pd): “Tre proposte al governo Letta per correggere il sistema finanziaro”

Il semestre di presidenza italiano dell’ue sia da impulso per un’Europa non più ingabbiata solo dalle politiche di rigore




VERCELLI – Finanziaria, Bobba (pd): “Tre proposte al governo Letta per correggere il sistema finanziaro”
On. Luigi BOBBA Deputato PD Coordinatore dell’Intergruppo per la finanza sostenibile

 Dichiarazione dell’On. Luigi BOBBA (PD) Coordinatore Intergruppo per la finanza sostenibile.



“Come Deputati dell’Intergruppo per la Finanza Sostenibile abbiamo deciso di inviare al Presidente del Consiglio Enrico Letta alcune proposte per correggere il sistema finanziario, affinché il semestre di Presidenza italiano del Consiglio dell’Unione Europea dia il maggiore impulso possibile per un’Europa non più ingabbiata solo nelle politiche di rigore, ma capace di costruire nuove opportunità di lavoro per i giovani e di accrescere la qualità del vivere di tutti, con particolare riguardo ai ceti sociali più deboli e agli esclusi”: lo afferma l’On. Luigi BOBBA (PD), promotore e coordinatore dell’Intergruppo per la Finanza sostenibile, tra i firmatari della lettera aperta al Presidente Letta in vista della sua comunicazione alla Camera di martedì 22 ottobre.


“Siamo convinti - prosegue l’On. Luigi BOBBA (PD) - che gli straordinari sforzi per far ripartire l’economia e lottare contro la disoccupazione rischiano di essere vanificati se non si agisce con decisione per correggere gli attuali limiti del sistema finanziario”.
Spiega l’On. Luigi BOBBA (PD): “Tre sono le proposte che abbiamo formulato: sostenere a livello europeo l’introduzione di una piccola tassa su tutte le transazioni finanziarie (5 per 10.000) che modifichi la struttura degli incentivi rendendo non più redditizia l’attività speculativa del trading ad alta frequenza. Secondo, sostenere le proposte di legge per tornare alla separazione tra banca commerciale e banca d’affari. Infine, chiediamo di sostenere la causa della ‘biodiversità’ bancaria; i dati dimostrano che le banche con una mission diversa da quella della massimizzazione del profitto (come le banche di credito cooperativo, le casse rurali, le banche popolari fedeli alla loro tradizione costitutiva e le banche etiche) hanno prestato per una quota largamente maggiore dei loro attivi a cittadini ed imprese e hanno evitato comportamenti speculativi”.


On. Luigi BOBBA Deputato PD Coordinatore dell’Intergruppo per la finanza sostenibile



Di seguito  il testo della lettera al Presidente Letta



Lettera aperta al Presidente Enrico Letta


La Finanza per lo sviluppo:tre ricette per sostenere la crescita e il lavoro.


Gli straordinari sforzi del nostro governo, delle istituzioni comunitarie e della Banca Centrale Europea per far ripartire l’economia e lottare contro la disoccupazione rischiano di essere vanificati se non si agisce con decisione per correggere gli attuali limiti del sistema finanziario. La crisi economica ha prodotto drammatici effetti distributivi, perché i costi dei salvataggi bancari sono stati pagati dalle finanze pubbliche con un onere complessivo che varia tra gli 8 e i 14 trilioni di dollari a livello mondiale. I problemi, però, restano quasi tutti sul tappeto, perché ancora oggi quattro banche possiedono un volume di derivati pari a tre volte il PIL mondiale. La principale soluzione alla crisi resta l’iniezione di liquidità che le banche centrali effettuano in vario modo nel sistema. La liquidità però entra in un acquedotto pieno di perdite e solo parte di essa arriva dove dovrebbe, alimentando la domanda e finanziando prestiti alle imprese. Non è un caso che i valori delle attività finanziarie siano rapidamente ritornati ai massimi pre-crisi mentre quelli dell’economia reale non si sa se potranno ritornarvi. Il problema è ancora una volta nelle regole e negli incentivi degli intermediari finanziari che, massimizzando il profitto, trovano più conveniente impiegare il denaro a basso costo per operazioni di trading più o meno rischioso piuttosto che nei prestiti all’economia reale.


La strada che come Intergruppo proponiamo per “riparare l’acquedotto” è triplice.


Primo, sostenere a livello europeo l’introduzione di una piccola tassa su tutte le transazioni finanziarie (5 per 10000) che modifichi la struttura degli incentivi rendendo non più redditizia l’attività speculativa del trading ad alta frequenza, consentendo di raccogliere risorse per finanziare i bilanci pubblici e i beni pubblici globali e aumentando l’incentivo degli intermediari finanziari a investire nell’economia reale.


Secondo, sostenere le varie proposte di legge fatte da numerosi stati europei per tornare alla separazione tra banca commerciale e banca d’affari. Non è possibile infatti che i depositanti mettano i loro risparmi in banche ritenute “tranquille” che usano invece la raccolta per fare operazioni speculative e assumono rischi tanto maggiori quanto più sono sicure di essere salvate dagli Stati che intervengono in soccorso dei depositanti. Senza questa separazione le risorse che la BCE concede alle banche a basso costo si trasformano in un sussidio alla speculazione invece che in un finanziamento all’economia reale. I cittadini europei devono sapere dove mettono i loro soldi. O in una banca commerciale dove chiederanno rendimenti bassi, in virtù del minor rischio corso, o in un fondo speculativo dove pretenderanno rendimenti elevati in virtù del maggior rischio sostenuto.


Terzo, chiediamo di sostenere la causa della “biodiversità” bancaria. I dati dimostrano che le banche con una mission diversa da quella della massimizzazione del profitto (come le banche di credito cooperativo, le casse rurali, le banche popolari fedeli alla loro tradizione costitutiva e le banche etiche) hanno prestato per una quota largamente maggiore dei loro attivi a cittadini ed imprese e hanno evitato comportamenti speculativi. Per questo motivo riteniamo fondamentale che la regolamentazione della nuova vigilanza europea e le regole di Basilea non penalizzino paradossalmente le banche più virtuose, premiando invece i comportamenti e lo stile di investimento di quelle responsabili della crisi. Nonostante i prestiti al social business abbiano un rischio di non restituzione di gran lunga più basso di quelli alle imprese profit, è paradossale che per essi la regolamentazione richieda alle banche maggiori accantonamenti per il rischio. Così come è contraddittorio e penalizzante per le banche che più contribuiscono al finanziamento dell’economia reale, e che sono spesso sostenute da migliaia di piccoli azionisti, l’imposizione di un’imposta minima di 34,20 euro anche per investimenti sotto i 1000 euro.


Il prossimo semestre italiano rappresenta un’occasione straordinaria per realizzare, in sintonia con i desideri dell’opinione pubblica europea (in larga maggioranza favorevole a queste riforme come dimostrano i sondaggi di opinione) e delle istituzioni comunitarie (che hanno avviato la cooperazione rafforzata a 11 per il varo della tassa sulle transazioni) quelle riforme decisive per riportare la finanza al suo ruolo di servizio dell’economia reale. L’anomalia dei nostri tempi è quella di una coalizione vastissima (cittadini, istituzioni, economia reale) che preme per un cambiamento, ma non riesce a realizzarlo per l’opposizione di una lobby di categoria che continua a spingere in una direzione contraria. E’ per salvare l’Europa e il sistema finanziario da nuove crisi che Le chiediamo di sostenere ed operare con forza per promuovere questi cambiamenti sui quali si giocherà il nostro destino futuro.


 


Luigi Bobba (PD) – coordinatore dell’Intergruppo per la Finanza Sostenibile


Maurizio Bernardo (PdL)


 Andrea Causin (SCpI)


 Giancarlo Giorgetti (Lega)


 Giulio Marcon (SeL)


 Giorgio Sorial (M5S)


Giorgio Zanin (PD)


 

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